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Dedoni: Accantonamenti, nuova vertenza entrate per riscuotere tutti i debiti dello Stato

Il pronunciamento negativo della Corte Costituzionale sul ricorso della Regione contro gli accantonamenti imposti dal Governo centrale è la prova provata del fallimento dell’atteggiamento accondiscendente che la Giunta regionale ha sempre tenuto nei confronti dell’esecutivo romano. La Sardegna è governata da zerbini che non hanno né la capacità politica, né la forza di volontà per difendere i suoi interessi”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, commentando la sentenza di cui si è avuta notizia nella serata di ieri.
“Ora il presidente Pigliaru arriva a dire che la ‘vertenza entrate’ non è ancora chiusa, smentendo quanto egli stesso, insieme all’assessore Paci, ha dichiarato davanti al Consiglio”, sottolinea Dedoni. “Appare evidente che la guida politica dell’esecutivo è nella confusione più totale. Ma se davvero il Presidente si è accorto che c’è una vertenza con lo Stato ancora da definire, allora deve dimostrarlo mettendo da parte le strategie utilizzate finora e presentando il conto a Roma. C’è un articolo 8 dello Statuto che, da quando è in vigore, i vari governi nazionali non hanno mai rispettato, accumulando debiti che superano abbondantemente la decina di miliardi di euro. Gli accantonamenti rientrano tra questi debiti: sono soldi che appartengono al bilancio della Regione, che una legge costituzionale dello Stato italiano afferma che ci devono essere trasferiti e pertanto sta a noi esigerli, insieme a tutti gli altri crediti accumulati nel corso degli anni. E’ arrivato il momento di riaprire veramente la vertenza, cominciando con il ripresentare i ricorsi alla Consulta ritirati dal centrosinistra in seguito all’accordo capestro firmato nel 2014 con il ministro Padoan, ricalcolando i debiti accumulati dallo Stato in questi anni ed esigendo il versamento immediato di tutte le somme che ci sono dovute ai sensi dello Statuto”.
“Pigliaru dimostri di voler veramente cambiare rotta, di voler fare gli interessi della Sardegna e non quelli del centrosinistra nazionale: ripresenti i ricorsi e promuova una mobilitazione di tutta l’Isola a sostegno della vertenza”, conclude il capogruppo. “Si vada a manifestare a Roma coinvolgendo i vari livelli istituzionali, dai sindaci fino al Consiglio regionale, e la società civile. La battaglia sulle entrate è un patrimonio di tutti i sardi e deve essere combattuta alla luce del sole, non essere confinata nelle trattative interne allo schieramento politico che governa a Roma e a Cagliari

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