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Dedoni: “Insularità, fieri di un primo passo che è frutto della costanza dei Riformatori”

“Possiamo essere fieri di questo primo passo, che è frutto della grande costanza con cui i Riformatori hanno condotto la battaglia sull’insularità”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, commentando il voto favorevole del Senato all’emendamento che prevede il riconoscimento del principio di insularità, con la compensazione finanziaria degli svantaggi che ne derivano, nel Documento di Economia e Finanza attualmente in esame.

“Ci sarà però ancora bisogno di un grande impegno nei prossimi mesi”, prosegue e conclude Dedoni, “affinché si possa ottenere il vero risultato per il quale si sono mobilitati quasi centomila sardi: l’inserimento del principio di insularità nella Costituzione, attraverso l’approvazione della nostra proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare”.

Cagliari, 11 ottobre 2018

Insularità, Cossa (Riformatori): “Soddisfazione per l’approvazione dell’emendamento per l’insularità”

Insularità, Cossa (Riformatori): “Soddisfazione per l’approvazione dell’emendamento per l’insularità inserito nel DEF. Adesso una proposta di legge costituzionale firmato da tutti i gruppi per l’inserimento in Costituzione”

“L’Insularità deve essere un diritto per tutti i sardi. Per questo esprimiamo piena soddisfazione per l’inserimento dell’emendamento nel DEF presentato dal Vice Capogruppo al Senato del Gruppo Lega-Psd’Az Christian Solinas”.

Lo afferma il Consigliere Regionale dei Michele Cossa, che fa parte del, u Comitato per l’inserimento del principio di insularità nella Costituzione, evidenzia che si tratta “di un risultato che per la prima volta vede le nostre istanze portate all’attenzione nazionale, che impegnerà il Governo a prevedere misure di compensazione degli svantaggi strutturali derivanti dalla condizione insulare”.

Una vittoria che, per Cossa, “rappresenta un primo piccolo ma significativo passo verso la pari opportunità delle isole rispetto alle altre regioni italiane”.

“Per questo – conclude – auspichiamo che una proposta di legge costituzionale per l’inserimento del principio di insularità nella Costituzione possa essere presentato con la firma di tutti i gruppi politici presenti in Parlamento, così da affiancarlo a quello presentato depositato la settimana scorsa ala Senato che è stato sottoscritto da oltre 100mila sardi”.

Insularità, successo oltre ogni aspettativa: Domenica si chiude la raccolta delle firme: ultima occasione per chi vuole sostenere la campagna

Domenica 9 settembre si chiude ufficialmente la raccolta firme. Dopodiché la battaglia si sposterà in Parlamento”. Così il presidente del Comitato per l’inserimento del principio di insularità nella Costituzione Roberto Frongia, nell’annunciare la conclusione della campagna per la sottoscrizione della proposta di legge di iniziativa popolare per l’inserimento del principio di insularità nella Costituzione.
Da oggi inizia il rush finale, saranno gli ultimi giorni in cui chi vuole sostenere la campagna potrà farlo apponendo la sua firma.
“Un successo senza precedenti: in migliaia si sono presentati ai tavolini – prosegue Frongia – per sostenere un diritto fondamentale per tutti i sardi”. La raccolta firme comunque proseguirà fino a domenica per poi spostare l’attenzione in Parlamento. “Mercoledì 26 settembre – prosegue Frongiale firme raccolte verranno ufficialmente depositate a Roma e di li’ inizierà la seconda fase di questa battaglia. La Sardegna dovrà dimostrarsi estremante compatta in questa battaglia vitale per le sue prospettive. E sarà in quel momento che lo capiremo davvero“.
Intanto, il Comitato accoglie con favore l’apertura da parte di Sinistra Italiana, per l’adesione al Comitato per l’insularità.
“Il comitato ringrazia Sinistra italiana per la sua adesione e il suo impegno, che conferma come in occasioni del genere si abbattano gli steccati e le barriere politiche – conclude Frongia. Anche per noi , come si dice nel comunicato di SI, l’auspicio è che “le pari opportunità siano la piattaforma da cui ripartire perché si attuino pienamente  la Costituzione e i valori che hanno dato vita all’Unione Europea”.

