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Consiglio Regionale:presentata la pdl sul Bipartitismo in Sardegna PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
giovedì 30 novembre 2006

I Riformatori, propongono una modifica alla Legge Statutaria che introduca,nelle elezioni regionali sarde, il principio del premio elettorale di maggioranza in capo al maggior partito della coalizione.

L’ obiettivo è il superamento dell’attuale spezzettamento dei partiti, verso una aggregazione omogenea per aree affini e ideali, che rafforzi il sistema dei partiti e controbilanci il ruolo del Presidente.

Ecco il testo:

 

Bipartitismo in Sardegna.

Relazione di accompagnamento

Al termine della grande stagione delle riforme istituzionali ed elettorali, che si sono succedute dal 1992 al 1994, l’Italia ha trovato un proprio assetto che consente un maggior coinvolgimento del cittadino nelle scelte della politica.

L’elezione diretta dei Sindaci, dei Presidenti di provincia, dei Presidenti delle Regioni, unita al sistema elettorale con premio di maggioranza, ha creato le condizioni per una stabilità di governo, precedentemente pressoché sconosciuta.

Anche in Sardegna, i referendum per il Presidenzialismo e per il sistema elettorale maggioritario, votati nel novembre del 1999, hanno confermato plebiscitariamente l’indicazione in tale direzione da parte dei cittadini sardi.

L’adozione della legge nazionale nell’ultima tornata elettorale del 2004, pur con innumerevoli storture, ha consentito per la prima volta anche in Sardegna l’elezione diretta del Presidente e ha consegnato allo schieramento vincitore una larghissima maggioranza consiliare, indispensabile per dare attuazione legislativa al programma di governo.

La rivoluzione del sistema delle rappresentanze politiche non sembra peraltro arrivata a pieno compimento, né in Sardegna, né nel resto d’Italia.

L’assegnazione di nuove attribuzioni al potere monocratico del Presidente non è stata infatti accompagnata da un’adeguata azione di riequilibrio dei poteri nei confronti dell’organo elettivo consiliare e, in particolar modo della minoranza, il cui ruolo non appare adeguatamente protetto, con conseguente complessiva sofferenza dell’intero sistema.

Nel sistema bipolare, che fonda la sua forza sulla possibilità dell’alternanza tra due schieramenti portatori di progetti politici differenti, è infatti indispensabile che siano garantiti alla minoranza gli strumenti di controllo dell’operato della maggioranza, di lavoro e di elaborazione politica che le consentano di rendere forte e visibile il proprio progetto, rafforzando la propria candidatura come schieramento alternativo.

La relativa debolezza dell’organo elettivo assembleare, e della minoranza in particolare, che oggi è usuale rilevare nella maggior parte dei consessi amministrativi e legislativi è resa drammaticamente più evidente dal grave indebolimento del complessivo sistema dei partiti.

Rispetto alla “Prima Repubblica”, i partiti hanno giustamente restituito ai cittadini una parte della propria centralità, ma non sono riusciti a costruire la loro nuova centralità, che possa dare il necessario riferimento alle parti sociali.

Il numero dei partiti politici, invece di ridursi, è aumentato, ed il potere di veto dei piccoli partiti è diventato centrale nelle coalizioni, che non riescono a trovare la propria forza nella omogeneità delle idealità e dei programmi.

Con uno sforzo di sintesi, si potrebbe dire che mentre i cittadini sono entrati nella logica “bipolare”, i partiti seguono con più difficoltà e tendono ancora a marcare le differenze (talvolta anche esigue), pur di garantirsi ciascuno il proprio spazio politico elettorale e autonomo.

Oggi, diventa dunque indispensabile completare il processo di innovazione delle istituzioni iniziato oltre dieci anni or sono, per non correre il rischio di cedere alla montante marea dei “restauratori” che, in nome delle cose che non funzionano (e che sono innegabilmente sotto gli occhi di tutti) propugnano un improponibile ritorno al passato.

Per usare una abusata metafora, oggi siamo in mezzo al guado: è impossibile restare fermi perché si verrebbe travolti dalla corrente.

Le alternative sono due: o si torna indietro verso i rassicuranti difetti del proporzionalismo e del parlamentarismo estremo, che ci farebbero ritornare nella palude senza scelte dell’ultimo decennio della Prima Repubblica, oppure si ha il coraggio di guardare davanti e raggiungere il definitivo approdo del sistema Presidenziale e maggioritario, che dettagli compiutamente diritti e doveri di tutti coloro che derivano la loro investitura direttamente dal voto popolare.

E’ per questo che, tutti coloro che non hanno nostalgie restauratrici vedono oggi indispensabile ed urgente l’intervento correttivo che consenta di rafforzare gli elementi deboli dell’attuale sistema, nella consapevolezza che soltanto il perfezionamento e il completamento dell’assetto istituzionale può difendere davvero l’attuale assetto.

