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CRISPONI (Riformatori) – Istituita la Commissione d’inchiesta sul fallimento delle politiche industriali nella piana di ottana

E’ stata approvata oggi in Consiglio regionale la richiesta di istituzione di una Commissione d’inchiesta sul fallimento delle politiche industriali nella piana di Ottana.

«L’incredibile intreccio di vicende – ha detto Luigi Crisponi (Riformatori Sardi) primo firmatario della proposta – che hanno portato alla dissoluzione del sogno industriale della Sardegna centrale merita questo approfondimento per fare luce sulle ragioni di un tracollo che ha portato alla desertificazione socio economica dell’area. La Commissione opererà anche per fare chiarezza sulle scelte operate dalla politica e puntualizzare quali concrete azioni di rilancio avviare – previe bonifiche delle aree -per il riuso del Polo di Ottana a fini produttivi».

La proposta di istituzione della Commissione d’inchiesta è stata votata dall’intero Consiglio regionale.

Crisponi (Riformatori): La chiusura infinita del Ponte di Oloè affossa il turismo

Il consigliere regionale Crisponi chiede un nuovo vertice.

NUORO. Ponte di Oloè ancora chiuso: «un danno gravissimo all’economia olienaese, ma la Provincia è assente. Si va verso un’altra stagione turistica col segno negativo mentre ovunque si registra un aumento dei turisti». Il grido di allarme è del consigliere regionale Luigi Crisponi. Un danno incalcolabile per tutte le aziende agricole per raggiungere le quali bisogna fare decine di chilometri in più con grande dispendio di energie e danaro, dice. Per questo comparto si spera nell’apertura della strada alternativa ma non è certo la soluzione per il turismo. «L’assordante silenzio da parte della Provincia di Nuoro sulla vicenda del ponte corre il rischio di produrre ulteriori danni alla collettività olianese» dichiara Crisponi. «A seguito del finanziamento da 4.117.000 euro deliberato dalla Regione lo scorso 23 gennaio – dice – si attendeva una pronta convocazione da parte dell’amministrazione provinciale di un tavolo istituzionale dei soggetti coinvolti a vario titolo nella vicenda per passare una volta per tutte dalle parole a fatti concreti che liberino il paese dalla terribile quanto assurda chiusura del transito veicolare sul ponte». «Insomma – prosegue Crisponi – ci troviamo davanti a un timido spiraglio che corre il rischio di rimanere chiuso per l’inazione dell’Ente nuorese a cui va addebitato anche l’incomprensibile mancata presentazione della documentazione per la richiesta di dissequestro al tribunale del capoluogo. A questo punto auspico che il prefetto di Nuoro Carolina Bellantoni, che ha già mostrato ampia sensibilità e attenzione al riguardo, voglia convocare un vertice con tutti gli enti e istituzioni interessate con cui affrontare in modo chiaro e trasparente le criticità che frenano l’operato dell’Ente proprietario del viadotto e assicurare una svolta in questo frangente». «Giova ricordare – conclude il consigliere regionale – che per superare il disagio patito dal blocco della Sp 46 non può bastare la pur positiva soluzione tampone dell’apertura della strada di Perunebbas, dal momento che vi sarà consentito solo il transito dei mezzi di piccola cilindrata, escludendo i mezzi pesanti e fra questi in vista dell’imminente stagione turistica camper e bus turistici. Purtroppo spiace aver registrato che mentre tutta la Sardegna nella scorsa stagione ha potuto sorridere per i numeri da record del movimento turistico, gli unici ad aver patito numeri negativi e un gravissimo danno economico
sono stati gli operatori turistici e commerciali olianesi con minori presenze nelle strutture ricettive e della ristorazione, con meno visitatori alle sorgenti di Su Gologone, e purtroppo con le conseguenti riduzione di vendite nell’indotto del commercio e delle produzioni locali».

CRISPONI (Riformatori): Oloè è chiuso La protesta risale sul ponte

Oliena Il caso in Regione

Oloè è chiuso
La protesta
risale sul ponte

Strada sbarrata, da mesi: si passa solo su due ruote. «Una vergogna infinita. Nei prossimi giorni andremo in Comune, incontreremo il commissario Manuel Delogu. Vogliamo capire, come cittadini di Oliena e rappresentanti del Comitato per il ponte di Oloè, in che modo intende muoversi su una vicenda che sta creando danni ingenti a un intero territorio». Il ristoratore Cenceddu Palimodde fa il capopopolo, raccoglie un malcontento generalizzato. «Una situazione indecente, presenterò un’interpellanza al governatore Francesco Pigliaru», rincara Luigi Crisponi, consigliere regionale dei Riformatori.

