Abbanoa, no a commissario per fondi Cipe: si dimettano i vertici aziendali

“La richiesta, avanzata dai vertici di Abbanoa, di nominare un commissario per la gestione dei fondi Cipe da investire nell’ammodernamento della rete idrica appare a dir poco paradossale e non ci saremmo mai aspettati di vedere la Giunta regionale continuare ad assecondare chi, con le proprie incapacità e inefficienze, sta dilapidando i soldi dei sardi”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi – Liberaldemocratici in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, commentando la notizia della nomina di Roberto Silvano a commissario ad acta per gli interventi sulla rete idrica in Sardegna.

Abbanoa
“Da parte della dirigenza aziendale c’è stata l’ammissione dell’incapacità nel gestire le risorse stanziate e i relativi bandi di gara”, sottolinea Dedoni. “Si tratta di attività che dovrebbero rientrare nella prassi quotidiana di chi gestisce il servizio idrico integrato e perciò non è accettabile la richiesta di ricorrere al regime commissariale per qualcosa che di straordinario non ha proprio nulla. Non regge, inoltre, il pretesto delle carenze organizzative e di personale: proprio gli attuali vertici hanno deciso di riorganizzare l’organico, spostando funzionari e dirigenti di qua e di là come se fossero le pedine di un gioco da tavolo, creando ulteriori carenze, inefficienze e un più generale clima di sfiducia nella macchina aziendale, come dimostrano le continue segnalazioni alla Procura della Repubblica di presunti abusi e vessazioni”.
“Dopo la multa da un milione di euro comminata ad Abbanoa dall’Antitrust per le sue pratiche commerciali scorrette, si rischia di vedere bruciate altre centinaia di milioni di euro, tanto da dover correre ai ripari con la nomina di un commissario per evitare il disimpegno delle risorse Cipe”, conclude il capogruppo. “Altro che commissariamento, i massimi dirigenti della società dovrebbero rassegnare le dimissioni e assumersi in solido la responsabilità dei soldi che stanno facendo perdere alla Sardegna, tanto quelli pubblici che se ne andranno per pagare la multa dell’Antitrust e che rischiano di venire persi con il disimpegno dei finanziamenti, quanto quelli privati di chi si è trovato e si trova a dover contribuire forzatamente a ripianare il bilancio disastrato della società pagando fatture non dovute e magari in futuro vedrà lievitare i propri consumi idrici perché la società ha nuovi esborsi imprevisti cui fare fronte”.

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