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DEDONI (Riformatori): Accantonamenti, Pigliaru vuole alzare la voce ma la sua suona sempre più flebile

“Dopo essere tornato da Roma, ancora una volta, a mani vuote, il
presidente Pigliaru torna a minacciare il Governo ‘amico’ del
centrosinistra di alzare la voce. Ma la vertenza sugli accantonamenti, o meglio sulle entrate erariali spettanti alla Sardegna, è aperta ormai da troppi anni e da parecchio tempo, ormai, abbiamo fatto l’abitudine a sentirgli dire che la prossima volta alzerà la voce. Perché ci sarà
sempre una prossima volta, ma la voce di chi dovrebbe rappresentare gli interessi dei sardi, ahimè, si fa sempre più flebile, tanto che ormai viene da dubitare se in questi vertici romani la controparte riesca a udire quali sono le nostre rivendicazioni”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“Lo abbiamo detto alla vigilia della trasferta nella Capitale, che
la posizione di un Presidente che, prima di un appuntamento del genere,
si consulta con la sua maggioranza e rinuncia a coinvolgere l’intera
Isola in una battaglia comune, è troppo debole perché possa portare a
dei risultati”, sottolinea Dedoni. “Considerare i diritti sanciti dal
nostro Statuto come una partita su cui si possa negoziare, partendo
addirittura dalla rinuncia unilaterale a metà di quanto ci è dovuto, non
può che portare al fallimento. Ora che Pigliaru comincia a toccare con
mano i risultati, mentre vede restringersi, insieme ai tempi della
legislatura nazionale, anche gli spazi di confronto con il Governo,
sembra cominciare ad avvertire l’esigenza di un cambio di atteggiamento, o almeno così afferma quando chiama a raccolta la maggioranza e l’intero arco politico. Peccato però che, nella sua stessa coalizione, ci sia chi
si è affrettato a bollare quello di ieri come un successo senza
precedenti e a lodare la disponibilità dell’esecutivo romano,
probabilmente con un occhio rivolto alla composizione delle liste per le prossime elezioni”.
“Dal canto nostro”, conclude il capogruppo, “ribadiamo che non ci
tireremo indietro se il Presidente vorrà finalmente prendere coscienza del suo ruolo e, già dal prossimo incontro con il premier Gentiloni, portare a Roma l’intera Sardegna, attraverso i suoi rappresentanti politici e istituzionali, gli amministratori di ogni ordine e grado, e tutti gli attori sociali, affinché sia chiaro che quella per il trasferimento delle entrate previste nell’art. 8 dello Statuto è la battaglia di un intero popolo che vuole costringere lo Stato a
rispettare le sue leggi, e non la pietosa richiesta di un’occasionale
elemosina che consenta a una Giunta di centrosinistra di chiudere il
bilancio. Per questo lo aspettiamo in Consiglio regionale, affinché
finalmente di questa vertenza che va avanti da troppo tempo si cominci a parlare e a decidere nelle sedi istituzionali deputate, e non più soltanto nelle segrete stanze della maggioranza”.

DEDONI (Riformatori): Insularità, gli impegni del Governo sono merito della mobilitazione unitaria dei sardi

“L’impegno assicurato dal Governo per il riconoscimento in sede comunitaria degli svantaggi derivanti alla Sardegna dalla condizione di insularità è una piccola vittoria, a dimostrazione del fatto che è stato sufficiente fare per una volta fronte comune nell’interesse della nostra Isola per ottenere un primo risultato, seppure parziale”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“Chi finora ha sostenuto che la battaglia fosse impossibile si dovrà ricredere”, prosegue e conclude Dedoni. “In troppe occasioni i sardi sono stati presi in giro, questa volta non molleremo fino a quando non avremo ottenuto un pieno risultato con il riconoscimento della condizione di insularità e delle relative compensazioni sia da parte dell’Unione Europea che nella Costituzione italiana. Vogliamo che il fronte comune che si sta creando intorno a questa battaglia resti unito finché non ci saranno delle risposte precise, quella giustizia che la Sardegna si aspetta e che da troppo tempo le è negata”

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Dedoni (Riformatori): Tossilo, sempre più sconcertante il silenzio della Regione

