| NON DATE PIU' SOLDI ALL'AFRICA |
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| Scritto da Rolan Abimbola | ||||||
| giovedì 04 febbraio 2010 | ||||||
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Da mezzo secolo le politiche fallimentari di sviluppo sperimentate nei vari paesi (che di indipendenza ne hanno soltanto il nome) del continente nero dimostrano l’incapacità cronica della dirigenza africana ad immaginare e progettare un futuro per quella parte del mondo. Inutile perseverare sulla strada della compassione e della commiserazione, è ora di cambiare rotta. A forza di dichiarare che l’Africa è la culla dell’umanità, gli Africani si sono scordati di uscirne e rimangono eterni cuccioli. E la storia ci insegna a posteriori che quelli che sono riusciti a varcare i confini del continente hanno poi inciso sul miglioramento delle loro condizioni di vita, dando maggiori contributi all’evoluzione e alla storia dell’umanità. Finché non si terrà un linguaggio di responsabilità a quei popoli c’è il rischio che si mantenga l’estrema povertà in cui vegeta un intero continente diretto da un personale mediocre e cieco. La maggiore parte dei dirigenti del continente non hanno né la cultura né una spessore morale in grado di creare le condizioni di una crescita sociale e politica. Inutile proseguire nella via della compiacimento, cercando sempre futili scuse all’incuria di un personale politico-amministrativo incapace e inerte. Le ragioni non vanno certamente cercate (come si usa a fare semplicisticamente) nelle vicende tragiche del commercio umano o della colonizzazione. Come si spiega che nessun(dico bene nessun) paese del continente possa essere dato in esempio per le sue iniziative di sviluppo non solo economiche. Tutto un continente di cui il contributo alla storia del progresso umano è pari a zero. Non basta aver ricevuto da Madre-Nature delle ricchezze innumerevoli, i conti non tornano. La vera ricchezza, sono gli uomini sui quali si è dimenticato di investire, dando a loro il bagaglio e gli strumenti di una perenne crescita. La critica è diretta verso l’elite intellettuale inadempiente, e non contro i popoli sapientemente mantenuti nell’ignoranza e nell’indigenza, preoccupati soltanto a riempirsi la pancia, e come scriveva Brecht, “rivoltatela come vi pare, ma prima viene lo stomaco e poi la morale”. Se si riuscisse anche lievemente ad alzare il livello di educazione cioè di istruzione della povera gente, ci sarebbero motivi per sperare. Purtroppo l’estrema povertà non solo materiale in cui vegeta le popolazioni a dispetto del buon senso costituisce un freno alla presa di coscienza in grado di ribaltare l’andatura attuale. L’odio verso i paesi ricchi ritenuti unici responsabili è la risposta istantanea che fornisce la cricca di incompetenti e mendicanti che governa quei paesi. L’amore per il prossimo non figura nei loro programmi basati su finti orgoglio e nazionalismo. L’unica forma di eroismo si manifesta nella corruzione e nella cupidigia. Un inerente incapacità di solidarietà, di compassione o di carità verso i popoli stremati, nessuna visione politica, un’assenza di progettazione, tali sono i mali da curare per arrivare a una svolta. Delle tre virtù teologali, ci rimane soltanto la speranza a cui ci affidiamo per fare brillare le tante luci che ancora permango su quel continente. Come si, non credo a nessuna ipotetica conversione sulla “strada di Damasco”, auguro quanto meno che imbocchino la via per “Canossa”, consegnando le redine del potere ad una gioventù preparata, altamente qualificata, ricca di progetti e entusiasmo. Ci affidiamo all’eccellenza della diaspora presente nelle migliori Università del mondo libero affinché prenda coscienza del suo ruolo. Diversamente la strada da percorrere sarà quella di una nuova, però contrattuale, colonizzazione i cui danni non saranno peggiori di quelli inflitti dai dirigenti locali.