Pietro Fois (Riformatori): «Se la Chiesa è con noi sul “principio di insularità”ci aiuti concretamente»

CAGLIARI 11 MARZO 2017. «La Conferenza Episcopale Sarda ha scritto ai neo deputati dicendo che condivide le difficoltà che vivono i Sardi a causa dell’insularità. Sia quindi conseguente e ci aiuti concretamente nella raccolta di firme per fare approvare la legge di iniziativa popolare per “inserire in Costituzione il principio di insularità”. La Conferenza Episcopale non sia osservatore ma protagonista nella raccolta di firme e, soprattutto, sia da stimolo verso i neo parlamentari eletti, affinché prescindendo da schieramenti e partiti si raggiunga questo grande obiettivo. Si tratta di una grande risorsa per abbattere il gap di costi e disagi che affliggono i Sardi da decenni». Lo dice il coordinatore regionale dei Riformatori sardi, Pietrino Fois.

Fois (Riformatori): l’inserimento nella Costituzione del principio di insularità potrebbe portarci 2 miliardi all’anno

«Rifare lo Statuto? Troppo tardi
Ora l’unica speranza è l’insularità»

Quelli che volevano l’Assemblea costituente per cambiare lo Statuto sardo hanno smesso di crederci: «Rifare lo Statuto era utile vent’anni fa, ormai non serve più», dice Pietrino Fois, coordinatore dei Riformatori, dopo che alcuni partiti (anche alla luce dei referendum sull’autonomia lombardo-veneta) hanno riproposto la revisione statutaria. «Noi fummo i primi ad accorgerci che lo Statuto postbellico, dopo 50 anni, aveva necessità di un aggiornamento. Ma oggi la partita si gioca in Europa»


L’Unione europea esisteva anche 20 anni fa.
«Ma ancora non incideva così tanto sui destini dei singoli Paesi. Non c’era l’euro, i governi non erano strangolati come oggi dai parametri del debito pubblico e dal rapporto deficit/Pil».
Ma scusi, proprio i Riformatori che rinunciano a riformare le istituzioni autonomistiche…
«È inutile che ci dicano di fare adesso ciò che allora ritenevano impossibile. Ora l’unica battaglia sensata è per il principio di insularità nella Costituzione».

Quali vantaggi ne avremmo?
«Se la Costituzione riconosce la necessità di riequilibrare gli svantaggi geografici, si dovrà calcolare il costo pro capite dell’insularità. Si otterrà una cifra annuale che, protetta dalla Costituzione, nessuno ci toccherà più».
Quale cifra, ragionevolmente?
«Secondo i nostri calcoli, da 1,5 a 2 miliardi all’anno. Ti cambia il bilancio regionale, sarebbe il nostro ponte sullo Stretto».
Per cambiare la Costituzione serve un voto del Parlamento. Pensa che ci verrebbe accordato un riconoscimento così forte?
«So che servirà una battaglia dura. Ma è questo che deve fare la politica. Non è che lo Statuto ci sia stato regalato: ci vollero anni di lotta nella Costituente».
Si aspettava che così tanti partiti firmassero la vostra richiesta di referendum sull’insularità?
«Sinceramente no. Credo però che lo facciano perché vedono un appiglio concreto. E forse le vicende recenti, dalla Catalogna ai referendum in Lombardia e Veneto, ci hanno aiutato a far passare il messaggio».
Secondo lei, i referendum del nord ci devono preoccupare?
«No, anche se non trovo sensata la richiesta di Zaia di uno Statuto speciale veneto. E a quelle regioni che vorrebbero trattenere più soldi, perché danno allo Stato più di quanto ricevono, ricorderei che sono avvantaggiati dalla condizione geografica. Avrebbero avuto la stessa economia florida stando in un’isola in mezzo al Mediterraneo?»
Le vicende catalane invece stanno ispirando nuovi sentimenti indipendentisti nell’Isola. Voi come li valutate?
«Nel nostro vocabolario non esiste la parola secessione. Siamo fortemente legati all’Italia, negli ultimi anni la Sardegna ha fatto sforzi enormi legati all’appartenenza all’Italia: dal patto di stabilità al pareggio di bilancio, e ora gli accantonamenti. Mi sembra assurdo andarcene dopo aver fatto tutti quegli sforzi».
Il Nobel per l’economia Thaler li chiamerebbe costi irrecuperabili: se andarcene ci facesse stare meglio perché non farlo, a prescindere da quanto abbiamo pagato in questi anni?
«Intanto, non staremmo meglio. Le nostre condizioni economiche oggi non ci darebbero gettiti fiscali sufficienti a sostenere i costi dei servizi. E poi, restare con l’Italia serve a riscuotere i crediti che abbiamo maturato».
Non è una prospettiva assistenzialistica?
«No, si tratta di rivendicare ciò che è giusto. È vero che finora abbiamo ottenuto poco: ma non è che, se una gamba mi funziona male, mi taglio anche l’altra».
Fonte: l'Unione Sarda - Giuseppe Meloni