“Davanti alla ripresa della mobilitazione del territorio per cercare di contrastare il potenziamento del termovalorizzatore di Tossilo, appare sempre più sconcertante il silenzio della Regione che, anziché dare delle risposte ai cittadini che è chiamata a rappresentare, preferisce andare avanti di prepotenza nella realizzazione di un progetto obsoleto, antieconomico e dannoso per l’ambiente e per la salute delle persone”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, all’indomani dell’assemblea che si è tenuta a Macomer per decidere le prossime iniziative da mettere in campo contro il progetto di ‘revamping’ portato avanti dalla Giunta regionale e dal Consorzio industriale.
“L’adozione di qualche atto meramente formale da parte dell’esecutivo non risolve i punti critici sollevati dal Consiglio regionale nell’ordine del giorno approvato all’unanimità due anni e mezzo fa”, sottolinea Dedoni. “Manca uno studio approfondito e imparziale sulle condizioni di salute della popolazione del Marghine e delle altre aree circostanti la zona industriale, così come manca un nuovo piano regionale per la gestione dei rifiuti: l’aggiornamento adottato dalla Giunta non è che una presa d’atto dell’esistente, dove si confermano decisioni vecchie di anni ignorando il calo costante nei conferimenti della frazione indifferenziata e i più recenti sviluppi tecnologici, che consentono una gestione più efficiente ed economica, più rispettosa dell’ambiente e capace di generare sviluppo e occupazione attraverso l’utilizzo di pratiche virtuose, non certo buttando via decine di milioni di euro pubblici in progetti che faranno guadagnare soltanto chi specula sui rifiuti e chi spera di trarre un vantaggio elettorale dalla gestione delle assunzioni”.
“Per questo sarebbe quantomeno auspicabile che la Regione, anziché impegnarsi in battaglie muscolari nelle aule giudiziarie, accettasse di confrontarsi con i cittadini e con i loro rappresentanti”, conclude il capogruppo. “I sardi stanno ancora cercando di capire quali siano gli interessi che il centrosinistra intende portare avanti: se quelli dei territori, delle persone e dell’ambiente della nostra Isola, oppure quelli degli inquinatori e degli affaristi”.

DEDONI (Riformatori): Autonomia, da Lombardia e Veneto un campanello d’allarme per la Sardegna

“Il prevedibile successo dei referendum autonomistici in Lombardia e in Veneto deve suonare come un campanello d’allarme per la Sardegna ed in particolare per la Giunta regionale: mentre le altre Regioni, forti anche di un maggior peso politico in quel di Roma, rivendicano spazi di autonomia sempre più ampi, soprattutto in materia di compartecipazione al gettito fiscale, noi restiamo fermi al palo, incapaci anche solo di far rispettare quanto è scritto nel nostro Statuto che è una legge costituzionale dello Stato italiano”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa, Attilio Dedoni.
“Per assurdo, corriamo il rischio che le altre Regioni, grazie al maggiore spazio di manovra consentito dagli statuti modificabili con legge ordinaria, ci sorpassino e riescano ad ottenere dallo Stato condizioni più favorevoli delle nostre, nonostante i limiti strutturali che ci troviamo ad affrontare a causa della condizione di insularità e degli atavici ritardi nello sviluppo economico ed infrastrutturale”, prosegue Dedoni. “Lo Statuto speciale, che dovrebbe dare alle nostre rivendicazioni una forza politica maggiore di quella delle Regioni ordinarie, ha finito per diventare una gabbia che ci tiene imprigionati. La colpa di questo è della politica regionale e della sua incapacità a far rispettare dallo Stato il dettato statutario. Periodicamente ci rechiamo a Roma con il cappello in mano, invocando tavoli tecnici in cui contrattare una mitigazione delle vessazioni illegittime che il Governo di turno ci impone, come nel caso degli accantonamenti, quando invece dovremmo avviare un’unica mobilitazione dell’intero popolo sardo con due soli obiettivi: ottenere dallo Stato che quanto previsto dal nostro Statuto sia applicato alla lettera, a partire dal trasferimento integrale delle quote erariali, e che a questo si aggiunga il riconoscimento costituzionale dell’insularità. Solo così potremmo mettere i nostri spazi di autonomia, conquistati da tempo sulla carta ma mai veramente attuati, al riparo da quelle Regioni che oggi pretendono di più dallo Stato facendo valere il loro peso politico ed economico, non certo delle condizioni oggettive di svantaggio”.
“Il presidente Pigliaru e l’assessore Paci si gingillano con i decimali per cercare di dimostrare che l’economia sarda è in crescita e distogliere così l’attenzione dall’ennesima manovra di bilancio con le mani legate, perché nelle casse della Regione arriva solo una parte delle risorse che ci spettano”, conclude il capogruppo. “Con il rispetto dello Statuto ed il riconoscimento dell’insularità, la nostra economia potrebbe volare, grazie ai maggiori investimenti che la Regione potrebbe mettere in campo per sostenere i comparti produttivi e grazie al fatto che i nostri prodotti potrebbero finalmente raggiungere i mercati nazionali ed internazionali in condizioni di parità rispetto a quelli del resto d’Italia”.

