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L'editoriale di questa settimana

RIDATECI AMSICORA!
Vi ricordate di Amsicora, il capo dei sardi pelliti noto per la sua contrapposizione a Roma?
Forse oggi servirebbero la sua determinazione e il suo coraggio per affrontare in “ singolar tenzone” sul Federalismo, Alberto da Giussano, portacolori della Padania.
I discendenti di Amsicora non sembrano infatti dotati delle sue stesse qualità.
E non hanno saputo unirsi intorno alla bandiera dell'Assemblea Costituente che -da diciassette anni- è stata messa a loro disposizione per aprire il confronto con lo Stato.
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LA SINISTRA PARLA A NOME DEGLI IMMIGRATI PDF Stampa E-mail
Scritto da Rolan Abimbola   
martedì 16 marzo 2010
Qual’è la mente folle che ha partorito l’iniziativa incongrua di mobilitazione dell’esercito degli immigrati?
Un sciopero per quale causa o per ottenere che cosa?
Protestare contro le condizioni di lavoro, lo si può anche concepire, ma, allora, chi protesta è il lavoratore a prescindere della sua provenienza. Siccome non ci risulta di essere in un sistema di apartheid dove il contratto di lavoro dell’immigrato è diverso di quello dei autoctoni, l’appello generico allo sciopero degli immigrati è una sciocchezza. Ragionando per assurdo, fermiamo per una giornata l’economia degli USA essendo un paese prevalentemente di immigrati!!!Come si deve comportare l’Amministratore Delegato di origine straniera di un azienda presente sul territorio?Astenersi di lavorare per compiacere a chi, disconnesso della realtà, pensa ancora in termine di lotta di liberazione dei popoli sfruttati.La Sinistra radical-chic, buonista e paternalista, commette (sicuramente consapevolmente) l’errore di unificare una realtà plurale per essenza. E’ discriminante parlare degli immigrati in modo indiscriminato.
E’ la sua pigrizia intellettuale così radicata che le fa dire anche che i figli nati in Italia da genitori stranieri sono immigrati di seconda generazione. Una assurdità sia lessicale che semantica, semmai sono stranieri finché lo Stato italiano non concederà loro la cittadinanza italiana per Jus Soli.
Si parte del presupposto che l’immigrato è un debole, quasi un disabile, oppure una specie da curare con particolare attenzione, si pensa per lui che non è in grado di poterlo fare.
Povero immigrato trascinato in una battaglia più grande di lui, precipitato in una voragine che poco ha a che vedere con le sue preoccupazioni.
La terminologia “immigrati” è comoda per chi non ama lo sforzo, perché aggrega una pluralità.
L’immigrazione, piaccia o no, non è un blocco monolitico, una realtà omogenea.
Le provenienze sono diverse, come le culture, la formazione professionale, l’estrazione sociale, pure le ambizioni personali.
Immigrare, è un progetto individuale, più o meno ben preparato. Soltanto le nazioni hanno a volte sogni collettivi, e che io sappia gli immigrati non sono ancora una nazione.
Forte di una presunta superiorità morale, l’ideologia sinistrosa non ha colto le nuove dinamiche in atto nel mondo, rispolverando la vecchia decrepita lotta di classe: ieri i padroni contro i lavoratori, oggi gli immigrati contro l’intero paese.
L’Europa, l’Italia, sarebbero xenofobe, segregazioniste, il regno delle discriminazioni nei confronti degli immigrati!
Eppure, contro tutta logica, rimangono la meta sognata dagli stessi.Io, straniero in Italia, non mi ritengo immigrato se per forza si debba fare la vittima,  Io, non aderisco a quell’appello perché ritengo di non essere a rischio nel paese che mi ospita, neppure la mia posizione lavorativa è in pericolo per motivo della mia provenienza, Io ho scelto di essere un individuo, un uomo libero, un professionista, prima che straniero, Io penso che non ci sia un problema degli immigrati in Italia, semmai un problema di gestione dei flussi e di legalità, conseguenza di quella immigrazione non controllata,
Io non credo nell’integrazione concepita dagli “Esperti”, invece credo nell’adesione volontaria e individuale a un modello di societàIo ho scelto di non scioperare perché credo nella capacità di accomunare i diversi e nella ospitalità di questo Paese.

Roland Abimbola

 




Commenti (1)
1. 17-03-2010 07:11
altro che scioperi mettiamoli in condizi
mi trovo perfettamente daccordo con il Sig Abimbola, aggiungo alle sue considerazioni l\'importanza che ha la forza lavoro extra comunitaria nel settore agricolo ed in particolare nell\' allevamento e nelle colture stagionali. Gli ultimi rilevamenti inps 
dicono che il 10% dei lavoratori agricoli sono extra comunitari e di questi circa il 18% sono a tempo determinato e il restante82% a tempo determinato a questi vanno aggiunti un numero altrettanto rilevante di immigrati da paesi neo comunitari quali polonia e romania. 
Questo dimostra che senza questa forza lavoro molte produzioni forse rischierebbero di scomparire. Il problema da risolvere sta nella burocrazia che le aziende agricole devono affrontare per poter regolarizzare i lavoratori extra comunitari che in molti casi coinvolge le produzioni stesse.
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