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DEDONI (Riformatori): Forestas, approvare norme sul personale per scongiurare sciopero del 14  giugno

“Il Consiglio regionale deve attivarsi nei tempi più rapidi per evitare
che il contenzioso infinito con il personale dell’agenzia Forestas porti
a una nuova ondata di scioperi (il primo è già stato indetto per il 14
giugno) nel pieno della campagna antincendi, con le prevedibili e
gravissime conseguenze che potrebbero derivarne”, dichiara il capogruppo consiliare dei Riformatori Sardi per l’Europa, Attilio Dedoni.
“Esiste già una proposta, elaborata dalla Prima Commissione e
sottoscritta da tutte le parti politiche, che prevede il passaggio dei
dipendenti di Forestas nel comparto unico regionale, alla pari del
personale di tutte le altre agenzie della Regione”, sottolinea Dedoni.
“I ritardi nella sua approvazione fanno soltanto il gioco di chi ha
interesse a continuare a mantenere delle ingiuste disparità tra
lavoratori. Intanto, il mancato riconoscimento dello status di
dipendenti regionali a tutti gli effetti comporta delle conseguenze a
dir poco paradossali, per cui, ad esempio, agli operai di Forestas non è  consentito l’uso dei mezzi meccanici in dotazione alla stessa agenzia,  compresi quelli per la bonifica dei terreni e lo sfalcio delle
sterpaglie. Considerata l’enorme massa di vegetazione cresciuta in
seguito alle piogge eccezionali di questa primavera, appare evidente
come si stia affrontando la prevenzione del rischio incendi in modo
inadeguato e superficiale”.
“Approvare in tempi rapidi la proposta della Prima Commissione
permetterebbe inoltre alla Regione di ripristinare una posizione di
legalità relativamente ai cosiddetti ‘avventizi’, i lavoratori che
vengono assunti per sei mesi all’anno, per poi essere licenziati e
riassunti l’anno seguente”, conclude il capogruppo. “Una pratica che,
oltre ad essere ingiustamente penalizzante nei confronti dei lavoratori,  è stata riconosciuta come illegittima e che la Regione rischia di pagare  a caro prezzo”.

Dedoni (Riformatori): Consorzio di bonifica dell’Oristanese, bilancio bocciato e commissario da rimuovere

La Giunta regionale deve rimuovere dall’incarico il commissario
straordinario del Consorzio di bonifica dell’Oristanese, il cui bilancio
di previsione è stato bocciato dall’Assessorato all’Agricoltura, con
conseguente blocco delle attività dell’Ente. A sostenerlo è il
capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, che ha presentato un’interpellanza e un’interrogazione rivolte al Presidente della Regione, Francesco Pigliaru, e all’Assessore regionale all’Agricoltura, Pier Luigi Caria.
Adottato dal commissario lo scorso 21 marzo, il bilancio di
previsione 2018 del Consorzio è stato annullato dal Servizio
programmazione e governance dello sviluppo rurale dell’Assessorato, secondo il quale il documento “non rappresenta in modo corretto e veritiero la situazione contabile dell’Ente”. Viene contestato inoltre l’utilizzo, ritenuto improprio, di un contributo straordinario di 3,5 milioni di euro, concesso dalla Regione per finanziare l’attività istituzionale del Consorzio. La bocciatura del bilancio, sottolinea Dedoni, porterà al blocco di tutte le attività, “ivi compreso l’avvio della stagione irrigua, con gravi danni per il comparto agricolo del territorio nonché, più in generale, per il tessuto socioeconomico locale”.
Dedoni chiede a Pigliaru e a Caria di riferire in dettaglio quali
siano le motivazioni che hanno portato all’annullamento dell’atto di
programmazione e se sia vero che il commissario avrebbe organizzato, a spese del Consorzio, degli eventi pubblici per diffondere i contenuti dello stesso atto e del rendiconto sociale 2017. Il capogruppo chiede conto, inoltre, del progetto per la realizzazione di “un tratto di condotta irrigua destinato a servire i terreni di una sola azienda agricola, di grandi dimensioni”, che il dirigente avrebbe avviato impiegando risorse di provenienza regionale; condotta che, peraltro,“non sarebbe realizzabile nella sua interezza” e che quindi noncompleterebbe il collegamento dell’azienda alla rete irrigua.
Nei due documenti ispettivi si chiede poi se sia vero che il commissario avrebbe proposto ad alcuni grandi debitori del Cons orzio unatransazione, assicurando loro le forniture idriche a fronte delpagamento “di un acconto pari al 25 per cento delle somme dovute per le quote consortili pregresse, con il ris chi o concreto di aggravare così la  loro situazione debitoria”.

