Sanità e risorse

Finalmente qualcuno dalle parti della maggioranza apre gli occhi  sui conti della sanità e comincia a rendersi conto di come stanno realmente le cose.

E soprattutto si pone il problema di creare, ora ma soprattutto per il futuro, un po’ di ricchezza per poterla poi redistribuire nella maniera più adeguata.

Parlo dell’Assessore ai LL.PP Paolo Maninchedda che come spesso gli capita ha il coraggio e la lucidità di vedere in anticipo i problemi ma, come talvolta gli capita quando si occupa di sanità, sbaglia.

Sbaglia perché sembra convinto che quei soldi siano un po’ sprecati, invece quei soldi sono necessari, non sono buttati dalla finestra, sono necessari perché la sanità moderna costa tantissimo e costerà ancora di più, sia perché la popolazione invecchia sia per gli enormi costi di ricerca impiegati oggi per scoprire nuove molecole attive contro le principali patologie.

Certo ci sono anche sprechi e spese clientelari ma non illudiamoci che la loro eliminazione, ammesso che sia possibile, sia la soluzione del problema: certamente gli sprechi vanno combattuti, si tratta di soldi pubblici e non sono tollerabili in questi tempi di micragna ma- ripeto- senza farsi illusioni.

Lo stesso Maninchedda, o meglio il suo partito, nella scorsa legislatura aveva partecipato alla gestione della sanità attraverso  la proposta di un manager per la direzione della ASL di Oristano ( peraltro uno dei migliori ) e quindi dovrebbe sapere bene che non è possibile ridurre la spesa sanitaria in maniera consistente senza fare tagli drastici dell’offerta.

La ASL unica recentemente varata dalla maggioranza, per quanto in maniera incompleta e confusionaria, darà una mano a contenere i costi se però davvero riusciranno a portarla a compimento anche nella pratica e non solo nelle ridondanti delibere dell’assessorato della sanità.

Ma anche sotto questo profilo i risultati arriveranno, se tutto andrà bene, in due  o tre anni e probabilmente i risparmi ottenuti resteranno comunque alla sanità, dove andranno a finanziare nuovi farmaci, nuovi vaccini, nuove apparecchiature etc etc

Né è bene aspettarsi che Moirano faccia miracoli anche se, nonostante abbia iniziato la sua avventura sarda  con una gaffe sesquipedale dicendo che veniva solo per evitare la pensione,  è certamente un professionista preparato ma forse è stato presentato male, con aspettative altissime che non potrà mantenere a meno di sfasciare il sistema: in Piemonte dove era direttore generale dal 2014 ha fatto, a forza di tagli, un risparmio di meno di 80 milioni su 8200 circa.

Un buon risultato ma stiamo parlando dell’1%, non certo di un miracolo.

Ma insomma il problema resta, i soldi vanno in gran parte alla sanità e non ne restano per altri utilizzi, incluse le indispensabili ( per un paese civile) manutenzioni.

Bene non illudersi peraltro che arrivino da Roma, non sono tempi, non si sa dov’è  finita la montagna di quattrini che Paci dice di aver avuto dal Governo (1200 milioni se non ricordo male una sua recente intervista ) ma in giro non si vedono e certamente in un modo o nell’altro dobbiamo trovarli se vogliamo mantenere gli attuali livelli di benessere  ai sardi.

Non per crescere, si badi bene, ma basterebbe trovare le risorse per continuare a stare come stiamo adesso perché il rischio è quello, non nascondiamocelo, di stare peggio, molto peggio e pure in tempi brevi.

Maninchedda esprime questi concetti in maniera molto chiara e sembra parlare a nuora perché suocera intenda :

Che la coperta non sia corta, ma cortissima, nessuno ha però adeguata consapevolezza, tutti vogliono che si confermino i livelli di spesa degli anni passati come se fossero diritti acquisiti, nonostante la ricchezza prodotta stia diminuendo e i costi dei servizi stiano aumentando.
Quando noi diciamo che occorre una consapevolezza nazionale del tema della ricchezza della Sardegna, vorremmo iscrivere negli animi anche la consapevolezza che non è più possibile alcuna politica che si concentri solo sulla spesa e non sull’efficienza e sulla produzione della ricchezza.

Siamo lieti di trovare Paolo sulla trincea che abbiamo sempre difeso, il problema della produzione della ricchezza della nostra isola, ma come si fa se diciamo sempre no a tutto?

Per esempio, pare che siamo seduti su un gigantesco giacimento di gas ma non lo possiamo toccare perché non vuole il sindaco di Arborea . Il sindaco di Arborea ?

Certo non lo dobbiamo regalare ai Moratti in cambio di un’elemosina, il gas è nostro e ce lo devono pagare più che bene, ma lasciarlo li e poi correre a Cagliari o a Roma per dire “mi devi dare questo e quello” sembra davvero improbabile, per usare un eufemismo.

Pare che la Sardegna, mentre un Consiglio Regionale zuzzurellone si occupa di sciocchezze tipo il sindaco/la sindaca, sia stata la prima regione d’Italia a cadere vittima della sindrome della “decrescita felice”, si dice no a qualsiasi cosa, a prescindere, ma poi si corre subito a battere cassa dove si può o –meglio- si pensa di potere.

Nessuno di noi vuole le scorie nucleari in Sardegna ma le argomentazioni con le quali ci rifiutiamo di accoglierle sono quanto più di provinciale ed egoista ci possa essere, il nostro sviluppo è basato sull’ambiente, sul paesaggio incontaminato mentre , evidentemente per i sardi,  quello della Calabria o della Lombardia dovrebbe essere basato sull’aliga !

Neghiamo qualunque forma di solidarietà agli altri ma vogliamo, anzi, pretendiamo la loro ogni volta che abbiamo un problema che sia esso l’Alcoa o le strade inadeguate o la continuità territoriale.

Ma a chi parla l’Assessore dei Lavori Pubblici ?

Se per la scalcagnata maggioranza di cui fa parte neppure i campi da golf vanno bene, per carità, c’erano troppi metri cubi, e allora l’hanno cancellata e ora ripropongono ridicoli campi da 9 buche, a chi parla l’Assessore ?

Sembra che l’unica maniera che conoscano i sardi o almeno molti di loro per aumentare la nostra  ricchezza sia quella di farsi dare i soldi da Roma e quanto a produrli, beh, ci pensino gli altri, noi siamo qui per spenderli !

Il problema sollevato da Maninchedda e la sua coerente diagnosi è molto serio proprio perché non siamo disposti a fare nessun sacrificio che serva ad aumentare la nostra ricchezza ma solo a rivendicare diritti di dubbia origine :

“ l’abitudine autonomistica della rivendicazione porta tutti a dire, dinanzi a un problema, che serve uno stanziamento regionale. Questo schema è grave e perdente”

Assessore , che facciamo ? Noi ci siamo oggi, c’eravamo prima, e ci saremo domani, con idee , progetti e proposte ragionevoli e utili.

Ci da una mano ?

Franco Meloni

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