Massimo Solinas – Tutti giù per terra

Non me ne vogliano gli psicologi veri, ma studio sempre con curiosità l’interlocutore enigmatico, sovente amico di infanzia, quando mi chiede “ma se avessi il lavoro qua, torneresti in Sardegna?”. Raramente riesco a comprenderne il piglio, capire se alla fine gli manchi o questi  inconsciamente cerchi di sapere se davvero hai operato una scelta definitiva. 
Tributo alla libertà. Sì, me ne accorgo: appare paradossale ai più parlare di poca libertà in Sardegna, ma tant’è. Da che mi sono trasferito da Sassari a Milano, per esempio, ho trovato la libertà di decidere che mezzo pubblico prendere senza guardare l’orologio.

‘Bel paragone del menga’, qualcuno penserà. Mica tanto. Sono dell’avviso che i confronti servano in più di un’occasione. Non servono, forse, nella percezione di una natura conflittuale fine a sé, visti come meri atti svilenti, anziché interpretati quali occasioni di partenza. Perché, diciamocelo senza retorica, noi sardi siamo un pochino così. Abbiamo la percezione dell’affronto con una soglia bassa, a differenza dei campanili che spesso si stagliano come giganti nell’immenso. Col risultato di accendere guerre da tastiera, tra noi, su chi è più sardo di chi invece di chiederci chi -fuori dal substrato- ci stia inficiando le zone basse col ricorrente lubrificante della parola. E questa è la forma. 

La sostanza, invece, è che i paragoni con realtà più evolute e confermate dovrebbero -in linea teorica- farci riflettere a lungo, soprattutto nella visione di un sistema politico ridondante, irto di difficoltà nel colmare quel gap storico verso chi la politica non la fa ma ha diritto al voto. Non è l’antica, ritrita e noiosa questione nord-sud, non è l’anacronistica contrapposizione isola-continente, no, nulla di tutto questo. È una situazione che parla di aspetti più pratici che sostituiscano quelli retorici; intelligenza sociale, qualcuno la definisce, la stessa che ti porta a guardare il giardino del vicino e chiederti invece il motivo per il quale il tuo sia un fazzoletto di terra battuta.

Esaurite ed asciugate le lacrime per essere una regione a statuto speciale col mancato riconoscimento dello statuto speciale, da qualche parte dovrebbe spuntare l’urgenza dell’inizio: un faticoso allineamento. 
Non permane dubbio alcuno che  ormai l’isola non abbia vocazioni né chimiche né metallurgiche, e che il terziario non mostra spalle sufficientemente larghe da reggere un’economia intera. E io, sempre da sardo e da appassionato di turismo e trasporti, non ce la faccio più a buttare il cuore oltre l’ostacolo. In  compenso, butto discreti soldi coi biglietti del traghetto sotto forma  di tasse portuali mai opportunamente spiegate, e che quasi sempre rappresentano una voce di costo più incidente del biglietto stesso. Butto anche ore su google per tenere d’occhio gli schedulati degli aerei, nella speranza di misericordiose aggiunte last minute. Butto a raggiera pezzi di fegato nel fare in treno una Sassari – Olbia che dura due ore, partendo da una stazione con bar chiuso da illo tempore per una realtà incapace o disinteressata ad affidarne una gestione ad alcuno. Porte inesistenti da sfondare, da quando sono venuti giù anche i muri, attraversate da azioni politiche chiassose, impopolari, controverse, incoerenti, eludenti. Va da sé, di conseguenza, deludenti. 
Capiamoci: risiedo e ho diritto di voto in Lombardia, la politica fa chiasso anche qua. Però posso decidere se andare a Palazzo Marino per vedere una mostra gratuitamente, se girare per arti di strada e sentire musica, se fare serata brava ai navigli o scegliere un film in multisala. Politica, pessima, approssimativa, rumorosa, ma andante. Pisapia non è  soggetto che gode della mia personale simpatia, eppure ha messo in assetto una Milano ben vivibile e a misura di cittadino, pur in presenza di problemi e contraddizioni di varia natura. 
Prima ancora di impiegare risorse e danaro pubblico per una diatriba su  chi, quando e perché in Sardegna possa essere investito del magnifico titolo di città metropolitana, qualcuno potrebbe spiegare ad esempio perché c’è un solo aereo per tutto il mese di dicembre da Linate ad Alghero, e perché questo unico volo giornaliero arrivi alle 22.30. Perché il tram Sirio di ATP serva solo una porzione di città a fronte di costi esorbitanti in avvio di servizio. Qualcuno, per dire, si chieda perché una società di gestione come Sogeaal abbia regolarmente problemi a trovare un accordo con una low cost, quando quella stessa low cost ha fatto dei numeri vertiginosi al fu aeroportino militarino di Orio al Serio, facendone un hub e di fatto un’ aerostazione di strategia, grazie all’indotto dei passeggeri in transito. Ho letto un articolo a tal proposito del 24 novembre, su Sassari news, il cui titolo enuncia ‘privati pronti a salvare Ryanair’.

Ryanair non ha alcun bisogno di essere salvata. Se c’è qualcuno o qualcosa da salvare, è l’aerostazione, la faccia, i soldi e il turismo del nord. Sereni, il CEO di Ryanair non ci mette molto: leva gli aerei da quelle rotte e trova mezzo miliardo di aeroporti secondari, in Europa come in Italia, ad aprire loro le porte prima di subito. Quei signorotti irlandesi -a bordo dei quali  vige il malcostume cafonata style di battere le mani in atterraggio- hanno più di 300 Boeing 737-800, con altre 200 unità circa in ordine. E la porta gliel’ha aperta addirittura Malpensa -storicamente hub EasyJet- per tre rotte che, a rigore di logica, potevano essere servite dalla stessa EasyJet. Lungi da me aprire il capitolo Meridiana, e solo perché la giornata è fatta appena di 24 ore. 
Qualcuno spieghi perché dopo quindici anni di lavori per dragare il fondale a Porto Torres, le navi abbiano ancora l’attracco al porto storico precluso, compresi i cruiser e il loro fragrante ripieno di turisti. Il tutto nella cornice di una stazione marittima imbarazzante, staccata  dagli imbarchi, a memoria dello scrivente fino alla scorsa estate priva di aree commerciali. 
Qualcuno mi convinca di come sia  possibile compiacersi per un nuovo  treno che farebbe Sassari Cagliari in due ore, quando in poco meno di due ore un Freccia ti porta da Milano Centrale a Roma Termini con 50 euro. Requiem per le secondarie FdS a scartamento ridotto, in via di estinzione, penosa compassione per i tagli operati da Arst.

Tutti giù per terra, insomma: è l’assurdo che abbraccia il tragicomico Pirandelliano, da anni, e che suscita la mia personale ilarità quel momento in cui la politica si riempie le fauci dell’abusato termine “destagionalizzazione”.

Se il significato di destagionalizzazione è quello di togliere anche l’unica stagione, la direzione dell’isola ci sta riuscendo in pieno; così, tanto per dire di avere centrato un target, di avere l’idea di un rilancio di business, per ridefinire  meglio gli assets. O girala un po’ come vuoi, tanto l’inglese serve sempre. 

Col turismo, poi.

Massimo Solinas

Componente Coordinamento Cittadino Sassari

 

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