A detta di Dedoni, gran parte dei fatti citati riguarda “in via principale, seppure non esclusiva, l’agro diCabras, Comune nel quale il Commissario straordinario risulta candidato alla carica di sindaco”. Il commissario avrebbe inoltre “percepito, per lo svolgimento delle proprie funzioni, indennità non dovutegli ai sensi delle norme di legge vigenti”.
Il capogruppo conclude chiedendo a Presidente e Assessore se
l’operato del commissario “sia compatibile con gli obiettivi di
risanamento finanziario e di amministrazione virtuosa che la Giunta gli ha assegnato”, sollecitandone quindi la rimozione dall’incarico per
l’adozione di un bilancio “ritenuto illegittimo”, per i “gravissimi
rilievi” mossigli dall’Assessorato e per “un utilizzo delle risorse in
capo al Consorzio in evidente conflitto con i propri interessi personali”.

Corte dei Conti, Pigliaru e Paci si inventano un successo che non esiste

“Il presidente Pigliaru e l’assessore Paci, incassato in qualche modo  un giudizio favorevole da parte della Corte dei Conti sul bilancio 2016, non si accontentano di tirare un sospiro di sollievo ma pensano bene di rigirare la frittata, provando a far passare come un clamoroso successo quella che, all’apertura del procedimento con la lettura della relazionedella Corte, era parsa una bocciatura su tutta la linea, tanto che lo stesso Paci aveva finito per perdere le staffe, scagliandosi in un poco istituzionale alterco contro la consigliera rea di aver stilato un documento così severo”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“A finire sottolineata con la matita rossa, in quell’occasione, era
stata la capacità della Regione di riscuotere le entrate che le sono
dovute e di gestire il passaggio al cosiddetto ‘bilancio armonizzato’”,
ricorda Dedoni. “Oggi, nel trionfale comunicato stampa della Giunta,
l’Assessore pretende di trasformare in encomio le bacchettate ricevute, con la consueta supponenza da primo della classe che si permette di correggere gli insegnanti. Così, la disastrosa applicazione del pareggio di bilancio, che ha costretto l’esecutivo a correggere in corsa svariate volte il documento contabile, i cui conti non tornavano mai, diventa ilmerito di chi ha applicato le nuove regole prima di chiunque altro,compreso quello stesso Stato cui a questo punto potrebbe far comodoavvalersi delle doti del Professore, magari nei panni di Ministro delleFinanze. Anche il capitolo sulle entrate diventa motivo di vanto:
l’attivo di bilancio è aumentato e la vertenza con lo Stato per
l’applicazione dell’art. 8 dello Statuto è magicamente risolta. Dove
sono allora le risorse provenienti dalle quote di compartecipazione le entrate erariali che spettano alla Sardegna, visto che dal 2014 a oggi, nel bilancio della Regione, non se ne trova traccia? Se Paci volesse mettersi a cercarle, ci permettiamo di dargli un piccolo aiuto: le risorse sono ancora a Roma, trattenute a causa degli accantonamenti di bilancio che proprio lui ha accettato, firmando lo sciagurato accordocon il ministro Padoan nel quale, per soprammercato, la Regione si impegnava a ritirare i ricorsi già presentati dalla precedente Giunta per ottenere il trasferimento delle quote erariali”.
“Viene da chiedersi se l’Assessore che firma i comunicati stampa
sia lo stesso che la domenica sera va a parlare di calcio sulle
televisioni locali indossando i panni dell’indipendentista, chiamando
alla sollevazione contro lo Stato che, con il trucco degli
accantonamenti, non ci versa ciò che ci deve”, conclude il capogruppo.
“Va da sé che si tratta della stessa persona, non certo affetta da uno
sdoppiamento di personalità ma sempre, costantemente intenta a piegare la realtà a ciò che le fa più comodo al momento”.