Nessuna novità, nonostante le promesse. Il ponte di Oloè resta impercorribile, incubo ricorrente sulla strada che da Oliena conduce a Dorgali. «Un quadro poco degno di un paese civile – dice Crisponi -. A parte le ragioni che hanno portato al blocco del traffico veicolare, con conseguenti danni irreparabili alle aziende produttive e ai lavoratori della zona, non pare intravedersi alcuna soluzione che consenta almeno il ripristino provvisorio della circolazione sul garantito percorso alternativo».
Il turismo è in calo del 30 per cento. Oliena va controcorrente, chiude una stagione buona ma non esaltante. «Alberghi e ristoranti continuano a soffrire – afferma Palimodde -. Passi il silenzio della magistratura, non quello della politica. Non capisco perché il ponte resti chiuso, sebbene le prove di carico fatte dai tecnici della Provincia di Nuoro siano state positive».

fonte: L'Unione Sarda - Gianfranco Locci

CRISPONI: Continuità territoriale, un flop annunciato

Il flop della continuità territoriale, lo avevamo preventivato fin da prima dell’estate attribuendone la responsabilità, oltre ogni ragionevole dubbio al duo Pigliaru, Deiana.

Il frutto della arroganza e della supponenza della Giunta regionale purtroppo ora si riverbera sui cittadini sardi sempre piu’ ostaggio di scelte sciagurate da parte dei due di Villa Devoto ed ora anche delle cervellotiche azioni degli euro-burocrati.

Bene avrebbero fatto a lasciare le cose come stavano in capo alla precedente continuità territoriale ivi compresa la Ct2 affossata dalla presunzione e dalla foga teorica dell’ex Assessore Deiana.

L’unica cosa certa è che le mortificazioni per i Sardi, purtroppo non finiranno qui.

CRISPONI: Commissioni d’Inchiesta sulle politiche industriali

Una commissione d’inchiesta sui fatti e i documenti che hanno accompagnato la nascita, la crescita fino al fallimento delle politiche industriali nell’area di Ottana. A porre la sua istituzione all’attenzione dell’Assemblea sarda sono tutti i consiglieri dell’opposizione, oltre a Emilio Usula (Rossomori) e Antonio Gaia dei Cristiano popolari socialisti. Primo firmatario della richiesta il consigliere regionale dei riformatori sardi Luigi Crisponi – La richiesta arriva a pochi giorni dall’annunciato licenziamento dei 58 lavoratori dell’unico stabilimento produttivo di pet, al quale seguirà nei primi mesi del 2018 quello degli oltre 70 operai impiegati nella centrale termoelettrica della piana di Ottana. “Chiediamo che il Consiglio rifletta sulle azioni maldestre che hanno punteggiato un sogno industriale fallito”, ha detto il consigliere dei Riformatori, Luigi Crisponi, che ha posto la questione in evidenza col capogruppo dei riformatori sardi Attilio Dedoni, e i colleghi della minoranza Pietro Pittalis (Forza Italia), Gianluigi Rubiu (Udc) e Angelo Carta (Psd’Az).