Dedoni (Riformatori): Continuità territoriale, fallimento del centrosinistra a Cagliari e a Roma

“Il disastro che minaccia di travolgere la continuità territoriale aerea da e per la Sardegna rappresenta il fallimento politico del centrosinistra che governa a Cagliari come a Roma”, denuncia il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, all’indomani dello stop ai nuovi bandi per i collegamenti aerei con tariffe agevolate decretato dalla Commissione Europea. “Il pessimo risultato, infatti, è figlio di due fattori: la negligenza della Giunta regionale nella redazione dei bandi e l’assenza di qualsiasi tutela da parte del Governo nazionale nei confronti della nostra Isola, a partire dal riconoscimento dello status di insularità”.
“La responsabilità del pronunciamento negativo della Commissione Ue è radicata nella stagione nera per i trasporti in Sardegna che è coincisa con il mandato dell’ex assessore Deiana”, sottolinea Dedoni. “E’ allora, infatti, che sono stati scritti i bandi bocciati dall’Unione Europea. E’ evidente la presuntuosa sottovalutazione delle regole comunitarie, come se chi avrebbe dovuto dialogare con le autorità Ue per mettere la partita della continuità al riparo da ogni possibile contestazione abbia invece preferito fare di testa propria, infischiandosene delle conseguenze ben sapendo di essere destinato ad altro incarico e che la patata bollente sarebbe finita nelle mani di qualcun altro. Bisogna però anche riconoscere che la Sardegna si trova ad essere doppiamente isolata a causa della mancanza di una rappresentanza politica in sede europea. L’esecutivo nazionale, infatti, sempre pronto a mostrare il volto amico quando c’è da venire nell’Isola a rastrellare voti, non è disposto a muovere un dito per far valere i nostri interessi ai tavoli che contano”.
“Anche per questo è necessario che si arrivi quanto prima al riconoscimento costituzionale degli svantaggi che la Sardegna si trova a patire a causa dell’insularità, e della necessità che le siano riconosciute compensazioni adeguate”, conclude il capogruppo. “Noi Riformatori abbiamo proposto il referendum consultivo per l’inserimento nella Costituzione del principio di insularità. Il consenso ampio e trasversale che stiamo incontrando ci fa ben sperare, ma è necessario che tutti quanti si adoperino, Regione in primis, affinché il referendum si faccia, affinché sia garantita la massima partecipazione degli elettori e affinché il risultato venga riconosciuto come merita dallo Stato. Il riconoscimento costituzionale dell’insularità renderebbe inattaccabile il diritto dei sardi alla mobilità, sottraendolo alla spinosa materia degli aiuti alle imprese e quindi ai rilievi dei commissari europei”.