Legge urbanistica, maggioranza cerca ogni pretesto per far arenare il dibattito

“L’economia sarda, per sperare in un rilancio, ha disperatamente bisog  nodi una nuova legge urbanistica approvata in tempi brevi. I segnali checontinuano ad arrivare dal centrosinistra, però, sono di segno opposto:
tra rinvii, vertici di maggioranza e confronti pubblici, sembra che la
coalizione che governa la Regione si stia impegnando a cercare ogni
pretesto possibile per far finire nel dimenticatoio il testo presentato
dalla Giunta”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“Il comparto dell’edilizia, quello turistico e quello artigiano, in
particolare, lamentano lo stato di crisi in cui versano a causa della
mancanza di una normativa urbanistica che consenta di superare il blocco edificatorio imposto dal Piano paesaggistico regionale e solo in parte mitigato dal ‘Piano Casa’ adottato nella passata legislatura”,
sottolinea Dedoni. “Il tema doveva essere affrontato molto prima. Il
fatto che sia stato messo in discussione soltanto nell’ultimo anno di
mandato dell’esecutivo, con una ‘falsa partenza’ su cui sarebbe stato
fin troppo facile scommettere, non fa ben sperare: l’impressione è che, al di là dei proclami, ci troviamo davanti al solito centrosinistra
ostaggio delle sue componenti più ideologizzate. Da un lato la
maggioranza, all’indomani di una cocente sconfitta elettorale, cerca di mostrare all’opinione pubblica un volto dialogante e aperto all’ascolto delle istanze che provengono dalla società, ma dall’altro si inventa ogni possibile scusa per far arenare l’iter della legge prima ancora che arrivi in Aula”.
“A ulteriore dimostrazione del fatto che, ancora una volta, si
rischia che l’ideologia abbia il sopravvento sulle necessità dei sardi,
c’è il fatto che il dibattito si sta concentrando esclusivamente sugli
insediamenti turistici nella fascia costiera”, conclude il capogruppo.
“A nessuno sembra importare alcunché del rilancio delle zone interne, sia in termini produttivi che in chiave turistica, eppure è proprio questo che ci si aspetta dalla nuova legge urbanistica. Si continua a litigare per aggiungere o togliere un mattone nelle strutture ricettive dei centri balneari, e intanto la fame di lavoro e sviluppo della Sardegna resta inascoltata”.

DEDONI: Ottana, la crisi è figlia del disinteresse della Regione per le zone interne

