| CATTOLICI IN POLITICA E QUESTIONE MORALE |
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| Scritto da Alfio Boi | ||||||
| martedì 16 marzo 2010 | ||||||
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Non so se le ultime vicende giudiziarie riguardanti la gestione delle grandi opere da parte della Protezione Civile siano un caso isolato o rappresentino la punta dell’icesberg di un preoccupante fenomeno che ha nuovamente intaccato il nostro sistema politico e la nostra pubblica amministrazione. Si ha l’impressione che comunque il problema non sia da sottovalutare.
Non mi interessa prendere nuovamente posizione sul problema dell’equilibrio dei poteri dello Stato, ed in particolare sui conflittuali rapporti tra il potere esecutivo e il potere giudiziario. Credo che, insistendo su questo versante, non arriveremo alla soluzione del problema, ma andremo ad infoltire le fila delle due fazioni rappresentate da una parte dal “popolo viola” e dai “dipietristi”, e dall’altra di quelli che a tutti i costi devono trovare il modo di limitare la Magistratura per via normativa.Non credo che tutto l’operato della Magistratura sia il risultato di un permanente “fumus persecutionis”; come non credo, del resto, che la Magistratura possa da sola risolvere la questione morale della politica italiana.Mi sono convinto che il problema vada affrontato e possa essere risolto in un altro modo. E’ la politica (quella con la P maiuscola) che deve evitare che, al suo interno e nei suoi rapporti con la pubblica amministrazione, possano insorgere fenomeni di corrutela e di malaffare. Questi fenomeni non fanno altro che distruggerne la credibilità e creare un distacco con i cittadini, che rischia di diventare incolmabile. La politica è lo strumento per risolvere i problemi della società e non quello attraverso il quale si fanno i propri interessi. Cosa fare dunque? Innanzitutto è necessaria una più oculata selezione della classe dirigente. Gli unici parametri di valutazione devono essere rappresentati dalle capacità del soggetto che vuole fare politica, dalle sue qualità morali e dalle sue idoneità a dare risposte alle problematiche della società. Ben vengano i codici etici (purché vengano applicati) che regolamentino le attività dei partiti e dei loro componenti. Ma è molto più efficace l’ingresso dei valori nella politica. Non per niente, a più riprese, la Conferenza Episcopale Italiana, oggi per bocca del Cardinale Bertone, ma già in passato ad opera dell’allora Cardinale Ratzinger, ha evidenziato la necessità e l’importanza per i cattolici di fare politica attiva, al fine di condizionare in modo positivo questo mondo che vive un grosso momento di difficoltà. E’ chiaro che noi Riformatori, da buoni cattolici liberali, non possiamo che condividere questa posizione, tenendo ben presente che non è in discussione il principio della laicità dello Stato. Alfio Boi
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