Insularità, adesso serve un referendum

Gli enormi svantaggi dovuti alla nostra insularità, sono stati recentemente oggetto di due distinte iniziative politico-istituzionali. Della prima se ne è occupato il Parlamento Europeo che su impulso dell’europarlamentare Cicu ha adottato una risoluzione con la quale si riconosce l’handicap causato dalla condizione geografica di Sardegna e Sicilia. L’altra iniziativa è stata avviata dalla Giunta regionale con il coinvolgimento di Corsica e Baleari, per sigillare un’alleanza fra regioni che soffrono i comuni problemi di isolamento. Purtroppo quanto avvenuto con il flop del bando sulla continuità territoriale avviato proprio dalla Giunta regionale mostra da un lato la debolezza e l’insufficienza di iniziative che non abbiano il riconoscimento e la condivisione del corpo sociale dei cittadini e dall’altro una nuova presa d’atto su quali insopportabili presupposti i sardi debbano continuare ad affrontare le sfide del presente e soprattutto del futuro dovute all’insularità. Insomma tutti i pesanti svantaggi nella mobilità, nei costi dell’energia e delle merci, nelle esportazioni e nell’accesso ai mercati, paiono porsi come carenze strutturali invalicabili che impediscono la crescita e lo sviluppo economico dei nostri territori. Questa amara e sempre più intollerabile realtà deve, secondo i Riformatori, rilanciare una volta per tutte la “questione sarda” ponendola al centro di un nuovo dibattito politico istituzionale, con una iniziativa di autodeterminazione non più rinviabile, che per raggiungere appieno il suo scopo si ritiene debba essere trasversale e plebiscitaria ponendo il Presidente Pigliaru alla guida della stessa. E lo spessore dell’iniziativa politica deve trovare i partiti liberi da radicamenti ideologici o dall’essere ostaggio dei perenni conflitti di parte prendendo piena consapevolezza di un’occasione più unica che rara di unità, attraverso un confronto leale, serrato, ma rispettoso dei valori che ciascuna formazione o area politica esprime o rappresenta.Sarebbe già questa una terapia utile per un territorio stremato non solo dalla debolezza strutturale, ma anche dalle continue e rimasticate divisioni. Da qui nasce la proposta dei Riformatori di indire un referendum per inserire nella carta Costituzionale l’obbligo per lo Stato di tenere conto del principio della specificità sarda rappresentata dalla condizione di insularità. Ricavando in tal modo una dignità spesso negata dalla stessa Europa, che possa essere foriera di concretezza e specifiche attribuzioni finanziarie nella progettualità delle politiche nazionali ed europee. Senza dover in ogni occasione “con il cappello in mano” negoziare e rivendicare aiuti maldestramente dosati con il contagocce, nonostante la ben nota e tormentata condizione strutturale, economica e sociale della nostra Isola.Ma perché oltre all’atteso risultato si raggiunga l’obbiettivo del massimo clamore nazionale, sosteniamo l’idea che il referendum sardo si debba svolgere nello stesso giorno dei referendum consultivi istituiti in Lombardia e nel Veneto per ottenere maggiore autonomia e maggiori risorse. In quelle regioni, fra le più ricche d’Italia, l’iniziativa referendaria è sostenuta trasversalmente da un ampia coalizione di forze politiche, ed è facile intuire non solo il successo partecipativo ma anche quello del risultato finale.In buona sostanza a due regioni ricche e virtuose che vanno al referendum si vuole affiancare la nostra che soffre sì di mali opposti, ma che conosce bene e sulla pelle dei suoi cittadini come emarginazione ed isolamento siano statici ed immutati, anche a fronte dei rari, scostanti e disarticolati interventi da parte dello Stato. Capovolgere questa inaccettabile condizione richiama la politica regionale a una scelta coraggiosa e autorevole, inflessibile e severa, capace di superare le storiche divisioni politiche, avendo al fianco, e questa è la vera speranza, la condivisione del corpo sociale, l’energia morale di tutti i cittadini da coinvolgere nella battaglia a difesa della dignità del popolo sardo e delle ragioni fondanti l’iniziativa referendaria.*consigliere regionale Riformatori

(Luigi Crisponi - Consigliere Regionale dei Riformatori Sardi)

Crisponi (Riformatori): Ecco i B&Bunker, nuova frontiera del turismo in Sardegna

Ecco i B&Bunker, nuova frontiera del turismo in Sardegna
Piccole locande, bar e Spa riqualificando 500 fortini militari

Sfruttare lo straordinario patrimonio della seconda guerra mondiale in Sardegna, disseminata di piccoli e grandi bunker, per aprire una nuova frontiera del turismo sostenibile, naturalistico ed escursionistico. Accanto alla valorizzazione in chiave turistica dei fari costieri voluta dalla Regione, arriva ora la proposta di legge dei Riformatori per riqualificare queste ex postazioni militari e rispondere così alle nuove esigenze ricettive di un’utenza sempre più attenta a vacanze alternative. La stessa denominazione del progetto, B&Bunker, associa la prima parte dell’acronimo alle tante declinazioni dell’accoglienza, dell’ospitalità e dell’informazione turistica: Bed&Bunker, Bar&Bunker, Bike&Bunker, Beauty&Bunker, e così via. La nuova destinazione d’uso delle oltre 500 fortificazioni stimate in Sardegna, e presenti soprattutto lungo le coste Sud, Ovest e Nord dell’Isola, sarà definita dalle singole amministrazioni locali sulla base di bandi che potranno usufruire di un finanziamento regionale di 5 milioni di euro in due anni, con un massimo di 50 mila euro per la riqualificazione di ciascun bene. Il progetto dovrà anche tenere conto dell’ampiezza degli spazi dei fortini. Nella maggior parte dei casi queste postazioni militari sono composte da una bassa torretta di avvistamento con ampie feritoie per l’uso di armi da fuoco, spesso affiancata da piccoli edifici utilizzati per l’alloggio della guarnigione, il ricovero delle derrate e delle munizioni. Accanto si possono poi trovare delle ex piazzole per mitragliatrici della batteria antiaerea, rifugi e trincee. “E’ un potenziale enorme – spiega il consigliere regionale Luigi Crisponi – se recuperati, infatti, questi bunker potrebbero rispondere alla riduzione della disoccupazione giovanile, all’aumento dell’imprenditoria e all’incremento del patrimonio culturale”. “E’ possibile coniugare due aspetti – aggiunge il collega di partito Michele Cossa – la riscoperta di un patrimonio un pò sconosciuto e il forte richiamo turistico”.”La sfida – chiarisce il capogruppo Attilio Dedoni – è quella di restituire questo patrimonio da riqualificare alla conoscenza e all’uso strategico in campo turistico”.(ANSA).

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