Ottana, la crisi è figlia del disinteresse della Regione per le zone interne

“La crisi produttiva e occupazionale che da tempo imperversa nella Piana di Ottana, che in questi giorni sta portando a conseguenze drammatiche come le ventilate dimissioni dell’intera giunta comunale, dimostra appieno il disinteresse che si continua a registrare nei confronti delle zone interne della Sardegna. La Giunta dei Professori non è capace di vedere al di là del duopolio Cagliari-Sassari, salvo qualche occasionale cenno di interesse verso Olbia per non scontentare i ricchi investitori del mondo arabo. Per Presidente e assessori, l’Isola finisce nel momento in cui si incontrano i confini delle grandi aree urbane: passati quelli, ‘hic sunt leones’”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“I fatti di Ottana rientrano nella crisi che investe tutta la
Sardegna centrale”, prosegue Dedoni. “Se in un’area è l’industria a
trascinare verso il basso il tessuto sociale, in altre sono
l’agricoltura, l’artigianato, il turismo e, più in generale, le
produzioni locali che non sono messe nelle condizioni di poter crescere e prosperare. Il problema sono i mancati investimenti per colmare il cronico ritardo di sviluppo delle zone disagiate, che non sono quel peso morto che la Giunta regionale vorrebbe far credere ma che, invece, rappresentano la principale opportunità di crescita del sistema Sardegna, un’opportunità che finora nessuno è stato capace di sfruttare.
L’esecutivo non è stato in grado di andare oltre gli annunci di
stanziamenti mirabolanti e i periodici tour dell’assessore Paci, che di
tanto in tanto dedica i suoi week-end a battere le piazze dei paesi
cercando di smerciare fantomatiche cure miracolose. Non è da meno la maggioranza, che continua ad attendere che sia la Giunta a farsi carico del problema e intanto non muove un dito per mettere in discussione in Consiglio le decine di proposte di legge per il rilancio delle aree periferiche e disagiate presentate nel corso della legislatura, molte delle quali portano la firma di consiglieri del centrosinistra”.
“Noi Riformatori continuiamo a rilanciare le nostre proposte, che
vanno dagli incentivi per la ripresa produttiva e abitativa delle zone
interne alla promozione del turismo residenziale, pur consapevoli del fatto che difficilmente si troverà nella maggioranza qualcuno che abbia la buona volontà di affrontare concretamente l’argomento”, conclude il capogruppo. “Il centrosinistra preferisce considerare la Sardegna centrale solo in termini di bacini elettorali e le sconfitte rimediate alle urne non sembrano avergli insegnato alcunché. Saranno i sardi, con  il voto regionale del prossimo anno, a dare il benservito alla coalizione che in questa legislatura non è riuscita a combinare nulla per risollevare le sorti della nostra Isola”.

Dedoni (Riformatori): Incentivi alle imprese, la burocrazia è il vero freno allo sviluppo della Sardegna

“Il ciclo di audizioni tenuto in questi due giorni dalla Commissione
Bilancio ha evidenziato un dato che andiamo denunciando da tempo: èi nutile che la Giunta regionale metta a correre decine di milioni di
euro di incentivi alle imprese se le risorse non riescono ad arrivare
nel tessuto produttivo in un tempo ragionevole, che è quel lo dei mercati e non certo quello di una burocrazia che agisce sempre più come un frenoallo sviluppo della Sardegna”, dichiara il capogruppo dei RiformatoriSardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“Due anni di attesa per un contributo sono un’eternità, ma è questo
il tempo che devono mettere in conto i più fortunati tra gli aventi
diritto”, sottolinea Dedoni. “I rappresentanti di tutti i comparti hanno
concordato nel ritenere positivi i bandi unificati T0, T1, T2 e T3, che
evitano di dover impostare procedure diversificate per ciascun sett     ore  e quindi costituiscono un elemento di semplificazione, ma si continua a scontare una lentezza che non è compatibile con la realtà in cui le imprese si trovano ad operare: quando finalmente i soldi arrivano a destinazione, le condizioni dei mercati sono radicalmente cambiate e le nostre aziende si trovano a dover competere portando avanti progetti ormai divenuti obsoleti. Se non si vuole correre il rischio divanificare gli investimenti della Regione, è necessario agire sullosnellimento delle procedure, coinvolgendo anche lo Stato e l’Unione Europea per quanto di loro competenza. I tempi di attesa per il rilasciodella certificazione antimafia, ad esempio, costituiscono spesso unostacolo che si ripercuote sull’intero procedimento, così come lo è larichiesta di produrre più volte la medesima documentazione, che risulta
già agli atti”.
“Se la Regione vuole onorare il suo ruolo di promotore dello
sviluppo economico dell’Isola, allora deve impegnarsi affinché i   tempi di erogazione degli incentivi siano notevolmente abbreviati e lerelative procedure rese più semplici, anche attraverso il confronto congli interessati prima della pubblicazione dei bandi”, conclude il
capogruppo. “Stanziare risorse senza definire un iter burocratico  taleda renderle efficaci significa sprecare ingenti quantità di denaro
pubblico, come purtroppo è stato fatto tante volte in passato e viene
ancora fatto oggi, e rinunciare a importanti possibilità di ripresa
economica e occupazionale per la Sardegna”.

