| LO SCIPPO DEL FUTURO |
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| Scritto da Rolan Abimbola | ||||||
| lunedì 15 febbraio 2010 | ||||||
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In seguito alla pubblicazione dell’articolo da noi intitolato “Non date più soldi all’Africa”, si è acceso un dibattito, che noi auguriamo civile e costruttivo, tra chi vede il bicchiere mezzo pieno e chi lo considera mezzo vuoto sui relativi “progressi” avvenuti nei vari paesi del continente nero. A dire il vero, la realtà supera la descrizione indulgente rapportata in queste pagine. Nella gran parte dei paesi africani si vive da cani, e nessuno deve sentirsi offeso perché quella è la realtà; si può ambire a cambiarla, ma ad oggi, è il triste quotidiano delle popolazioni interessate. E’ da tempo che sotto quelle latitudini lo Stato ha dato le dimissioni rinunciando al traguardo di un benessere generale. Una scusa però, ce la siamo inventata: la maggiore parte dei paesi africani nascono come Stati “moderni” dalla sola volontà degli ex-colonizzatori, senza che una classe dirigente abbia avuto il tempo di prepararsi ad una cosi grande responsabilità. Lo scandalo risiede nel fatto che dopo cinquant’anni o sono, non c’è e non si vede all’orizzonte una “nation-building”. Non c’è mai stato un’idea nazionalista perché non c’è alcunché sul quale costruire il consenso. Ci viene in mente un paragone che il lettore ci perdonerà, i paesi in oggetto sono simili in tutto e per tutto ai famigerati bamboccioni nostrani, vivono spensierati della cinica compassione e complicità irresponsabile dell’Occidente. Questa premessa per affermare la nostra determinazione e dichiarare che non ci tireremo in dietro, neppure siamo pronti a cambiare una virgola,rispetto a quanto è stato riportato nel già citato articolo. Qualcuno si meraviglia che in Rwanda la rete internet sia ad un punto avanzato, ma noi salutiamo una tale iniziativa, ma il punto è altro. Ben venga la diffusione della tecnologia in Africa, però il perno della nostra critica è sapere se l’Africa è, e quando sarà in grado di progettare e costruire delle autovetture, non ci gratifica il fatto che essa possa importare e fare circolare sulle sue strade una FERRARI. A differenza di quanti dichiarano l’inconsistenza del peso dell’Africa nel commercio mondiale, noi riteniamo che, un continente in cui circa l’80% dei prodotti manufatti sono importati dovrebbe pesare di più nei negoziati perché vitale alla sopravvivenza di molte economie occidentali ed altre. Invece di considerare questo versante, con la criminale complicità dei dirigenti africani, i cinici non esitano ad incoraggiare questo trend, pure di non avere a creare un’altra fronte di concorrenza, quella che risulterebbe di uno ancora lontano risorgimento del continente nero. Ribadiamo che lo Stato nella sua concezione moderna è assente in Africa, poco o nulla fa una pubblica amministrazione corrotta e inadempiente per alleggerire le sofferenze e soprattutto incentivare la creatività e le iniziative volte a reggere il confronto sulla scena internazionale e migliorare le condizioni d’esistenza della gente. I maggiori partner dei governi africani sono le organizzazioni non governative alle quale vengono aperti i salotti buoni del potere per progetti insensati a scopo assistenziali a dispetto dell’imprenditoria locale. Il colmo è la tendenza a chiudere tutte le strutture produttive e non, per giorni al fine di festeggiare la visita anche lampo di un capo di Governo o di Stato occidentale, con popolazioni coloratissime che suonano, cantano e ballano per il Messia del momento. Ci stupisce vedere negli incontri con i loro omologhi, i rappresentanti diplomatici africani farsi notare soltanto per i vestiti carnevaleschi non adeguati al decoro, mentre si prostrano in atteggiamenti servili. Mentre trattandosi di richiamare all’ordine in un intervento anche pubblico alcuni elementi criminali delle