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Tossilo, Consiglio di Stato lascia sul tavolo le questioni sostanziali e politiche

“Rispettiamo, come sempre, i pronunciamenti della magistratura, ma la sentenza del Consiglio di Stato sul progetto per il potenziamento del termovalorizzatore di Tossilo, pur riconoscendo la legittimità del procedimento sul piano formale, lascia inalterate sul tavolo tutte le questioni di natura sostanziale e politica che la Giunta regionale si è ben guardata dall’affrontare nel corso degli anni”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“E’ doveroso ricordare che resta inattuato da oltre due anni un ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio regionale, il quale impone all’esecutivo di sospendere il ‘revamping’ fino all’attuazione di una campagna di monitoraggio sulle condizioni di salute delle popolazioni del Marghine, all’aggiornamento del Piano regionale per la gestione dei rifiuti e all’approvazione di una nuova legge regionale in materia”, prosegue Dedoni. “I primi due punti sono stati affrontati solo ‘pro forma’: la campagna di monitoraggio è stata sostituita da qualche dato fornito dall’ex Azienda sanitaria locale a sostegno del ricorso della Regione al Consiglio di Stato, mentre l’aggiornamento del Piano non introduce alcuna novità rispetto al documento del 1998 ma ha quale unica funzione quella di ribadire la scelta antieconomica, anacronistica ed inquinante della termovalorizzazione e di giustificare gli ingenti investimenti di denaro pubblico già fatti per potenziare gli impianti. Non c’è traccia, invece, del disegno di legge sul governo dei rifiuti. Il potenziamento di Tossilo è e resta un’opera inutile, uno spreco di risorse: si vuole ingrandire una struttura che già oggi lavora ad un terzo della sua capacità, visto il costante calo della frazione secca indifferenziata dovuto alla sempre maggiore diffusione della raccolta differenziata, e di cui si prevede sin d’ora la dismissione in favore di un nuovo impianto da realizzare nel Nord Sardegna. Investire ancora sugli inceneritori vuol dire aumentare i costi dello smaltimento a carico dei cittadini, vanificando gli sforzi fatti per differenziare i rifiuti, che finiscono poi ugualmente nella frazione indifferenziata per non far lavorare in perdita gli impianti. Si arriva così a capire quali siano le vere funzioni che rivestono oggi i termovalorizzatori: far guadagnare chi specula sulla filiera dei rifiuti e mantenere in piedi qualche bacino elettorale. Nel caso di Tossilo, c’è da fare i conti anche con le ombre di qualche morte eccellente e misteriosa su cui non è ancora stata fatta chiarezza”.
“La Sardegna sta perdendo il treno per il futuro. I rifiuti devono essere una ricchezza, non un costo”, conclude il capogruppo. “Attraverso la riduzione dei conferimenti (limitando, ad esempio, l’uso degli imballaggi e delle confezioni usa-e-getta), un ulteriore potenziamento della raccolta differenziata, il riciclo e lo smaltimento della frazione umida su base locale, è possibile non solo risparmiare, ma creare economie di scala, generando ricchezza e posti di lavoro e riducendo l’inquinamento”.

Incendi, lotta impari con strumenti obsoleti

“La lotta agli incendi in Sardegna ci consegna ogni anno un triste bollettino, complice il costante aggravarsi di una situazione climatica che favorisce lo svilupparsi dei roghi. Ogni anno, la Regione annuncia impegni straordinari per fare fronte a questo tragico fenomeno e ogni anno ci troviamo a fare i conti con l’incremento del numero degli incendi e dell’estensione dei terreni attraversati dalle fiamme”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“Pur volendo sorvolare sulle tante carenze della macchina antincendi messa in piedi dalla Giunta regionale, sia sotto il profilo organizzativo che per quanto riguarda gli stanziamenti finanziari (si pensi alla polemica, che si ripete tale e quale ad ogni inizio estate, sui fondi insufficienti destinati alla convenzione con i Vigili del Fuoco), non si può fare a meno di notare come le campagne antincendi vengano pensate senza tenere conto dell’esperienza accumulata in decenni di lotta contro il fuoco e degli strumenti che la tecnologia attuale mette a disposizione”, prosegue Dedoni. “Lo stesso Codice Penale non svolge un’adeguata funzione di deterrente: le pene previste per gli incendiari dovrebbero essere molto più severe e si dovrebbero introdurre misure tali da colpire pesantemente la sfera patrimoniale dei responsabili. Non solo: per prevenire ogni possibile utilizzo del fuoco per perseguire interessi di tipo economico, sui terreni interessati dagli incendi dovrebbe essere apposto un vincolo totale che impedisca per decenni qualsiasi tipo di attività, non solo edilizia ma anche produttiva, compreso il pascolo”.
“Stupisce negativamente, inoltre, quanto siano obsoleti gli strumenti messi in campo dalla Regione e quanto poco si investa nella prevenzione”, conclude il capogruppo. “Una macchina antincendio tutta incentrata sull’azione di spegnimento sembra quasi voler favorire il presentarsi dei roghi, mentre sarebbero necessari investimenti massicci sia per fronteggiare le condizioni che portano al divampare degli incendi che per la loro stessa tempestiva individuazione. Le prescrizioni regionali, ad esempio, non mancano mai di imporre lo sfalcio dell’erba nei terreni incolti, ma molti di questi sono di proprietà pubblica (si pensi ai bordi delle strade comunali e provinciali) e gli enti preposti non hanno in cassa le risorse necessarie a provvedere: dovrebbe essere la Regione stessa, in quanto responsabile della campagna antincendi, a farsene carico. Così come si dovrebbe puntare maggiormente sulla tecnologia, ad esempio con l’utilizzo dei droni, che già si sta sperimentando in altre regioni italiane, o con reti di sensori elettronici, tentativo già portato avanti in Sardegna e incomprensibilmente abbandonato”.