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DEDONI (Riformatori): Abbanoa, per i 207 esuberi stessa attenzione di quella rivolta al personale Hydrocontrol

“E’ encomiabile l’impegno messo dalla Giunta regionale e dalla maggioranza nello scongiurare, prima ancora che la crisi occupazionale diventasse realtà, il licenziamento dei lavoratori ex Hydrocontrol e Sigma Invest, vittime di un pasticcio combinato dallo stesso centrosinistra, seppure in un’altra legislatura. Adesso, però, ci aspettiamo che un trattamento analogo sia riservato ai 207 dipendenti di Abbanoa considerati ‘in eccedenza’ dalla società, i quali, dopo il fallimento delle trattative tra azienda e sindacati, rischiano ugualmente di dover dire addio al posto di lavoro”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, all’indomani dell’approvazione, con procedura d’urgenza, della legge che ha fatto salvo il reinserimento nell’Agenzia del distretto idrografico dei dipendenti delle due società partecipate, passando attraverso una procedura concorsuale riservata.
“Il voto di ieri dimostra che, quando ci sono la buona volontà e l’interesse della parte politica, le soluzioni ai problemi si trovano facilmente”, sottolinea Dedoni. “Ora bisogna valutare se esistono la stessa buona volontà e lo stesso interesse nei confronti del personale di Abbanoa o se invece si preferisce lasciare che i vertici della società facciano il bello e il cattivo tempo come hanno sempre fatto, forti dell’appoggio politico di un centrosinistra propenso ad accettare supinamente qualsiasi cosa venga decisa in viale Diaz. Restiamo, innanzi tutto, in attesa di ricevere una risposta all’interrogazione con cui chiediamo come si è giunti alla dichiarazione dei 207 esuberi e, più in generale, come vengono gestiti il personale e le attività del gestore idrico, perché non vorremmo che a monte della crisi occupazionale ci fosse l’eccessivo ricorso all’affidamento dei servizi a società esterne. Aspettiamo poi di sapere quando la Giunta intende cominciare ad occuparsi del problema, vista la sollecitudine che non manca mai di mostrare nei confronti di un’azienda sbandierata come un fiore all’occhiello nonostante le numerose iniziative a dir poco controverse che l’hanno vista protagonista”.
“Certo, non aiuta a fare chiarezza la delibera, approvata due giorni fa dall’esecutivo, con cui si vorrebbe ricollocare in Abbanoa il personale dei disciolti consorzi Zir, le Zone industriali di interesse regionale”, conclude il capogruppo. “Se già Abbanoa ha dichiarato di avere 207 dipendenti ‘in eccedenza’, che senso ha pretendere che si faccia carico del reinserimento di altre figure professionali? Non vorremmo trovarci davanti all’ennesimo pasticcio, a un’altra soluzione raffazzonata le cui conseguenze potrebbero in futuro abbattersi sugli stessi lavoratori e sulle loro famiglie, i quali rappresentano l’anello debole di un meccanismo fatto per tutelare soltanto gli interessi di chi occupa i posti di potere”.

