Equilibrio di genere significa democrazia

Tre anni fa insieme a tantissime donne, assistevo alle sedute del Consiglio Regionale in occasione della discussione e approvazione della legge elettorale regionale statutaria.

La nostra presenza era motivata da un emendamento che doveva essere votato e introdotto nella legge; l’emendamento in questione riguardava l’istituto della Doppia Preferenza di Genere.

Le mobilitazioni delle tantissime donne impegnate attivamente nel mondo politico, delle associazioni e delle commissioni pari opportunità di tutti i livelli, erano volte a rimarcare la necessità, il diritto e il dovere di votare e quindi introdurre nella legge elettorale regionale la doppia preferenza.

Seminari, incontri, dibattiti e iniziative di vario genere davano il segnale di come anche la società civile avesse con forza sposato questa battaglia di democrazia.

Ma ben lontani da questo mondo, sordi alle richieste e poco propensi a leggere la Costituzione ( art. 3 e 51), o lo Statuto Speciale della Regione Sardegna (art. 16), o consultare le leggi elettorali degli altri stati (tante delle quali prevedono questo istituto) o delle altre Regioni ; i nostri Politici in una caldissima giornata di tre anni fa decisero che non vi era nessuna necessità di introdurre un meccanismo che permettesse di “conseguire l’equilibrio tra uomini e donne nella rappresentanza” e non vi fosse necessità di “promuovere condizioni di parità nell’accesso alla carica di consigliere regionale” (Cit. art. 16 statuto speciale regione Sardegna), e con una richiesta di VOTO SEGRETO fatta da un Consigliere Regionale,  riuscirono a sopprimere l’articolo che conteneva l’emendamento sulla doppia preferenza di genere.

Vide quindi la luce la legge statutaria 12 novembre 2013 n. 1  che consegnò all’intera Regione Sardegna una legge che NON prevede l’istituto della Doppia preferenza di Genere.

In quell’occasione vi era stata l’opportunità e il dovere di introdurre questa importante modifica alla legge elettorale. Il voto segreto ha dato modo a una parte consistente della nostra politica che precedentemente si era dichiarata favorevole all’introduzione dell’emendamento, di votare contro e mettersi al riparo, grazie all’anonimato così ottenuto in fase di voto, da qualsiasi responsabilità nei confronti di tutte le associazioni, comitati, commissioni pari opportunità regionale e comunali, ma soprattutto nei confronti delle tantissime donne che vogliono impegnarsi in politica e chiedevano con forza uno strumento che permette un riequilibrio della partecipazione del sesso meno rappresentato nella vita politica e quindi anche nel consiglio regionale.

La richiesta del voto segreto rappresenta una volontà chiara di non voler affrontare apertamente la questione e di volersi sottrarre a qualsiasi contraddittorio.

I dati statistici dimostrano che dove questo meccanismo di riequilibrio è stato applicato la percentuale di divario tra i due sessi è diminuita sensibilmente.

Il dato invece delle ultime elezioni Regionali della nostra Sardegna ci dimostrano che siamo ben lontani dall’equilibrio, ben lontani da una democrazia paritaria; su 60 Consiglieri solo 4 sono Donne.

La domanda quindi è lecita: avevamo necessità di porre in essere meccanismi di riequilibrio di genere?

Forse uno studio più approfondito della tematica avrebbe potuto arricchire i politici di allora di nozioni fondamentali. Non era una lotta di poche donne, non era una “riserva indiana”, non era una richiesta di agevolazione o facilitazione nel raggiungimento della carica.  Anni e anni di sperimentazione in altri stati di meccanismi come la doppia preferenza, se conosciuti da quella parte del mondo politico che ha votato NO, avrebbero consegnato nelle mani di quella stessa politica uno strumento di democrazia e a noi una politica diversa.

I Riformatori Sardi hanno depositato una proposta di modifica alla legge statutaria introducendo la doppia preferenza di genere, riaprendo così il dibattito sul tema e dando modo a tutti di mobilitarsi con ancora piu’ forza per permettere che questa volta non possa essere messo il bavaglio alla democrazia.

I comuni con popolazione superiore alle 5.000 unità hanno potuto sperimentare nelle recenti elezioni Amministrative la doppia preferenza di genere. I dati statistici raccolti dimostrano come rispetto alle precedenti elezioni elettorali vi e’stato un incremento notevole della percentuale di presenza nei Consigli Comulali del sesso precedentemente meno rappresentato.

Da questo dato, dagli studi fatti dalla Comunità Europea sugli stati Europei e sulle altre Nazioni appare chiaro che la strada da percorrere per accellerare la presenza dell’altra meta’ dell’universo all’interno dei centri decisionali debba essere un meccanismo di democrazia paritaria come la Doppia Preferenza.

La doppia preferenza e’ una di queste azioni positive che non modificando in nessun modo la volonta’ dell’elettore ed essendo facoltativa permette un riequilibrio di genere che garantisce finalmente una democrazia paritaria

Uomo e donna insieme si compensano in tutti i campi… Cosi deve essere nella politica.

Riusciamo insieme a migliorare la nostra democrazia?

Grazie all’associazione Meglio in due stiamo raggiungendo tutti i comuni della Sardegna con un emendamento da approvare nei Consigli Comunali che per noi rappresenta una testimonianza dell’importanza che l’intera Sardegna da’ alla Democrazia paritaria. Ci aiutate a dare gambe e forza alettera che invieremo al Presidente della Regione Sardegna e al Presidente del Consiglio Regionale per chiedere una legge regionale nella quale sia presente la Doppia preferenza?

Elena Secci

Coordinatrice Riformatori Sardi

Quartu S.Elena

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