Francesco Accardo (centro studi): In ricordo di Pinuccio Sciola: arte e genio tra le avversità della nostra classe dirigente

Nel mare magnum del ricordo collettivo che in queste settimane si è fatto di Pinuccio Sciola, tra storture personali, recentismo e esagerazioni artistiche, mi vengono in mente due momenti precisi.

Il primo è del maggio 1999 al Salone del libro di Torino. Io avevo 9 anni e Sciola era intento a presentare le pietre sonore, una sua nuovissima realizzazione che da lì a pochi anni sarebbe diventata famosa in tutto il mondo. 

La mia innata curiosità di bambino mi aveva portato a chiedergli e insistere di insegnarmi a suonarle. Lui non solo lo fece, fisicamente portandomi più volte nel suo laboratorio di San Sperate e riaccompagnandomi a casa, ma mi regalò un pensiero che ancora tengo e continuerò a tenere nel comodino di camera mia.

Il secondo ricordo è invece molto più recente. Settembre 2013. Nel pieno della polemica per l’ignobile e incomprensibile cancellazione del suo gigantesco graffito di piazza Repubblica a Cagliari(riassunto della politica culturale di questa città: cancellare da una parte, rifare da un’altra, buttare i soldi pubblici, azzerare la figura dell’artista). Con i miei amici Adriana e Daniele avevamo organizzato in Castello una tre giorni dedicata al concetto di vibrazione. Tra i tanti artisti nazionali, Sciola era l’ospite d’onore di una bellissima chiacchierata con i ragazzi del liceo artistico. Il mestiere dell’artista, l’arte della pietra, la vibrazione. “Francesco, ti ringrazio per l’invito e per l’opportunità. A Milano il mio nome nelle mostre è scritto a caratteri cubitali, qui cancellano le mie opere e non mi pagano quelle commissionate”. Nelle sue parole ho trovato la perfetta sintesi della politica culturale degli ultimi anni di quest’isola: quando c’è da prendere e da apparire la politica è sempre presente, quando c’è da aiutare e tutelare questa latita. Oggi come non mai.

Saluto un artista che è stato capace di farsi conoscere grazie al proprio lavoro e alla propria applicazione quotidiana, ma con l’avversità di una debolissima condizione della nostra classe dirigente.

Francesco Accardo – Centro studi Riformatori Sardi 

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