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DEDONI: Entrate, Soru unico nel centrosinistra in grado di ragionare con lucidità

“Finalmente scopriamo che nel centrosinistra c’è ancora qualcuno in grado di ragionare con una certa lucidità, fino ad ammettere che l’accordo Paci-Padoan sulle entrate deve essere disdetto e che la Regione deve pretendere il versamento delle quote erariali che le spettano fino all’ultimo centesimo: finora, l’on. Soru si è dimostrato l’unico esponente della maggioranza capace di parlare di autonomismo in termini concreti, cercando soluzioni ai problemi reali della Sardegna, non certo come le iniziative mediatiche di qualche suo alleato che sbandiera propositi astratti di indipendenza per reclamare un po’ di visibilità anche durante le ferie estive”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa, Attilio Dedoni, commentando le interviste all’eurodeputato del Partito Democratico, Renato Soru, sui quotidiani sardi oggi in edicola. “Le parole di Soru dovrebbero essere d’esempio anche a chi, nei giorni scorsi, cercava di lanciare messaggi sottotraccia alla Giunta, sollecitando l’approvazione del bilancio di previsione per il 2018 entro la fine di quest’anno”, prosegue Dedoni. “Un bilancio tutto da inventare, se la Regione non può contare sulle sue entrate, che lo Stato continua a non versare come ha sempre fatto. Come si può pensare di sostenere l’economia e superare le emergenze dei vari comparti in difficoltà? L’agricoltura, l’artigianato, il turismo, l’industria: tutti hanno bisogno di sostegno. Servono delle politiche attive del lavoro, che oggi non esistono. Che fine ha fatto, ad esempio, la formazione professionale? C’è da investire sulla continuità territoriale, sulla viabilità interna, sulla gestione delle risorse idriche, oltre a ripianare il deficit sanitario. Insomma, servono migliaia, non solo centinaia, di milioni di euro. E con quali risorse si pensa di farlo, considerate le difficoltà che si stanno incontrando anche solo per tirar fuori i 35 milioni necessari a salvare il comparto agropastorale?” “Per non dire del rilancio delle zone interne, per il quale si attende che la commissione consiliare competente prenda in esame le tante proposte di legge depositate”, conclude il capogruppo. “Se la Regione avesse le proprie entrate, si potrebbero affrontare le tematiche dello spopolamento e della desertificazione con uno straccio di progettualità politica, anziché ripulirsi la coscienza in vista delle elezioni con uno stanziamento generico in bilancio. E non si rischierebbe neanche di perdere i fondi comunitari, come invece si sta facendo ora con una programmazione territoriale lenta, farraginosa e calata dall’alto, che non affronta nessuno dei veri problemi delle aree disagiate”.

Dedoni: Accantonamenti, nuova vertenza entrate per riscuotere tutti i debiti dello Stato

Il pronunciamento negativo della Corte Costituzionale sul ricorso della Regione contro gli accantonamenti imposti dal Governo centrale è la prova provata del fallimento dell’atteggiamento accondiscendente che la Giunta regionale ha sempre tenuto nei confronti dell’esecutivo romano. La Sardegna è governata da zerbini che non hanno né la capacità politica, né la forza di volontà per difendere i suoi interessi”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, commentando la sentenza di cui si è avuta notizia nella serata di ieri.
“Ora il presidente Pigliaru arriva a dire che la ‘vertenza entrate’ non è ancora chiusa, smentendo quanto egli stesso, insieme all’assessore Paci, ha dichiarato davanti al Consiglio”, sottolinea Dedoni. “Appare evidente che la guida politica dell’esecutivo è nella confusione più totale. Ma se davvero il Presidente si è accorto che c’è una vertenza con lo Stato ancora da definire, allora deve dimostrarlo mettendo da parte le strategie utilizzate finora e presentando il conto a Roma. C’è un articolo 8 dello Statuto che, da quando è in vigore, i vari governi nazionali non hanno mai rispettato, accumulando debiti che superano abbondantemente la decina di miliardi di euro. Gli accantonamenti rientrano tra questi debiti: sono soldi che appartengono al bilancio della Regione, che una legge costituzionale dello Stato italiano afferma che ci devono essere trasferiti e pertanto sta a noi esigerli, insieme a tutti gli altri crediti accumulati nel corso degli anni. E’ arrivato il momento di riaprire veramente la vertenza, cominciando con il ripresentare i ricorsi alla Consulta ritirati dal centrosinistra in seguito all’accordo capestro firmato nel 2014 con il ministro Padoan, ricalcolando i debiti accumulati dallo Stato in questi anni ed esigendo il versamento immediato di tutte le somme che ci sono dovute ai sensi dello Statuto”.
“Pigliaru dimostri di voler veramente cambiare rotta, di voler fare gli interessi della Sardegna e non quelli del centrosinistra nazionale: ripresenti i ricorsi e promuova una mobilitazione di tutta l’Isola a sostegno della vertenza”, conclude il capogruppo. “Si vada a manifestare a Roma coinvolgendo i vari livelli istituzionali, dai sindaci fino al Consiglio regionale, e la società civile. La battaglia sulle entrate è un patrimonio di tutti i sardi e deve essere combattuta alla luce del sole, non essere confinata nelle trattative interne allo schieramento politico che governa a Roma e a Cagliari

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