Emilio Balletto – La città che vorrei

Sempre più spesso osservo la mia amata città è non comprendo: è bella, in una posizione invidiabile, dotata di importanti infrastrutture (3 porti ed un aeroporto), è il capoluogo di un’isola baciata da Dio per le sue bellezze naturali. Eppure si sta spopolando, i nostri giovani sono costretti ad emigrare ed il reddito pro-capite dei suoi abitanti non è certamente fra i più brillanti della nazione.

Continuo a non capire.

Se è vero che anche Cagliari ha pagato il suo pesante tributo alle dissennate politiche di sviluppo degli anni ’60 e ’70: la compromissione di una delle più belle e vaste aree umide d’Europa tra Macchiareddu ed il porto canale, è sotto gli occhi di tutti. Se è vero che il mercato interno di Cagliari e della relativa area vasta è quanto meno asfittico rispetto a sviluppo e benessere dei nostri concittadini. Se è vero tutto questo, mi pare che non si possa non concordare sulla necessità di dover attrarre investimenti dall’esterno e flussi turistici.

La prima ipotesi presuppone, perlomeno, logiche di fiscalità agevolata che non rientrano nell’ambito di competenza comunale.

Non resta dunque che la carta del turismo.

Ma investire nel turismo impone essenzialmente due cose: la prima, una cittadinanza disposta a barattare, per una lauta ricompensa, la propria sonnacchiosa e  soporifera tranquillità quotidiana con una caotica e, talvolta, invadente invasione di gitanti. Fatte le debite proporzioni ed i doverosi distinguo, il caso di Barcellona è emblematico.

La seconda, un’amministrazione comunale che affronti, in un’ottica almeno decennale, una pianificazione a tutti i livelli orientata a sviluppare ed incrementare i flussi turistici.

Io purtroppo non vedo né la prima né la seconda.

La prima è un fatto culturale che presuppone lo sviluppo di una consapevolezza collettiva sui tumultuosi cambiamenti in atto: in un mondo in cui Europa ed Occidente invecchiano e declinano, Cina ed India continuano a crescere tumultuosamente, disponendo già da “ieri” di un foltissimo ceto medio che viaggia e spende per il tempo libero, non possiamo più permetterci il lusso di non sfruttare tutte le nostre risorse con la massima efficienza!

La seconda, come conseguenza della prima, dovrebbe condurre la città di Cagliari ad esprimere una classe politica e dirigente, di qualunque colore essa sia, spasmodicamente orientata a riconfigurare il sistema “Cagliari” rispetto ad un turismo profittevole per il territorio e duraturo nell’arco dell’anno.  A tal proposito vorrei assistere ad un dibattito intellettuale serio sul futuro della mia città, fatto da intellettuali con la visione lunga e, soprattutto, liberi dalla miserie di parte.

Occorre un classe politica coraggiosa, dotata di visione di lungo periodo, capace di incidere in termini pianificazione territoriale, urbanistica, regolamento edilizio, semplificazione della macchina burocratico/amministrativa nei rapporti con il cittadino/impresa.

Il mancato completamento di un lungo mare attrezzato nella direttrice Via Roma-Su Siccu-S.Elia “urla vendetta”.

Così come un apparato burocratico comunale nemico di qualsiasi iniziativa: il Servizio Edilizia Privata è un luogo dove si consumano ed infrangono le energie di chiunque ci si imbatta!

È sotto gli occhi di tutti la serie di interventi di riqualificazione urbana non ricompresi all’interno di un disegno organico ad un preciso obiettivo, quanto piuttosto il frutto del mero inseguimento di finanziamenti comunitari perennemente sull’orlo di svanire.

Queste sono solo alcune delle cose che non vorrei nella mia città proprio per andare verso “la città che vorrei…”

Cagliari 8 Ottobre 2015

Emilio Balletto

 

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