| INFLUENZA A: MA NON DOVEVA ESSERE UNA PANDEMIA? |
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| Scritto da Walter Falgio | ||||||
| giovedì 04 febbraio 2010 | ||||||
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Che fine ha fatto l'influenza A? Si parlava di pandemia, allarme globale, rischio contagio in ogni angolo del mondo. Per il momento però l'Italia blocca l'acquisto di 24 milioni di dosi di vaccino, dopo averne messo a disposizione almeno 10 milioni su altrettanti 24 milioni già pagati. Il costo dell'operazione, dichiarato dal ministro della Salute Ferruccio Fazio, è stato di 180 milioni di euro. Ma ciò che forse impressiona ancora di più è il numero di vaccini realmente utilizzati: 900mila.
Questo raffronto di cifre porta necessariamente a una riflessione: gli italiani evidentemente non hanno ritenuto realistico l'allarme lanciato dall'Organizzazione mondiale della sanità, ripreso a caratteri cubitali dalla stampa, sostenuto e rilanciato a tutti i livelli dagli organismi istituzionali preposti. Certamente in seguito a un simile avvertimento dell'Oms è obbligatorio predisporre tutte le contromisure del caso. Ma era il caso, piuttosto, di sostenere l'informazione sul rischio pandemia? In seguito a diversi pareri contrastanti sull'efficacia del vaccino e sulla sua sperimentazione, era il caso di lanciare una campagna così serrata? Fa riflettere ancora la posizione assunta dalla Polonia, unico paese europeo che non ha impostato alcun piano vaccinazione. Le autorità di Varsavia hanno valutato il vaccino rischioso perché non sufficientemente testato. Ad oggi il numero di morti del Paese è assolutamente in linea con la media continentale. Ovvero il numero è 145 su 38 milioni di abitanti. In italia, su 60 milioni, sono stati contati ad oggi 193 decessi. A questo punto ci si chiede come saranno smaltiti i vaccini italiani pagati e non utilizzati? Saranno rivenduti, riciclati se possibile con la campagna antinfluenza del prossimo anno? Eppure, facendo un passo indietro, come ha scritto Paolo Granzotto su "Il Giornale", avremmo potuto in qualche modo fare tesoro delle esperienze passate: "Di mucca pazza si registrarono, nel mondo, 139 casi, di Sars 890 e di aviaria 369. Cifre che non solo possono essere riferite a un fenomeno pandemico, ma nemmeno epidemico. Però, anche ridotti a quelle proporzioni, costarono all’Italia, ovvero ai suoi contribuenti, qualcosa come mille miliardi di lire".
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