Cossa (Riformatori): Caso accantonamenti, basta estenuanti bracci di ferro con lo Stato. Vogliamo l’insularità nella Costituzione

“La vicenda degli accantonamenti, nella sua gravità, è emblematica di come lo Stato ignora il grave e permanente handicap naturale derivante dall’insularità. Quante manifestazioni dovrà fare la Sardegna a Roma per far capire al governo di turno che non è come le regioni della terraferma? Lo Statuto speciale evidentemente non è più sufficiente, e lo sarà ancora meno dopo i referendum lombardo-veneti. È ora di finirla  con questo estenuante è interminabile braccio di ferro, che sta massacrando il nostro tessuto economico e sociale. È ora che lo status di insularità venga riconosciuto una volta per tutte nella Costituzione. “

INSULARITA’: La lettera di invito agli amministratori comunali

Buongiorno a tutti voi,

vorrei sottoporre alla vostra attenzione un tema di straordinaria importanza per noi sardi, che non ha colore politico ma interessa tutti indistintamente: quello della”insularità”.

Il 22 ottobre 2017 i cittadini delle regioni della Lombardia e del Veneto saranno chiamati a esprimersi su due referendum , che nella sostanza chiedono loro se sono d’accordo sul fatto che una parte maggiore delle tasse e dei contributi previdenziali di quella attuale resti nei loro territori. Ovviamente è facile dedurre che sarà un plebiscito per il SI ed è altrettanto immediato immaginare quali saranno le ricadute devastanti per la Sardegna: .

L’impatto di questo referendum consultivo avrà un impatto fortissimo sulla riparazione dei fondi tra le regioni ed in particolare per la Sardegna che è caratterizzata da un disavanzo di circa 5 miliardi di euro.

Ecco perché è di fondamentale importanza unire le forze perché il gap geografico permanente e grave che solo la Sardegna sconta venga riconosciuto.

Non per avere elemosine dallo Stato, ma per avere pari dignità con le altre Regioni.

Questo comitato promotore che sarà costituito da istituzioni e non, di ogni appartenenza politica nasce per promuovere una battaglia di tutti noi e richiedere (possibilmente) lo stesso giorno dei referendum lombardo-veneto, lo svolgimento di un referendum sardo, il cui oggetto è inserire nella Costituzione l’obbligo per lo Stato di tenere conto nelle proprie leggi del criterio della Insularità, così come è scritto nella Convenzione Europea.

Questa battaglia appena lanciata ha già interpellato anche il Presidente della Regione Francesco Pigliaru sottolinenando che va al di là delle appartenenze, una battaglia che deve coinvolgere tutta la popolazione sarda.