Dedoni: Accantonamenti, nuova vertenza entrate per riscuotere tutti i debiti dello Stato

Il pronunciamento negativo della Corte Costituzionale sul ricorso della Regione contro gli accantonamenti imposti dal Governo centrale è la prova provata del fallimento dell’atteggiamento accondiscendente che la Giunta regionale ha sempre tenuto nei confronti dell’esecutivo romano. La Sardegna è governata da zerbini che non hanno né la capacità politica, né la forza di volontà per difendere i suoi interessi”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, commentando la sentenza di cui si è avuta notizia nella serata di ieri.
“Ora il presidente Pigliaru arriva a dire che la ‘vertenza entrate’ non è ancora chiusa, smentendo quanto egli stesso, insieme all’assessore Paci, ha dichiarato davanti al Consiglio”, sottolinea Dedoni. “Appare evidente che la guida politica dell’esecutivo è nella confusione più totale. Ma se davvero il Presidente si è accorto che c’è una vertenza con lo Stato ancora da definire, allora deve dimostrarlo mettendo da parte le strategie utilizzate finora e presentando il conto a Roma. C’è un articolo 8 dello Statuto che, da quando è in vigore, i vari governi nazionali non hanno mai rispettato, accumulando debiti che superano abbondantemente la decina di miliardi di euro. Gli accantonamenti rientrano tra questi debiti: sono soldi che appartengono al bilancio della Regione, che una legge costituzionale dello Stato italiano afferma che ci devono essere trasferiti e pertanto sta a noi esigerli, insieme a tutti gli altri crediti accumulati nel corso degli anni. E’ arrivato il momento di riaprire veramente la vertenza, cominciando con il ripresentare i ricorsi alla Consulta ritirati dal centrosinistra in seguito all’accordo capestro firmato nel 2014 con il ministro Padoan, ricalcolando i debiti accumulati dallo Stato in questi anni ed esigendo il versamento immediato di tutte le somme che ci sono dovute ai sensi dello Statuto”.
“Pigliaru dimostri di voler veramente cambiare rotta, di voler fare gli interessi della Sardegna e non quelli del centrosinistra nazionale: ripresenti i ricorsi e promuova una mobilitazione di tutta l’Isola a sostegno della vertenza”, conclude il capogruppo. “Si vada a manifestare a Roma coinvolgendo i vari livelli istituzionali, dai sindaci fino al Consiglio regionale, e la società civile. La battaglia sulle entrate è un patrimonio di tutti i sardi e deve essere combattuta alla luce del sole, non essere confinata nelle trattative interne allo schieramento politico che governa a Roma e a Cagliari

