Massimo Murgia – Contraffazione alimentare

Tra i prodotti contraffatti circolanti a livello mondiale non ci sono solo capi d’abbigliamento o film e CD, ma anche prodotti agroalimentari.

La contraffazione nel settore agroalimentare è più subdola di quella praticata nei settori dell’alta moda o dell’elettronica, in quanto favorita dai vari governi, anche dell’UE,  mediante un sistema di leggi e normative che direttamente o indirettamente permettono tante scappatoie e addirittura la vendita tramite i canali ufficiali. Viene falsificata l’identità aziendale del prodotto e mistificata la sua composizione merceologica mediante etichette false.

Ecco così le imitazioni di prodotti nostrani come olio, parmigiano, prosciutto e vino di marche importanti. Alcuni provvedimenti sanzionatori emessi dalla Corte di Giustizia europea, nonostante la forte opposizione di alcuni governi nazionali,  hanno riguardato: il “Danish Grana”, imitazione del Grana Padano; l’argentino “Reggianito” e il “Parmesan Italian Type” fatto negli USA, imitazioni del Parmigiano Reggiano; l’austriaco “Cambozola”, imitazione del Gorgonzola  ed altri.

Ma accanto a questi prodotti che fanno notizia ne troviamo altri che hanno minore visibilità ma che ci toccano più da vicino

Abbiamo così massicci arrivi nell’Unione Europea di pomodoro concentrato proveniente dalla Cina, dove operano 7 giganteschi stabilimenti con tecnologia italiana. Da Sud America e Sud Africa arrivano arance e limoni che, “puliti” da ditte spagnole e olandesi, diventano agrumi di provenienza comunitaria o addirittura agrumi della Sicilia. Dall’Argentina arriva frutta italiana mentre, dall’Ungheria e dalla Cina, arriva un miele spacciato per italiano ed ottenuto con procedimento chimico dal riso o dal mais.

Le conseguenze?  Ingenti danni economici ai produttori nostrani sotto forma di mancate vendite del prodotto originale e ribasso forzato dei prezzi industriali, oltre ai danni alla salute degli ignari consumatori di tali merci prodotte con largo uso di pesticidi ed altre sostanze chimiche vietati nell’UE e che entrano in Europa senza un effettivo controllo sanitario.

Come difendersi? In Italia all’opera dei NAS si affianca quella di enti appositi nati di recente per studiare e contrastare il fenomeno, ma si tratta di palliativi solo a livello nazionale, perché a livello internazionale, senza una effettiva volontà dell’UE di tutelarli, i prodotti nostrani sono indifesi.

Il caso che ci riguarda più da vicino ed anche il più scandaloso è però quello del pecorino prodotto in Romania. La beffa maggiore è che lo stabilimento che lo produce è stato impiantato da industriali nostrani con i finanziamenti dello Stato Italiano!!!!! Con i soldi degli italiani sono stati cioè foraggiati (a che pro?) industriali della nostra regione, per avviare un’unità produttiva in un Paese in cui la mano d’opera è più a buon mercato, il latte è più a buon mercato e con il bellissimo risultato di sottrarre quote consistenti di mercato al nostro formaggio.

 

Massimo Murgia – Assemini

Componente Coordinamento Cittadino

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Contattaci

Riformatori sardi
Coordinamento regionale
sede: Via Sant'Ignazio,30 - 09123 - Cagliari
telefono: 070 301131
Direzione Operativa: 070 6014279
email: info@riformatori.it