DEDONI: Banco di Sardegna, dalla chiusura delle filiali una nuova accelerata allo spopolamento

“Il Banco di Sardegna si prepara a dare una nuova, decisa accelerata al processo di spopolamento e desertificazione dell’Isola”, denuncia il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni. “Stando a quanto affermano i sindacati in merito al prossimo piano industriale del gruppo Bper, azionista di maggioranza del Banco, al progressivo processo di spoliazione della Sardegna, che ha portato alla chiusura di un quarto delle filiali del gruppo negli ultimi quattro anni, starebbe per aggiungersi una nuova ondata di soppressioni, a danno, come sempre, dei piccoli comuni delle aree più disagiate”.
“Giova ricordare che l’azionista di minoranza è quella Fondazione di Sardegna che vanta legami fortissimi con gli ambienti politici dell’Isola, che è chiamata a gestire un patrimonio di 900 milioni di euro di proprietà del popolo sardo e la cui principale funzione istituzionale è quella di contribuire al rilancio e allo sviluppo dell’economia regionale”, sottolinea Dedoni. “Non si capisce, pertanto, come sia possibile che gli organi dirigenti del gruppo partoriscano a cadenza regolare dei piani industriali che privano di un servizio essenziale le zone interne e periferiche, danneggiando migliaia di sardi e contribuendo a frenare lo sviluppo dell’Isola. In una stagione in cui tutte le parti politiche, almeno nelle intenzioni, stanno facendo proprie le tematiche della lotta allo spopolamento e della necessità di rilanciare il tessuto produttivo dei piccoli centri, iniziative del genere rischiano di vanificare gli sforzi di chi ha speso decenni a cercare di portare tali temi al centro dell’attenzione”.
“Non vorremmo”, conclude il capogruppo, “che dietro simili operazioni si celasse la volontà di utilizzare la minaccia del disimpegno dal territorio per acquisire una posizione di vantaggio nei confronti della politica ed in particolare della Giunta regionale, rafforzando così la posizione di potere che l’abbinata Bper – Fondazione di Sardegna può vantare nei confronti del sistema economico isolano”.

DEDONI: Protesi sanitarie, ancora disservizi: la Giunta revochi il contratto per la fornitura

Una nuova sollecitazione ad annullare la gara regionale per la fornitura di ausili e protesi sanitarie riutilizzate e sanificate è stata fatta dal capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, al Presidente della Regione, Francesco Pigliaru, e all’Assessore regionale alla Sanità, Luigi Arru, per mezzo di un’interrogazione in cui si chiede conto dello stato di attuazione della sua mozione approvata all’unanimità dall’Aula lo scorso 4 maggio, nella quale si impegnava la Giunta a verificare le condizioni in cui avviene la fornitura e ad annullare, in regime di autotutela, il relativo contratto.
La gara regionale, bandita dall’Asl n. 1 di Sassari, è stata assegnata nel 2016 ad un’azienda toscana, che da allora fornisce i presidi in tutta la Sardegna, a differenza di quanto accadeva in precedenza, quando erano le officine ortopediche-sanitarie dell’Isola, convenzionate con il sistema sanitario regionale, a consegnarle ai pazienti in via diretta, lasciando questi ultimi liberi di scegliere a chi rivolgersi. Sono subito iniziate le segnalazioni di disservizi di ogni genere, dai dieci giorni lavorativi necessari per l’erogazione all’imposizione di ausili riutilizzati non adatti alle caratteristiche fisiche del paziente (in particolare per quanto riguarda le carrozzine), fino, come si legge nell’interrogazione, alla fornitura di protesi “non correttamente sanificate, vale a dire sporche e recanti tracce biologiche dei precedenti utilizzi, in dispregio alle più elementari norme igieniche”. Inoltre, la messa in utilizzo dei presidi non avviene più in presenza del medico che li ha prescritti, con conseguenti rischi anche per la sicurezza dei pazienti, oltre al venir meno delle opportune verifiche sull’appropriatezza di quanto fornito. Tutto ciò ha portato a numerose azioni di protesta da parte dei pazienti, fino alla ‘rivolta delle carrozzine’ del 10 maggio, quando gli assistiti hanno manifestato a Cagliari sotto la sede dell’Assessorato alla Sanità.
“Nonostante l’approvazione della mozione”, prosegue Dedoni, “non si è segnalato il venir meno dei disservizi”. Non solo, perché il 20 luglio l’agenzia Alisa, che coordina il sistema sanitario della Regione Liguria, ha annullato in regime di autotutela l’affidamento provvisorio di un’analoga gara regionale unificata, assegnata alla stessa azienda toscana che fornisce il servizio in Sardegna. In quel caso, è stata rilevata “un’offerta economica anormalmente bassa in ragione di un’offerta tecnica palesemente incongruente e non sostenibile in rapporto al prezzo richiesto e giustificato”.
Il capogruppo dei Riformatori chiede dunque al Presidente e all’Assessore quale sia lo stato di attuazione degli impegni previsti nella mozione approvata a maggio, se anche l’offerta che ha vinto la gara in Sardegna “presenti profili anomali al pari di quelli emersi nella gara bandita dall’agenzia Alisa” e, ancora una volta ed anche in ragione dei ricorsi al Tar eventualmente presentati dalle altre aziende partecipanti alla gara, di annullare in regime di autotutela il contratto di fornitura.