Nei giorni scorsi si è costituito per affiancarla anche un comitato scientifico apartitico di cui fanno parte decine di personalità del mondo della cultura e del lavoro tra cui il Prof. Paolo Savona, il Dr. Gavino Sanna, il Prof. Massimo Carpinelli Rettore dell’Università di Sassari, il Prof. Pasquale Mistretta già Rettore dell’Università di Cagliari, il Dr. Ettore Angioni già Procuratore Generale della Repubblica, Dr.ssa Simonetta Sotgiu Giudice della Corte di Cassazione, Prof.ssa Maria Antonietta Mongiu Archeologa, Prof. Giovanni Lobrano ordinario di Diritto romano presso l’università di Sassari.

Questa battaglia dovrà essere portata in tutti territori sardi attraverso tutti voi con un vostro comitato che affianca il comitato scientifico sopraccitato senza distinzione di colore politico.

Ecco perché chiediamo a ognuno di voi a nome del Comitato promotore una adesione anche con una semplice mail perché questa battaglia della nostra terra diventi un caso nazionale.

Come in altre battaglie promosse e forse questa di gran lunga più importante, mi sento di dire personalmente, che è importante la vostra forza per costituire un “comitato degli amministratori locali per l’insularita”.

Il Comitato Promotore

Insularità’: una battaglia talmente forte che sfonda anche ad agosto. La Sardegna si unisce intorno alla bandiera del principio di insularità!

Insularità’: una battaglia talmente forte che sfonda anche ad agosto. La Sardegna si unisce intorno alla bandiera del principio di insularità!
Mentre crescono le adesioni di importanti personalità al Comitato Scientifico, parte con il botto anche il comitato degli amministratori: sono già scesi in campo 70 sindaci, con oltre 300 tra consiglieri e assessori, pronti a mettere a ferro e fuoco la Sardegna per ottenere ciò che ci spetta di diritto!
L’iniziativa referendaria per l’inserimento del principio dell’insularita in Costituzione, lanciata soltanto da una settimana, trova dunque spazi crescenti.
Tra i sindaci hanno aderito Andrea Lutzu (sindaco di Oristano) Roberto Ragnedda (Arzachena), Giorgio Alimonda (Portoscuso), Ivan Mameli (Barisardo), Roberto Uda (sindaco di Loceri), Diego Loi (Santu Lussurgiu), Antonio Cappai (Guamaggiore), Paola Secci (Sestu), Flavia Loche (Tonara), Tomaso Locci (Monserrato), Giusepppe Fasolino (Golfo Aranci),Massimo D’Agostino (Bonorva), Massimo Cannas (Tortolì), Antonello Figus (Santa Giusta), Marco Falchi (Muravera), Costantino Tidu (Teti), Gianfranco Trullu (Perdaxius),Marco Pisano (Mandas),Giovanni Porcu (Irgoli), Domenico Gallus (Paulilatino), Andrea Piroddi (Ilbono),Maristella Lecca (vice sindaca Monserrato), Sandro Pili (Terralba), Claudio Pinna (Zeddiani), Martino Salis (Oliena), , Celestino Pitzalis (Tuili), Luca Pilia (Isili), Andrea Nieddu (Berchidda), Fausto Orrù (Gonnosfanadiga), Giovanni Santo Porcu (Galtelli’), Pietro Moro (Laerru), Gabriella Mameli (vice sindaca Selargius), , Vincenzo Cosseddu (Benetutti), Ester Satta (Olzai),Marco Atzei (Pompu), Mario Sassuolo (Siligo),Marco Floris (Siris), Andrea Santucci (Marrubiu), Serena Massa (Senis), Alessandro Scano (Decimoputzu), Pierandrea Deias (Nuxis), Giorgio Scano (Simala), Mauro Steri (Gonnosno’), Luciano Barone (Mamoiada), Antonio Diana (Stintino), Renzo Ibba (Morgongiori), Gianfranco Pinducciu (Telti), Gianni Orru’ (Busachi), Pierpaolo Sitzia (Gonnoscodina), Agostino Pirredda (Luogosanto), Elio Mameli (Villaspeciosa), Alessio Piras (Selegas), Franceschino Serra (Pau), Giovanni Daga (Nuragus), Antonello Pirosu (Villaperuccio), Antonello Demelas (Samugheo), Paolo Spezziga (Valledoria), Francesco Caggiari (Bortigali), Tito Loi (Osini), Pietro Arca (Sorradile), insieme a 312 amministratori comunali.