DEDONI: Protesta giovani agricoltori, la burocrazia uccide ma la politica ha gravi responsabilità

“Lo striscione con la scritta ‘La burocrazia uccide l’agricoltura’, che apriva la manifestazione di protesta dei giovani agricoltori che si è tenuta stamani a Cagliari, sintetizza meglio di ogni altra cosa la situazione in cui versa il mondo dei campi nell’Isola: gli imprenditori, giovani o meno giovani, si trovano quotidianamente a lottare contro i mulini a vento nel tentativo, spesso purtroppo vano, di mantenere in vita quello che, a detta di tutti, dovrebbe essere uno dei comparti trainanti della nostra economia”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“Non è sufficiente, però, additare l’assurdo carrozzone burocratico messo in piedi da Stato e Regione per individuare il principale colpevole dei problemi dell’agricoltura in Sardegna, perché dietro la burocrazia si celano le responsabilità politiche di chi preferisce governare con annunci ad effetto anziché agire in concreto per far funzionare le cose”, prosegue Dedoni. “L’incontro della Quinta Commissione consiliare con i manifestanti ne è il perfetto esempio. Tante volte la Commissione si è confrontata con gli agricoltori, con gli allevatori e con i loro rappresentanti, e ha finito per mettere mano al bilancio della Regione stanziando ulteriori risorse, tagliate da altri settori di intervento, delle quali nei campi non è arrivato nulla o quasi. Evidentemente, nel centrosinistra si preferisce avere cifre a sette zeri da sbandierare anziché fare in modo che i soldi arrivino realmente alle aziende. Io ho proposto una convocazione straordinaria della Conferenza dei Capigruppo nella quale affrontare, in sede politica, il problema della burocrazia che strozza le imprese, ma la maggioranza preferisce fare finta di niente. E l’emergenza non si può certo affrontare nascondendosi dietro il dito delle risorse insufficienti previste a favore dei giovani nel Piano di sviluppo rurale, come fa la Giunta: se l’esecutivo ritiene di modulare in modo diverso le priorità del Piano, spetta ad esso farlo, oppure individuare altre fonti di finanziamento se non si vogliono togliere denari ad altre voci per destinarle all’imprenditoria giovanile. L’importante è che le risorse vengano erogate attraverso procedure snelle e trasparenti, che consentano davvero di accedere agli aiuti e non costituiscano, invece, un muro invalicabile eretto apposta per cercare di convincere i più a desistere e magari ad emigrare”.
“Ai giovani imprenditori agricoli va tutta la nostra solidarietà, ma le attestazioni non bastano quando ai giovani che aspirano a subentrare nella conduzione di un’azienda familiare viene richiesto di aprire una partita Iva per poter concorrere all’assegnazione dei contributi, con il risultato di dover cominciare a pagare spese e tributi ben prima di aver rilevato l’azienda”, conclude il capogruppo. “Questo non è che un esempio, ma serve a rendere l’idea di quello di cui il mondo dei campi ha bisogno in questo momento: non annunci di stanziamenti faraonici, ma un intervento serio sull’apparato burocratico delle agenzie agricole e dell’Assessorato all’Agricoltura, affinché smetta di essere uno strumento di vessazione e cominci a fare ciò che dovrebbe, vale a dire operare al servizio delle imprese”.

DEDONI: Corte dei Conti, la severa relazione sul bilancio 2016 conferma le nostre preoccupazioni