DEDONI: Pecorino Bond, quali rischi da chiusura banca Bsi per riciclaggio?

La chiusura delle succursali italiane dell’istituto di credito svizzero Bsi Merchant, decretata dalla Banca d’Italia per gravi violazioni delle norme antiriciclaggio, potrebbe avere ripercussioni sull’operazione ‘Pecorino Bond’, nella quale la banca ha svolto la funzione di advisor? E quali sono i rapporti tra la Regione e l’istituto d’Oltralpe? A chiederlo sono i consiglieri regionali del gruppo Riformatori Sardi per l’Europa, in un’interrogazione, di cui è primo firmatario il capogruppo Attilio Dedoni, rivolta al Presidente della Regione, Francesco Pigliaru, e agli Assessori regionali al Bilancio, Raffaele Paci, e all’Agricoltura, Pierluigi Caria.
Nel giugno dello scorso anno, la Giunta regionale ha adottato il programma di sostegno al settore lattiero-caseario chiamato ‘Sheep Cheese Finance’, più noto come ‘Pecorino Bond’, che si proponeva di dare sicurezza ad un settore strategico per l’economia sarda, in grave difficoltà a causa delle oscillazioni nel prezzo del Pecorino Romano. Il programma prevedeva un paniere di circa dieci aziende,  le quali avrebbero emesso dei ‘mini-bond’ a 18-24 mesi per sostenere il capitale circolante, dando come pegno parziale le forme di pecorino accantonate. I ‘mini-bond’ erano garantiti fino al 60 per cento da un fondo di garanzia della Regione e fino ad un altro 60 per cento dal pegno sul pecorino, con una garanzia totale del 120 per cento che consentisse di compensare il potenziale calo del prezzo.
Quale advisor dell’operazione, con il compito di selezionare le imprese candidate, è stata indicata la Bsi Merchant, società italiana appartenente al gruppo bancario svizzero Bsi. “La Banca d’Italia”, si legge nell’interrogazione, “ha avviato nello scorso mese di aprile il procedimento di chiusura delle succursali italiane della Bsi, a seguito di verifiche ispettive, condotte nel mese di ottobre 2016, dalle quali sono emerse gravi violazioni alla normativa in materia di riciclaggio, con rischio di reiterazione delle irregolarità. La Banca d’Italia ha inoltre vietato alla Bsi di intraprendere nuove operazioni”. “Proprio nel mese di ottobre 2016, periodo in cui la Bsi era sotto indagine della Banca d’Italia”, prosegue l’interrogazione, “gli Assessori regionali all’Agricoltura e al Bilancio dichiaravano, con conferenze stampa ed incontri con i partner finanziari e con le aziende, che l’operazione entrava nel vivo e che a breve sarebbe andata a regime”.
I Riformatori chiedono pertanto all’esecutivo di riferire se è a conoscenza di quanto è accaduto e, in particolare, delle decisioni della Banca d’Italia; quali modalità e quali criteri siano stati adottati nell’individuazione dell’advisor, e quali siano i rapporti che ancora intervengono tra la Regione, la Sfirs e la Bsi, “ancorché la stessa oggi abbia assunto una nuova denominazione”, nella gestione del capitale di rischio dei ‘Pecorino Bond’. Infine, si chiede “se le aziende interessate abbiano subito o possano subire danni economici a seguito della chiusura delle sedi italiane della Bsi e della mancata operatività dell’istituto finanziario in Italia” e “se la Bsi sia ancora partner del progetto, per il quale è stata pubblicata una nuova manifestazione di interesse con scadenza al 31 dicembre 2017”

INTERROGAZIONE DEDONI, con richiesta di risposta scritta, sulle ripercussioni delle chiusure delle succursali italiane della BSI da parte della Banca d’Italia interessata al progetto “Pecorino Bond”.