Un segnale molto forte quello che stanno dando gli amministratori locali con un numero di adesioni che cresce di ora in ora.
La mobilitazione ha avuto una forte accelerazione a seguito dell’indizione dei referendum che si terranno in Lombardia e Veneto il 22 ottobre prossimo, finalizzati ad ottenere “particolari forme di autonomia” e maggiori risorse: un evento di forte impatto politico, destinato a modificare radicalmente il sistema di ripartizione delle risorse tra le regioni italiane. La Sardegna nella sua condizione di insularità ha uno svantaggio geografico permanente e grave, di cui la comunità nazionale sembra non accorgersi. Da qui l’idea di portare il caso Sardegna all’attenzione del dibattito politico e dell’opinione pubblica nazionale: il “caso Sardegna”, attraverso un referendum sardo.

In prima linea da oggi dunque anche i sindaci e tutti gli amministratori: “È stata una risposta immediata, forte e entusiasta – ha dichiarato Lucia Tidu del comitato promotore del referendum che coordina il gruppo Amministratori a sostegno del referendum. Il segnale fortissimo dato dai sindaci e amministratori in pochi giorni ci portera’ a fine agosto con la maggioranza dei sindaci sardi a una grande mobilitazione.”

Ribadisce Roberto Uda sindaco di Loceri (pd) – “una battaglia di tutti i sardi che va oltre tutte le appartenenze politiche e che porteremo avanti nei nostri territori”, mentre aggiunge Giuseppe Fasolino, sindaco di Golfo Aranci (FI): “il riconoscimento della insularita’ in costituzione e’ centrale per lo sviluppo della nostra Sardegna, qualsiasi strumento che possiamo mettere in campo lo perseguiremo con la massima determinazione”.

Roberto Frongia, coordinatore del Comitato referendario sottolinea come “queste adesioni, che seguono di pochi giorni la formazione del Comitato scientifico, servono a legare in modo formidabile la battaglia Referendaria ai diversi territori sardi”.

Ancora la Tidu aggiunge “questa battaglia va al di là di ogni appartenenza politica e gli amministratori ne hanno dato un segnale fortissimo.
Questa è la nostra battaglia, la battaglia di tutti noi sardi uniti e coesi “.

Frongia da parte sua ribadisce che la raccolta delle firme inizierà ai primi di settembre e si protrarrà sino alla fine dell’anno. “Contiamo di avrete molte decine di migliaia di adesioni, per riaffermare che essere isolani non voglia dire essere isolati. Non per avere assistenzialismo ma semplicemente pari opportunità: vogliamo gli stessi diritti e le stesse opportunità degli altri cittadini italiani. Nulla di più, ma neanche nulla di meno.”

Nasce “Il Comitato Scientifico per l’Insularità”

