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Insularità, adesso serve un referendum

Gli enormi svantaggi dovuti alla nostra insularità, sono stati recentemente oggetto di due distinte iniziative politico-istituzionali. Della prima se ne è occupato il Parlamento Europeo che su impulso dell’europarlamentare Cicu ha adottato una risoluzione con la quale si riconosce l’handicap causato dalla condizione geografica di Sardegna e Sicilia. L’altra iniziativa è stata avviata dalla Giunta regionale con il coinvolgimento di Corsica e Baleari, per sigillare un’alleanza fra regioni che soffrono i comuni problemi di isolamento. Purtroppo quanto avvenuto con il flop del bando sulla continuità territoriale avviato proprio dalla Giunta regionale mostra da un lato la debolezza e l’insufficienza di iniziative che non abbiano il riconoscimento e la condivisione del corpo sociale dei cittadini e dall’altro una nuova presa d’atto su quali insopportabili presupposti i sardi debbano continuare ad affrontare le sfide del presente e soprattutto del futuro dovute all’insularità. Insomma tutti i pesanti svantaggi nella mobilità, nei costi dell’energia e delle merci, nelle esportazioni e nell’accesso ai mercati, paiono porsi come carenze strutturali invalicabili che impediscono la crescita e lo sviluppo economico dei nostri territori. Questa amara e sempre più intollerabile realtà deve, secondo i Riformatori, rilanciare una volta per tutte la “questione sarda” ponendola al centro di un nuovo dibattito politico istituzionale, con una iniziativa di autodeterminazione non più rinviabile, che per raggiungere appieno il suo scopo si ritiene debba essere trasversale e plebiscitaria ponendo il Presidente Pigliaru alla guida della stessa. E lo spessore dell’iniziativa politica deve trovare i partiti liberi da radicamenti ideologici o dall’essere ostaggio dei perenni conflitti di parte prendendo piena consapevolezza di un’occasione più unica che rara di unità, attraverso un confronto leale, serrato, ma rispettoso dei valori che ciascuna formazione o area politica esprime o rappresenta.Sarebbe già questa una terapia utile per un territorio stremato non solo dalla debolezza strutturale, ma anche dalle continue e rimasticate divisioni. Da qui nasce la proposta dei Riformatori di indire un referendum per inserire nella carta Costituzionale l’obbligo per lo Stato di tenere conto del principio della specificità sarda rappresentata dalla condizione di insularità. Ricavando in tal modo una dignità spesso negata dalla stessa Europa, che possa essere foriera di concretezza e specifiche attribuzioni finanziarie nella progettualità delle politiche nazionali ed europee. Senza dover in ogni occasione “con il cappello in mano” negoziare e rivendicare aiuti maldestramente dosati con il contagocce, nonostante la ben nota e tormentata condizione strutturale, economica e sociale della nostra Isola.Ma perché oltre all’atteso risultato si raggiunga l’obbiettivo del massimo clamore nazionale, sosteniamo l’idea che il referendum sardo si debba svolgere nello stesso giorno dei referendum consultivi istituiti in Lombardia e nel Veneto per ottenere maggiore autonomia e maggiori risorse. In quelle regioni, fra le più ricche d’Italia, l’iniziativa referendaria è sostenuta trasversalmente da un ampia coalizione di forze politiche, ed è facile intuire non solo il successo partecipativo ma anche quello del risultato finale.In buona sostanza a due regioni ricche e virtuose che vanno al referendum si vuole affiancare la nostra che soffre sì di mali opposti, ma che conosce bene e sulla pelle dei suoi cittadini come emarginazione ed isolamento siano statici ed immutati, anche a fronte dei rari, scostanti e disarticolati interventi da parte dello Stato. Capovolgere questa inaccettabile condizione richiama la politica regionale a una scelta coraggiosa e autorevole, inflessibile e severa, capace di superare le storiche divisioni politiche, avendo al fianco, e questa è la vera speranza, la condivisione del corpo sociale, l’energia morale di tutti i cittadini da coinvolgere nella battaglia a difesa della dignità del popolo sardo e delle ragioni fondanti l’iniziativa referendaria.*consigliere regionale Riformatori

(Luigi Crisponi - Consigliere Regionale dei Riformatori Sardi)

Crisponi (Riformatori): Ecco i B&Bunker, nuova frontiera del turismo in Sardegna

Ecco i B&Bunker, nuova frontiera del turismo in Sardegna
Piccole locande, bar e Spa riqualificando 500 fortini militari

Sfruttare lo straordinario patrimonio della seconda guerra mondiale in Sardegna, disseminata di piccoli e grandi bunker, per aprire una nuova frontiera del turismo sostenibile, naturalistico ed escursionistico. Accanto alla valorizzazione in chiave turistica dei fari costieri voluta dalla Regione, arriva ora la proposta di legge dei Riformatori per riqualificare queste ex postazioni militari e rispondere così alle nuove esigenze ricettive di un’utenza sempre più attenta a vacanze alternative. La stessa denominazione del progetto, B&Bunker, associa la prima parte dell’acronimo alle tante declinazioni dell’accoglienza, dell’ospitalità e dell’informazione turistica: Bed&Bunker, Bar&Bunker, Bike&Bunker, Beauty&Bunker, e così via. La nuova destinazione d’uso delle oltre 500 fortificazioni stimate in Sardegna, e presenti soprattutto lungo le coste Sud, Ovest e Nord dell’Isola, sarà definita dalle singole amministrazioni locali sulla base di bandi che potranno usufruire di un finanziamento regionale di 5 milioni di euro in due anni, con un massimo di 50 mila euro per la riqualificazione di ciascun bene. Il progetto dovrà anche tenere conto dell’ampiezza degli spazi dei fortini. Nella maggior parte dei casi queste postazioni militari sono composte da una bassa torretta di avvistamento con ampie feritoie per l’uso di armi da fuoco, spesso affiancata da piccoli edifici utilizzati per l’alloggio della guarnigione, il ricovero delle derrate e delle munizioni. Accanto si possono poi trovare delle ex piazzole per mitragliatrici della batteria antiaerea, rifugi e trincee. “E’ un potenziale enorme – spiega il consigliere regionale Luigi Crisponi – se recuperati, infatti, questi bunker potrebbero rispondere alla riduzione della disoccupazione giovanile, all’aumento dell’imprenditoria e all’incremento del patrimonio culturale”. “E’ possibile coniugare due aspetti – aggiunge il collega di partito Michele Cossa – la riscoperta di un patrimonio un pò sconosciuto e il forte richiamo turistico”.”La sfida – chiarisce il capogruppo Attilio Dedoni – è quella di restituire questo patrimonio da riqualificare alla conoscenza e all’uso strategico in campo turistico”.(ANSA).

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