1. 05-02-2010 08:29 Complimenti: finalmente un ragionamento lucido e non ipocrita. E' necessario interrompere questo flusso di aiuti economici ai governi africani, utilizzati in massima parte per acquistare armi e per aumentare le ricchezze personali delle oligarchie locali. L'Occidente può aiutare l'Africa ad esempio congelando il debito pubblico di questi Paesi, evitando di chiedere loro gli interessi sul debito e riducendolo in misura proporzionale ai progressi in termini di diritti civili. L’Unione Europea potrebbe finanziare dei programmi di assistenza scientifica per affiancare medici e ingegneri occidentali ai loro colleghi africani per condividere le migliori competenze. La cultura cristiana dell'Occidente impone di aiutare il Continente Nero, ma sempre che l’aiuto sia reale. Per altro all’Europa, che basa il suo benessere sul mercato, conviene lavorare per avere un’Africa nuova, con forti e sane istituzioni, con infrastrutture moderne, rispettosa dei principali diritti civili. In quest’Africa nuova ci sarebbe ampio spazio per l’economia occidentale, così come da noi ci sarebbe lo spazio per i nuovi professionisti e imprenditori africani. 2. 15-02-2010 17:32 Ruanda, un esempio da seguire Eppure qualcosa si muove nel continente nero, perlomeno attraverso la tecnologia, attraverso l'introduzione di Internet a Banda larga, un'arma, a detta di molti, fondamentale per lo sviluppo economico-sociale dei paesi africani. L'esempio più eclatante arriva da un paese che solo 15 anni fa è stato il teatro di uno dei più spaventosi massacri del nostro secolo, il Ruanda. Infatti, oltre alla capitale Kigali, internet sta addirittura raggiungendo le campagne...in autobus...cioè se gli agricoltori non vanno agli internet point sarà la banda larga raggiungere le campagne: devono aver pensato questo i responsabili del progetto ‘eRwanda’ per lo sviluppo della tecnologia digitale nel paese, quando hanno ideato gli autobus-Ict. Concepiti da ingegneri rwandesi per attraversare le zone rurali del paese, gli autobus sono dotati di ruote motrici, un server e, al posto dei normali sedili, 20 postazioni internet alle quali sono collegati altrettanti laptop dotati di stampante, fotocopiatrice e altri strumenti multimediali. “I veicoli compiono un percorso prestabilito, in modo da toccare i villaggi delle aree più decentrate del paese e quelle in cui manca l’energia elettrica, per fornire agli abitanti un servizio altrimenti disponibile solo a diverse miglia di distanza” spiega Wilson Muyenzi, coordinatore del progetto, secondo cui i primi a beneficiare degli autobus ‘a banda larga’ saranno studenti, agricoltori e casalinghe. L’iniziativa è sostenuta dalla ‘Rwanda information technology authority’, (RITA), voluta dal presidente Paul Kagame per abattere il divario digitale e modernizzare il paese, basato su un’economia prettamente agricola da cui dipende oltre il 90% dell’intera popolazione. “Negli anni scorsi i programmi del governo si erano concentrati sulla creazione di internet point, ma abbiamo notato che certe aree, proprio le più arretrate del paese, rischiavano di essere tagliate fuori da questo ambizioso progetto di modernizzazione” aggiunge Muyenzi, “e così abbiamo deciso di creare delle postazioni mobili per andare incontro alla gente, mostrargli come il loro lavoro può essere semplificato o diffuso grazie a un semplice sito internet o ad annunci sulla rete”. L’idea ricalca quella delle ‘biblioteche mobili’, con cui già da anni i volontari delle organizzazioni nongovernative portano nelle regioni più impervie del continente libri e abecedari. Ma nonostante i gravi ritardi e l’assenza di infrastrutture adeguate, le giovani generazioni africane hanno fame di scoprire le nuove tecnologie. “I tempi stanno cambiando e noi cerchiamo di stare al passo. Qui la tecnologia - osserva Muyenzi – non è un lusso, ma l’unica via possibile per uscire in fretta dalla povertà”.Insomma niente male per un paese reduce da un genocidio terribile. Scrivi Commento
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