Il sottoscritto

premesso che la Giunta regionale, con la deliberazione n. 35/4 del 14 giugno 2016, ha approvato la l’adozione di misure di sostegno al settore lattiero-caseario per l’avvio di un progetto denominato “Sheep Cheese Finance”, cosiddetto pecorino bond;
considerato che la scelta di uno strumento finanziario innovativo era data dalla necessità di stabilizzare e dare sicurezza ad un settore strategico per l’economica sarda, ma purtroppo in grave difficoltà, ieri come oggi, a causa delle oscillazione del prezzo;
osservato che il programma di sostegno prevedeva un paniere di circa 10 aziende agroalimentari, operanti nel comparto lattiero-caseario,  che emetteranno mini bond a 18-24 mesi per sostenere il capitale circolante, dando come pegno parziale le forme di pecorino accantonate;
tenuto conto che i mini bond erano garantiti fino al 60% dal fondo di garanzia della Regione e fino al 60% da un pegno sul pecorino, con una garanzia totale del 120% che consentisse di compensare il potenziale calo del prezzo;
constatato che Advisor dell’operazione finanziaria, con compito di selezione delle imprese, era la BSI Merchant, società italiana appartenente al gruppo bancario svizzero BSI;
appreso che la Banca d’Italia ha avviato nello scorso mese di aprile il procedimento di chiusura delle succursali italiane dalla BSI, a seguito di verifiche ispettive, condotte nel mese di ottobre 2016, dalle quali sono emerse gravi violazioni alla normativa in materia di riciclaggio, con rischio di reiterazione delle irregolarità;
valutato che la Banca d’Italia ha inoltre vietato alla BSI di intraprendere nuove operazioni;
evidenziato che proprio nel mese di ottobre 2016, periodo in cui la BSI era sotto indagine della Banca d’Italia, gli Assessori regionali dell’Agricoltura e del Bilancio dichiaravano, con conferenze stampa ed incontri con i partners finanziari e con le aziende, che l’operazione entrava nel vivo e a breve sarebbe entrata a regime;
chiede

di interrogare il Presidente della Giunta e gli Assessori del Bilancio e dell’Agricoltura  per sapere
– se siano a conoscenza di quanto su esposto ed in particolare delle decisioni della Banca d’Italia in merito alla condotta della BSI;
– quali modalità e quali criteri siano stati adottati nella scelta di BSI come Advisor dell’operazione “Pecorino Bond”;
– quali rapporti ancora intervengano tra la Regione Sardegna, la Sfirs e la BSI nella gestione del fondo di capitale di rischio appositamente costituito ancorchè la stessa oggi abbia assunto una nuova denominazione;
– se le aziende interessate abbiano subito o possano subire danni economici a seguito della chiusura delle sedi italiane di BSI e della mancata operatività dell’istituto finanziario in Italia;
– se la BSI sia ancora partner del progetto “Pecorino Bond” per il quale è stata pubblicata la nuova manifestazione di interesse con scadenza al 31 dicembre 2017.

Cagliari, 21 settembre 2017

DEDONI: Elisoccorso, preoccupazioni fondate: vertici Ats e Assl Olbia si assumano le responsabilità

