| LA QUESTIONE CAGLIARITANA |
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| Scritto da Massimo Fantola | ||||||
| martedì 02 marzo 2010 | ||||||
Lo affermo subito, consapevole delle critiche che mi cadranno addosso sopratutto dal “capo di sopra”: “Cagliari è il motore dell’economia sarda.” Per dirla tutta: non c’è un futuro per la Sardegna scisso da quello di Cagliari; non vi potrà essere crescita per Cagliari slegata dallo sviluppo della Sardegna. La storia di quest’ultimo secolo lo conferma. Il capoluogo è stato, prima, centro delle mediazioni, dei servizi, degli investimenti nei distretti agricoli, minerari e dell’allevamento dell’intera Sardegna e, poi, elemento di sintesi di quella imprenditorialità industriale, petrolchimica ed edile che ha retto l’economia dell’isola negli ultimi decenni. Il guaio è che questo motore sta perdendo colpi ed è necessaria ed urgente una sua revisione. L’assetto economico dell’isola si sta sfilacciando e la Cagliari che conosciamo sta lentamente morendo. La sua economia deve trovare altri sbocchi legati alla ricerca, alle nuove tecnologie, alla telefonia e, soprattutto, al turismo che ha anche il vantaggio di farci conoscere e di diventare,così, attrattori di investimenti multisettoriali. Ma per riuscire in questa impresa, a vantaggio di tutta l’isola, Cagliari deve essere competitiva con le altre grandi città del Mediterraneo: Palermo, Napoli, Genova, Marsiglia Barcellona, caratterizzate da attività industriali, turistiche, culturali di livello superiore, da dimensioni insediative non paragonabili e con un ruolo di città - leader riconosciuto nelle loro regioni. Cagliari, viceversa, è una “piccola città” di 150 mila abitanti, racchiusa in un fazzoletto di terra, che, se non fa sistema con la sua area vasta, forte di 450 mila residenti, non regge il confronto con le concorrenti. La nostra, inoltre, è una città non amata, spesso, mal sopportata, sempre individuata come “cosa a parte” rispetto all’isola; una città alla quale, per errori storici della sua classe dirigente e per una cultura distorta, i sardi non riconoscono il rango di “capitale”. Senza superare queste due ostacoli Cagliari non riuscirà ad interpretare il suo ruolo trainante per l’isola e questa ne subirà le conseguenze. Che fare? Certo, è necessario giungere ad una gestione unitaria dell’ area vasta cagliaritana, capace di superare i tanti egoismi municipalistici, come è indispensabile costruire un nuovo rapporto tra l’amministrazione regionale e quella cittadina per creare le condizioni per una sua nuova identità economica.. Ma la condizione dalla quale non si può prescindere è la consapevolezza da parte dei cagliaritani e non, che il destino di Cagliari e della Sardegna sono strettamente legati e che gli egoismi e le chiusure, degli uni e degli altri ci portano alla malora.
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Lo affermo subito, consapevole delle critiche che mi cadranno addosso sopratutto dal “capo di sopra”: “Cagliari è il motore dell’economia sarda.” Per dirla tutta: non c’è un futuro per la Sardegna scisso da quello di Cagliari; non vi potrà essere crescita per Cagliari slegata dallo sviluppo della Sardegna.