Recuperariamo la consapevolezza delle nostre radici

L’età nuragica, il periodo dei bronzi, i contatti sardo etruschi e lo sviluppo della colonizzazione fenicia in Sardegna, la conquista cartaginese durata fino alla seconda guerra punica e la vittoria del console Tito Sempronio Gracco, i giudicati, la rivolta dei vassalli contro i feudatari (Procura d’e moderare, Barones, sa tirannia) ed il Regno di Sardegna, questa è, in una sintesi generica e banale, la storia e l’identità dei Sardi.

Storia sconosciuta, in primo luogo, proprio ai nostri conterranei. Il primo problema, di conseguenza, si sostanzia e si risolve recuperando la consapevolezza delle proprie radici, finanche della conoscenza dei relitti della lingua protosarda. Un’operazione non semplice in considerazione del ritardo accumulato, ma necessario per educare le nuove generazioni e consegnare loro le chiavi della coscienza della propria identità.

Quindi, studio della storia, della letteratura, dell’arte, del pensiero degli intellettuali sardi, anche fornendo una chiave di lettura opposta a chi vorrebbe marginalizzare il popolo sardo.

Gavino Pes, Giuseppe Manno, Pasquale Tola, Ottone Baccaredda, Giovanni Spano, Antonio Scano, sono alcuni nomi sparsi di quella miriade di titani letterati dimenticati. Poi Grazia Deledda, Gramsci, Lussu, Bellieni, Segni, Berlinguer, Cossiga. Uomini, inteso come genere umano, il cui pensiero ha plasmato il novecento e la cui modernità appare ancora oggi immutata.

Dunque lavoriamo ad un nuovo rinascimento culturale, agiamo per una inaugurare una nuova stagione capace di unificare moralmente la società sarda.

Claudio Ferri

Iglesias

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