“Il ricorso al Tar che minaccia di bloccare l’assegnazione del bando regionale per il servizio di elisoccorso dimostra che le preoccupazioni avanzate dall’opposizione erano fondate e che avrebbero meritato ben altra attenzione da parte della Giunta regionale, oltre che dei vertici dell’Ats e dell’Assl di Olbia, responsabili del procedimento”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“Anziché cercare di intimidire chi, segnalando pubblicamente le criticità presenti nel capitolato d’appalto, non ha fatto altro che svolgere il proprio compito nell’interesse dei sardi”, prosegue Dedoni, “i responsabili della gara avrebbero fatto meglio a prestare ascolto ai rilievi mossi dalle aziende interessate a concorrere per l’affidamento del servizio, le quali già prefiguravano il ricorso alle vie legali qualora non fosse stato corretto un capitolato ritenuto eccessivamente restrittivo”.
“Al di là dei proclami cui abbiamo assistito all’apertura delle buste, infatti, non si può certo dire che la gara sia stata particolarmente partecipata”, conclude il capogruppo. “Ora viene da chiedersi se chi minacciava azioni legali contro l’opposizione consiliare si assumerà personalmente la responsabilità per gli eventuali ritardi nell’avvio del servizio, che sconta già le lungaggini di una procedura a dir poco farraginosa, senza contare le incertezze dovute al mancato avvio dell’Areus, cui il servizio di elisoccorso dovrà far capo. Un bando da oltre 90 milioni di euro rischia di trasformarsi in un’incompiuta epocale, lasciando i cittadini delle aree più periferiche e disagiate privi di un servizio essenziale, mentre si tagliano i posti letto e si depotenziano gli ospedali nei territori”.

DEDONI: Rete ospedaliera, slittamento dell’Aula per imbavagliare l’opposizione

“Apprendiamo dalla stampa che nella maggioranza starebbe maturando l’intenzione di iniziare come previsto l’esame in Aula del Piano per la riorganizzazione della rete ospedaliera il 26 settembre, per poi sospenderlo fino a metà ottobre nel tentativo di trovare qualche forma di accordo con i sindaci della propria parte politica al fine di garantire un minimo di consenso nei territori verso una riforma che, ormai è chiaro, in Sardegna nessuno vuole. Siamo totalmente contrari a tale ipotesi, che costringerebbe il Consiglio regionale a discutere del niente nell’attesa che il Pd risolva le sue beghe interne, per poi trovarsi davanti il vero testo riscritto a colpi di emendamenti e di fatto ‘blindato’”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“Martedì prossimo vogliamo conoscere il testo definitivo che la maggioranza intende sottoporre all’Assemblea”, ammonisce Dedoni. “Anche perché, con la scadenza per la presentazione degli emendamenti fissata per l’indomani, si vuole nascondere all’opposizione il vero testo in esame, limitando così il dibattito e la possibilità di apportare quelle modifiche che tanti territori richiedono a gran voce e di cui il centrosinistra non sembra in grado di farsi carico, stretto com’è tra l’incudine di una Giunta che sulla sanità si gioca il prosieguo della legislatura e il martello dei propri bacini elettorali in rivolta. Se la maggioranza si è finalmente resa conto che il Piano elaborato dall’esecutivo è improponibile, come da tempo sosteniamo, allora si prenda la responsabilità di presentarsi in Aula e di chiedere il rinvio del testo alla Commissione competente, dove ci si potrà confrontare per scrivere una nuova riorganizzazione, che parta dalle esigenze dei territori per definire una rete ospedaliera efficiente e in grado di garantire a tutti i sardi pari diritto di accesso all’assistenza sanitaria pubblica”.
“Anziché tagliare i posti letto ospedalieri nei territori, scaricando sui cittadini delle zone interne e disagiate i costi degli spostamenti per poter accedere alle cure mediche di cui hanno bisogno, il centrosinistra farebbe bene ad affrontare seriamente il buco nero delle aziende sanitarie che, nonostante l’accorpamento delle otto vecchie Asl nell’Ats, continuano a generare deficit ad un ritmo spaventoso”, conclude il capogruppo. “Anche la variazione di bilancio che il Consiglio si accinge ad approvare, con la quale saranno stanziati 117 milioni di euro per cercare di arginare parzialmente un disavanzo fuori controllo, non servirà a niente, perché l’istituzione dell’azienda unica ha incrementato enormemente le inefficienze e le diseguaglianze del sistema ma non è riuscita ad incidere minimamente sugli elementi che fanno lievitare la spesa, vale a dire gli sprechi e le clientele che si annidano in quella ‘zona grigia’ costituita dalla gestione del personale e degli acquisti”.

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