loro comunità oppure di denunciare gli abusi di cui altri loro connazionali sono vittime ,(e pensi che dovrebbero rappresentarli), non si fanno vivi, né si fanno sentire. Infatti ci colpisce questo silenzio “assordante” delle Autorità africane talvolta viene violati i diritti dei loro cittadini residenti all’estero. E’ puro masochismo sbandierare l’orgoglio di appartenere ad uno Stato che nega qualsiasi tutela dovunque siate. Per il viaggiatore (non colui interessato a visitare una riserva di Moicani) sbarcato la prima sensazione che si percepisce è il gran disordine, il caos. Invece di immaginare un piano urbanistico che accompagnasse la crescita demografica e urbana, i governanti africani si lanciano nei progetti faraonici (Agenzia spaziale nel Zaire di Mobutu) e sognano cattedrale nel deserto(vede la replica di San Pietro a Yamussukro in Costa dAvorio). Le zone rurali, per mancanza di una politica di sviluppo, riversano nella città già malmesse, popolazioni dai modi medievali con conseguenti delinquenza e povertà. Anarchia, sporcizia, polluzione sonore ed ambientale sono la regola. Viene negato al livello nazionale il minimo di tutela, gli ospedali (c’è da augurarsi di non avere un infortunio) sono l’avamposto dell’obitorio, negato il diritto a qualsiasi assistenza sanitaria, le pensioni scarsamente predisposte per tutti i lavoratori, niente politica della famiglia, l’istruzione pubblica scarsissima, la ricerca e lo sviluppo nell’oblio, in aperta contraddizione con delle leggi frettolosamente copiate sui modelli occidentali, ma che risultano di applicazione difficile affiancate a una corruzione di alto livello. Sappiamo di dover confrontarci con i soliti contraddittori, “esperti” buonisti con le loro valigie piene di risposte “prêt-à-porter” pronti a giustificare l’ingiustificabile e a dare gli attenuanti a quei delinquenti, veri “nani intellettuali” scippatori del futuro di un continente intero. Al fine di ottenere qualche sussidio dai loro maestri, molti governanti africani simulano una loro conversione al liberalismo e alla democrazia. Noi ci chiediamo come si riesce a conciliare il gioco democratico con il suffragio universale laddove il 70% della popolazione è analfabeta e vegeta in una miseria indescrivibile. Secondo il nostro modesto parere si tratta di una vasta truffa poiché il cittadino non ha né la cultura né la preparazione per affrontare tale situazione. A quel proposito, riscontriamo degli episodi che, se non ci fossero delle vite umane con il loro destino in ballo, presterebbero a ridere. Pensate soltanto che un paese appena grande come la Lombardia con tuttavia 8 milioni di abitanti, convertitosi alla democrazia dal 1991 vanta circa 350 partiti politici; anche qui mancano delle regole drastiche per registrare una organizzazione politica. Un’altra clamorosa illustrazione delle tergiversazioni in materia di riforme riguarda la lotta alla poligamia. Le buone intenzioni non bastano come non sono sufficienti le misure coercitive. Basterebbe nel quadro di una vera politica a favore delle famiglie, proporre un paradigma con i presupposti giuridici, ad esempio incentivare la famiglia monogamica con un numero di figli non superiore ad un tetto prefissato. I vantaggi sociali e economici di cui potrà godere quel modello familiare sono ad esempio la gratuità dell’istruzione, l’assistenza sanitaria, una fiscalità agevolata, contributi per l’accesso alla proprietà immobiliare con finanziamento a fondi perduti, bollette di gas, luce e acqua dimezzate, accesso facilitato al credito per l’avvio di attività produttive ecc… Ecco una frazione della nostra visione di un percorso di ammodernamento e di crescita sociali. Noi ci ricordiamo quel vecchio detto che invita a non mettere il carro davanti ai buoi. Roland Abimbola
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Vi ricordate di Amsicora, il capo dei sardi pelliti noto per la sua contrapposizione a Roma? 







