| NON SIAMO COMPETITIVI |
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| Scritto da Alfio Boi | ||||||
| giovedì 04 febbraio 2010 | ||||||
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Viviamo probabilmente il momento peggiore della crisi economica. Importanti realtà industriali quali l’Euralluminia, l’Alcoa, la Vinylis e altre importanti aziende multinazionali alzano bandiera bianca. L’ impatto sulle famiglie è disastroso: migliaia di operai in cassa integrazione guadagni, incertezza assoluta per il futuro. Si cerca con tanta buona volontà di tamponare l’emergenza, si introducono importanti strumenti quali il microcredito e i fondi di garanzia a favore delle imprese, ma continua a mancare una vera e propria politica industriale.
Il nostro sistema economico sconta una problematica strutturale che risulta ben lontana dall’essere risolta: la carenza di competitività dovuta alla mancata attuazione delle necessarie riforme. Alcuni esempi facilitano la comprensione del problema. • In Francia nel corso del 2009 con qualche clic sul computer, 320.000 cittadini hanno avuto la possibilità di mettersi in proprio praticamente in tempo reale. In Sardegna, continuano ad essere necessari tre o quattro mesi (se tutto fila liscio) per avere tutte le carte necessarie ad attivare un’impresa; • In Germania un’impresa che realizza un’opera pubblica o un servizio pubblico si vede liquidato il proprio compenso nel giro di quindici venti giorni dalla presentazione della fattura. In Sardegna (e in Italia), se tutto va bene passano mesi. • Le burocrazie di gran parte dei paesi europei riescono a spendere efficacemente gran parte, se non tutti, i fondi messi a disposizione dall’Europa: in Sardegna ci permettiamo il lusso di restituirne in abbondanza, quasi non avessimo problemi da risolvere. • I ritardi della giustizia civile per le aziende italiane sono una palla al piede da 2,3 miliardi di euro ogni anno, vale a dire 371 euro per ogni impresa. Cambiando argomento un giovane neo – laureato in giurisprudenza o in economia e commercio, prima di iniziare la libera professione, deve affrontare un lungo periodo di tirocinio e superare un esame di Stato: se va bene passano almeno due anni. Lo stesso giovane neo - laureato in Spagna arriva ad esercitare la libera professione nel giro di pochi mesi. Non mi soffermo più di tanto ad evidenziare le note differenze del costo del lavoro e del peso fiscale che grava sui nostri imprenditori rispetto agli altri competitors europei (senza scomodare la Cina e i Paesi asiatici che fanno un’evidente concorrenza sleale). Nonostante queste carenze il nostro sistema economico in qualche modo regge la sfida con gli altri Paesi. Quali livelli raggiungerebbe il nostro sistema economico se venissero attuate le necessarie riforme? Alfio Boi
1. 05-02-2010 07:59 Volontà & Capacità Buon giorno signor Alfio Boi, ho letto le sue lamentele, più che giuste, di come si opera in Italia, specialmente in Sardegna. Si è mai chiesto perchè i sardi vendono le loro capacità lavorative?, perche lavorano nelle miniere regalando i miglior prodotti che la natura ci ha donato alle multinazionali?, perchè dobbiamo abbassarci alle multinazionali chiedendo loro di rimanere a sfuttarci e faccendoci prendere a pesci in faccia? Sa cosa bisogna fare singor Alfio Boi: formare una società mista, con Regione sarda, imprenditori italiani, lavoratori, e mandare a casa tutte le multinazionali straniere; penso che con buona volontà e capacità lavorativa si otterrà moltissimo, rimanendo molti capitali e lavoro in sardegna: ricordi che L\'ALLUMINIUM sardo è il migliore al mondo come qualità e resa.Buon lavoro, nino. Scrivi Commento
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