“Il Comitato Scientifico”, naturalmente apartitico e indipendente, svolgerà una funzione tecnico-consultiva in merito al referendum sull’insularità anche attraverso un programma di iniziative di studio e di eventi che si terranno nei prossimi mesi. Il Comitato promotore per il Referendum sull’insularità ha chiesto la partecipazione di uomini di chiara fama internazionale e nazionale, come il Prof. Paolo Savona, il Dr. Gavino Sanna, il Prof. Massimo Carpinelli, Rettore dell’Università di Sassari, il Prof. Pasquale Mistretta, già Rettore dell’Università di Cagliari, il Dr. Ettore Angioni, già Procuratore Generale della Repubblica, Dr.ssa Simonetta Sotgiu, Giudice della Corte di Cassazione, Prof.ssa Maria Antonietta Mongiu, Archeologa, Prof. Giovanni Lobrano, ordinario di Diritto romano presso l’università di Sassari, Prof. Gavino Faa (medico, università di Cagliari), il Dr. Paolo Fadda, storico, l’editore Carlo Delfino, il Giudice Dr. Enrico Altieri, il Dr. Francesco Manca, già Direttore Generale dell’Osservatorio industriale della Sardegna,  il Dr. Paolo Figus, già direttore de L’Unione Sarda, L’Avv. Francesca Curreli, l’Avv. Rita Dedola, Presidente Consiglio dell’Ordine Forense di Cagliari, Antonello Gregorini, Presidente dell’Associazione Nurnet, il Prof. Stefano Altea, docente Università di Cagliari. Avere nel Comitato Scientifico esperti rappresenta un’opportunità per poter dare un contributo scientifico non solo al Referendum e alla comprensione degli svantaggi strutturali permanenti e i costi dell’insularità, pagati in termini di deficit infrastrutturale e deficit di sviluppo dalla Sardegna, bensì anche alla creazione di una nuova coscienza culturale identitaria che assume una sempre più grande rilevanza in un tempo di grande cambiamento.
Per il Comitato promotore
Roberto Frongia

Tidu: un comitato per promuovere e tutelare l’insularità nella Costituzione

«Cosa accadrebbe se venisse meno la specialità della Sardegna? Non è una questione lungi da venire, anzi. Da anni ormai le regioni a statuto speciale sono oggetto di violenti attacchi a livello nazionale».

Lo afferma Lucia Tidu  promotrice del comitato per l’insularità.

«Però il 22 ottobre prossimo l’attacco contro il principio cardine su cui si regge la coesione nazionale – quello in base al quale chi ha di più deve aiutare chi ha di meno – potrebbe subire un altro colpo e potrebbe essere quello mortale. I cittadini delle due regioni più ricche d’Italia, la Lombardia e il Veneto, saranno chiamati a esprimersi su due referendum consultivi, che nella sostanza chiedono loro se sono d’accordo sul fatto che una parte maggiore dell’attuale di tasse e contributi previdenziali resti nei loro territori».

«È molto facile prevedere che sarà un plebiscito per il Sì: non solo si tratta di una rivendicazione che in quelle regioni è radicata negli anni, ma è anche appoggiata da tutti i maggiori partiti, inclusi Pd e M5S. Le ricadute per una regione come la nostra sarebbero devastanti: la Sardegna produce circa sedici miliardi di entrate fiscali e previdenziali, mentre lo Stato ne spende per i sardi ben ventuno, con una differenza di cinque miliardi di euro. In altre parole, la Sardegna campa per un buon quarto grazie alla solidarietà delle Regioni più ricche. E per quanto il referendum lombardo-veneto sia solo consultivo, è evidente che avrà un impatto fortissimo. Come affrontare allora la situazione? Come evitare che la demagogia faccia scattare una vera e propria ghigliottina per la Sardegna, anzi una pietra tombale? Svolgere lo stesso giorno dei referendum lombardo-veneto, anche un referendum sardo. Oggetto: inserire nella Costituzione l’obbligo per lo Stato di tenere conto nelle proprie leggi del criterio dell’insularità, così come peraltro è scritto anche nella Convenzione europea. Perché l’idea di sempre come Riformatori sardi è quella di mettere in campo tutte le azioni possibili per essere economicamente forti, perché solo questo ci permetterà davvero di autodeterminarci. afferma l’esponente dei Riformatori.  I lombardi e i veneti rivendicano le loro risorse? Bene. Anche noi sardi dobbiamo rivendicare i nostri diritti e la nostra dignità. Nè più nè meno. Per questo motivo abbiamo intrapreso questa battaglia, sulla quale speriamo si schieri un fronte il più ampio possibile, fatto di cittadini, partiti e istituzioni».

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