“La severissima relazione della Corte dei Conti in merito al giudizio per la parificazione del bilancio regionale 2016 non fa che confermare le preoccupazioni che abbiamo avanzato sin dalla firma del disastroso accordo Paci-Padoan con cui, nel 2014, la giunta Pigliaru ha scelto di adottare il regime del pareggio di bilancio, ritirando contestualmente i ricorsi presentati dal precedente esecutivo di centrodestra al fine di ottenere il versamento dei crediti erariali vantati nei confronti dello Stato”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“In quell’occasione siamo stati facili profeti: accettare un regime finanziario che consente di spendere soltanto le risorse presenti in cassa e, contemporaneamente, rinunciare ad incamerare i miliardi di euro di entrate dovute dall’Erario era una scelta suicida, e la Magistratura contabile lo ha puntualmente rilevato”, prosegue Dedoni. “L’imposizione degli accantonamenti di bilancio, accolta ugualmente di buon grado dal centrosinistra, che ha sempre sbandierato l’accordo come uno dei più grandi successi della legislatura, non ha fatto che aggravare il danno: non soltanto la Regione ha rinunciato a riscuotere gli arretrati delle quote erariali, ma ha accettato senza batter ciglio che le quote venissero trattenute anche in futuro, generando così ulteriori crediti da parte dello Stato. La lentezza della spesa rilevata dalla Corte, che è quanto di peggio possa esserci in una terra come la nostra, stremata dalla crisi economica, è una diretta conseguenza di questo: con il pareggio di bilancio, l’incapacità di incamerare le entrate porta al blocco della spesa, che non può essere immediatamente finanziata. Il ricorso a un enorme assestamento di bilancio, con uno scostamento del 20 per cento nelle previsioni di cassa, approvato per giunta con grave e colpevole ritardo, dimostra inoltre l’inadeguatezza nel gestire il nuovo regime contabile, che l’assessore Paci ha voluto imporre con la consueta prosopopea da primo della classe ma che, evidentemente, nessuno in Regione era in grado di affrontare”.
“Per questo, l’Assessore farebbe meglio a rivedere attentamente il proprio operato, anziché prendersela con i magistrati che non fanno altro che evidenziare ciò che è sempre stato sotto gli occhi di tutti”, conclude il capogruppo. “Ad aver fallito è lui, non certo la Corte dei Conti da cui, forse, si aspettava un trattamento di favore, un benevolo chiudere un occhio davanti a una gestione finanziaria che fa acqua da tutte le parti. Attendiamo serenamente che Paci e Pigliaru traggano le conseguenze politiche del caso, altrimenti ci penseranno i sardi a farlo per loro tra breve”.

Dedoni (Riformatori): Keller, solidarietà agli operai dimenticati da chi governa in Sardegna e a Roma

Il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, esprime “la più sincera solidarietà, a nome di tutto il gruppo consiliare, agli operai della Keller di Villacidro che hanno manifestato stamani a Cagliari nel tentativo di mantenere viva l’attenzione delle Istituzioni su una crisi industriale ingiustamente sottovalutata e dimenticata da chi ha responsabilità di governo in Sardegna e a Roma”.
“Il comportamento tenuto dal centrosinistra nei confronti dei lavoratori del Medio Campidano è inqualificabile, soprattutto se rapportato alla sollecitudine mostrata verso le crisi industriali di territori evidentemente ritenuti più ‘interessanti’ ai fini elettorali”, prosegue Dedoni. “Mentre per altre industrie in crisi si scomodano assessori, parlamentari e ministri, per la Keller regna il silenzio. La Regione ha scaricato la patata bollente nelle mani del Consorzio industriale con la promessa che si sarebbe trattato di un passaggio intermedio per consentire la cessione dello stabilimento. Era, invece, il pretesto per smettere di occuparsene, visto che da allora non si è più mosso nulla, né per cercare un possibile acquirente, né per intavolare delle trattative serie con i soggetti che hanno manifestato interesse”.
“E’ ugualmente scandaloso il disimpegno che ha portato all’esclusione del Medio Campidano dalle aree di crisi complessa”, conclude il capogruppo. “Uno dei territori più poveri della Sardegna, martoriato dalla crisi economica e dalla disoccupazione, si scopre privo di qualsiasi rappresentanza politica, sia nell’Isola che nella Capitale. Il centrosinistra è sempre in prima linea quando c’è da cercare i voti dei lavoratori, ma molto meno quando c’è bisogno di impegnarsi per produrre risultati concreti che favoriscano la creazione di sviluppo, ricchezza e occupazione, e che migliorino le condizioni di vita dei soggetti più deboli”.

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