Il processo di rafforzamento del sistema bipolare passa dunque, innanzitutto, attraverso il consolidamento del ruolo dei partiti, non certo garantendo meccanismi elettorali che impediscano la selezione della classe politica, ma creando le condizioni perché entrambi gli schieramenti raggiungono al loro interno il massimo grado di omogeneità ideale e progettuale possibile, condizione fondamentale perché possa svilupparsi una corretta dialettica tra il cittadino e i partiti da un lato e tra i partiti e gli eletti dall’altro.

Secondariamente, è necessario rafforzare il ruolo di progettazione e di controllo delle assemblee elettive nei confronti del potere dell’organo presidenziale monocratico, in particolar modo potenziando la parte istituzionale che attualmente appare più in ombra e cioè quell’opposizione alla quale è affidata il compito di rappresentare la “maggioranza in nuce”, in grado di sostituirsi nel sistema dell’alternanza al potere di chi governa.

E’ evidente infatti che l’intervento di riequilibrio dei poteri tra gli eletti non è soltanto da intendersi tra Presidente (o Sindaco) e Consiglio, in quanto il Consiglio esercita la propria attività sotto la guida della maggioranza che ha nel Presidente il proprio leader, ma è invece soprattutto concentrato sulla valorizzazione degli strumenti che possano consentire all’Opposizione di svolgere in pieno la funzione che le è assegnata dal sistema bipolare, che è indispensabile per la sopravvivenza stessa del sistema.

Dalla prima esigenza, quella di rafforzare e modernizzare il ruolo dei partiti, a livello nazionale nasce in questi giorni il quesito referendario che si pone l’obiettivo di riformare il sistema di attribuzione del premio di maggioranza, per stimolare ed assecondare il percorso verso le aggregazioni dei partiti, che porti definitivamente alla maturità il bipolarismo italiano.

In altre parole, a livello nazionale si delinea l’obiettivo di consentire l’alternanza tra due importanti formazioni politiche, che possano costituire la principale dialettica del sistema, all’interno delle quali siano rappresentate tutte le attuali sfumature di presenza politica, compatibili di sintesi.

E’ evidente che a tutte le formazioni politiche che avessero ragioni storiche ed ideali per continuare a preservare la propria peculiarità, deve essere compiutamente garantito il diritto di rappresentanza parlamentare.

Dalla seconda esigenza, quella di rafforzare il ruolo delle Assemblee elettive e in particolare delle Opposizioni, nascono tutte le iniziative che tendono a potenziare il ruolo di programmazione e di controllo delle Assembleee, rafforzando al loro interno gli spazi e gli strumenti di garanzia riservati alle opposizioni.

In Sardegna, l’importante occasione della Riforma della Legge Statutaria offre la possibilità di introdurre gli indispensabili elementi di riforma del sistema tra i principi protetti dal sistema di legislazione rinforzata.

E’ per questo che si propone l’adozione di due nuovi articoli di legge Statutaria:

Il primo è destinato a vincolare anche il sistema elettorale sardo, già oggi Presidenzialista e Maggioritario, al premio di maggioranza da assegnare al partito che, all’interno della coalizione, raggiunge il maggior risultato elettorale. Tale meccanismo viene completato da un premio di minoranza, da assegnarsi alla maggiore Opposizione. Tale norma consentirebbe di indirizzare verso le più ampie aggregazioni il sistema partitico sardo, orientandolo al traguardo del bipartitismo, pur nel rispetto del diritto di tribuna delle minoranza.

Il secondo ha il compito di ribadire che il ruolo della Opposizione (con particolare valorizzazione di quello della Prima Opposizione) non è un impiccio del sistema, ma è il cardine della possibile alternanza che garantisce la sopravvivenza stessa del sistema bipolare.

 

Art 1

Il Presidente della Regione Sardegna è eletto a suffragio universale.

La Regione Sardegna utilizza il sistema elettorale maggioritario, con premio di maggioranza al principale partito dello schieramento che ottiene il maggior suffragio elettorale e premio di minoranza alla maggiore Opposizione.

Art. 2

Il Consiglio Regionale della Sardegna adotta uno Statuto delle Opposizioni che, in particolar modo, riconosce e tutela il ruolo della maggior opposizione consiliare, dotandola di tutti gli strumenti di controllo, elaborazione e proposizione necessari per garantire la possibilità dell’alternanza.





Commenti (1)
1. 21-10-2007 12:38
più chiarezza!!
...non si capisce niente! siate più chiari nel sottolineare le differenze tra la legge in vigore e le modifiche proposte. 
Grazie
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