Dedoni: Sanità, da Arru risposta arrogante ad una manifestazione giusta

Da parte dell’assessore Arru non poteva esserci una risposta più inadeguata, superficiale ed arrogante ai sardi che giustamente sono scesi in piazza a manifestare la loro preoccupazione per una riforma sanitaria che minaccia di ridurre drasticamente il livello dell’assistenza nell’Isola”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, commentando le dichiarazioni fatte dall’Assessore regionale alla Sanità, Luigi Arru, a seguito dello sciopero generale del settore.
Nessuno contesta la spesa sostenuta per i cosiddetti ‘farmaci innovativi’, quando questi sono l’unica soluzione possibile per garantire l’assistenza a pazienti affetti da patologie gravissime quali Aids, epatite C e alcune malattie autoimmuni purtroppo ben presenti in Sardegna, sottolinea Dedoni. Il costante incremento del deficit sanitario, però, ci sembra riferibile soprattutto ad altre cause, in particolare alle diseconomie nella gestione degli acquisti e del personale, come ho personalmente avuto modo di denunciare in qualità di presidente della Commissione di inchiesta sull’appropriatezza della spesa sanitaria. Per quanto riguarda la spesa farmaceutica inappropriata, noi Riformatori abbiamo predisposto un’interpellanza nella quale proponiamo che la Regione, coinvolgendo gli Atenei sardi, promuova dei corsi di formazione farmacologica indipendenti per i medici. Non ci sembra però che la riforma sanitaria attuata dalla Giunta risponda a criteri di efficienza e razionalizzazione. Ci sembra, invece, che si vogliano tagliare selvaggiamente i costi, scaricandoli laddove possibile sui cittadini.
Solo così, infatti”, conclude il capogruppo, è possibile spiegare una riorganizzazione della rete ospedaliera che arriva prima di quella dell’assistenza territoriale, indispensabile perché gli ospedali possano diventare dei punti di riferimento solo per le urgenze e per le cure specialistiche. Non è possibile riorganizzare gli ospedali quando ancora non si conoscono i bisogni assistenziali dei territori. Questa è una riforma raffazzonata e slegata dalla realtà, che rischia di mandare in tilt la sanità e di vanificare, così, l’obiettivo dell’abbattimento dei costi. Non solo, perché questa riforma è destinata ad aggravare lo spopolamento delle zone interne, che resteranno prive di servizi assistenziali fondamentali e i cui abitanti si troveranno costretti a sostenere spese sempre maggiori per gli spostamenti

Sbs, preoccupa la cessione a Bonifiche Ferraresi

“Desta preoccupazione la cessione della Società Bonifiche Sarde alle Bonifiche Ferraresi, perché avviene senza rispettare gli impegni assunti dalla Regione per quanto riguarda la salvaguardia dei posti di lavoro. Sorge inoltre più di un dubbio sulla trasparenza di un’operazione che rafforza i legami tra politica e affari, mai così forti in Sardegna come in questa legislatura targata centrosinistra”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi – Liberaldemocratici in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, all’indomani dell’annuncio dell’acquisto della Sbs, azienda agricola di proprietà della Regione, da parte della società emiliana.
“Il presunto impegno, da parte dell’acquirente, a garantire il mantenimento del personale, non rassicura più di tanto”, sottolinea Dedoni. “I lavoratori rientrano a tutti gli effetti tra il personale precario del comparto regionale, per il quale è imminente l’adozione di un pacchetto di soluzioni attraverso una legge che presto sarà votata in Consiglio, dai cui benefici il personale della Sbs si ritroverà escluso. Attualmente, i lavoratori dell’azienda sono impiegati, attraverso l’agenzia Forestas, in progetti di recupero e valorizzazione delle pinete costiere, con affidamento in scadenza alla fine dell’anno. Non si vede il motivo per cui tale affidamento non debba essere prorogato, magari affiancandolo con percorsi di accompagnamento alla pensione laddove possibile. Con il passaggio ai privati, i lavoratori si trovano inevitabilmente a rischio e, in una realtà già sofferente come quella dell’Oristanese, non ci si può permettere di abbandonare al loro destino altre 26 famiglie. In particolare, è tutta da verificare la reale intenzione, da parte dell’acquirente, di proseguire e rilanciare l’attività produttiva dell’azienda agricola, in mancanza della quale si aprirebbero ben poche prospettive, per il personale e non solo. La principale preoccupazione è che la cessione possa avere una funzione più speculativa che produttiva, che avrebbe l’effetto di danneggiare ulteriormente il tessuto economico del territorio invece che di favorirne lo sviluppo”.
“Infine, visti gli interessi economici coltivati in Sardegna da esponenti di spicco dell’azionariato di Bonifiche Ferraresi e la loro ben nota collocazione politica, è necessario che la Regione renda noti per intero i termini dell’accordo, ammesso che riguardi soltanto la Sbs e che non ci siano altre partite più riservate”, conclude il capogruppo. “Non si può nascondere il disappunto nel vedere come, in questa legislatura, si faccia sempre più fatica a distinguere il confine tra la politica e gli ambienti economici e finanziari, in settori di fondamentale interesse per la nostra Isola che vanno da quello bancario a quello aeroportuale. Non sono certo questi i migliori presupposti per il rilancio di un’economia sana e stabile, che possa portare lavoro, ricchezza e benessere. Non sono neanche, va da sé, i migliori presupposti per un’azione di governo trasparente e non sottomessa ad interessi estranei a quelli dei sardi”.

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