Alessandra Onni: Una meraviglia cagliaritana non valorizzata: la sella del diavolo

Narra la leggenda  che un giorno i diavoli, attratti dal fascino e dalla bellezza del Golfo di Cagliari, decisero di impadronirsene. Dio, allora,  mandò  i suoi angeli prediletti, guidati dall’arcangelo Michele, per scacciare Lucifero e i suoi affiliati, ma nella fuga,  quest’ultimo, perse la sella che cadde e si pietrificò: il promontorio, perciò, fu chiamato Sella del Diavolo, mentre il golfo tanto ambito prese il nome di Golfo degli Angeli. La sella del diavolo, come tutto il promontorio di S.Elia (così chiamato a seguito del martirio di S. Elia che, secondo la tradizione, sarebbe stato ucciso proprio in tale luogo nel periodo romano) è costituito da rocce sedimentarie di età miocenica, all’interno delle quali si sono formate diverse piccole grotte che sono risultate essere abitate dall’uomo sin dal VI millennio a.c.    La Sella del Diavolo presenta aspetti interessanti sia dal punto di vista naturalistico che archeologico. Nel piano situato in prossimità del punto più alto del promontorio esisteva, nel periodo punico, un luogo di culto dedicato al dio Astarte, ed è tuttora visibile una cisterna punica, di forma allungata, dalle dimensioni notevoli:  27 metri di lunghezza  per 5,5 metri di profondità. Non lontana, vi è un’altra cisterna romana dalla classica forma a sezione  tronco-conica, la cui imboccatura è protetta da una grata metallica; a fianco a essa è visibile il sistema di vasche e cabalette per fra confluire l’acqua piovana. Nell’XI secolo tutta l’area venne affidata ai monaci Vittoriani che vi costruirono un vero e proprio monastero e si presero cura di saline, peschiere e aree coltivabili delle zone circostanti. La torre ormai semi diroccata, presente nel punto più alto del promontorio, è da considerarsi, invece, come facente parte del sistema di difesa ed avvistamento  creato dagli spagnoli nel XVI secolo, tuttavia, sembrerebbe che, già durante il periodo pisano, fosse presente una torre detta “ della Lanterna “ con funzioni di segnalazione. In seguito, la medesima torre venne denominata anche torre del pouhet, ovvero del pozzetto, poiché situato nei pressi della cisterna romana. L’intera zona sarebbe poi stata denominata “ pouhet”, da cui il nome di  “ Poetto “, attribuito alla grande spiaggia dei cagliaritani. Le torri costiere continuarono ad essere usate anche in epoca sabauda, sino a quando un Regio Decreto del 1867 stabilì che non dovevano più essere considerate dei posti fortificati. Durante la seconda guerra mondiale, infine, vennero realizzati un fortino e altre costruzioni, tuttora ben visibili. Con ogni probabilità vennero riutilizzate le pietre dei resti della chiesetta di S.Elia, della quale, purtroppo, oggi si può solo apprezzare il perimetro.

Ora, io mi chiedo: ma cotanta meraviglia, addirittura scelta da Lucifero e i diavoli per la sua bellezza, non dovrebbe essere valorizzata come si conviene? Si potrebbero organizzare delle escursioni giudate, creare percorsi agevoli, adibire delle aree di sosta e ristoro nel rispetto dei luoghi e dell’ambiente. A mio avviso, la Sella del diavolo ha il potenziale per essere un’altra forte attrattiva per i turisti i quali, prima o dopo una giornata di sole e mare nelle nostre spiagge, potrebbero farvi una “sana e culturale passeggiata” e, giunti in cima, potrebbero ammirare uno dei panorami che non ha eguali nel mondo.

Alessandra Onni

componente del coordinamento cittadino di Cagliari

e membro del centro studi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Contattaci

Riformatori sardi
Coordinamento regionale
sede: Via Sant'Ignazio,30 - 09123 - Cagliari
telefono: 070 301131
Direzione Operativa: 070 6014279
email: info@riformatori.it