Luigi Vincis: “Imu Agricola”

Luigi VincisDi recente ho scritto che l’agricoltura sarda, per poter sopravvivere, ha bisogno di interventi urgenti che possano sostenerla (facilitazione dell’accesso al credito e ai fondi europei, misure in favore dell’imprenditoria giovanile, sveltimento dell’iter burocratico) e concludevo: ……. Con un avvertimento (rubando la frase ad un celebre titolo del Corriere della Sera): FATE PRESTO. Se si perde ancora tempo potrebbe essere troppo tardi per salvare un settore che, pur tra tanti gravi problemi, è tra quelli trainanti dell’economia sarda.
Sono stato accontentato! E’ arrivata l’IMU agricola per succhiare soldi da un settore già esausto. Un territorio già devastato da crisi e disoccupazione che vuole puntare su natura e turismo, ambiente e prodotti a chilometro zero e dovrebbe essere aiutato in ogni modo possibile, viene invece ulteriormente gravato di un balzello nefasto.
Dichiara Michela Giuffrida, europarlamentare del PD e componente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo: “Aggiungere una tassa sui terreni, spesso improduttivi o a bassa redditività, significa invece portare alla chiusura aziende che già oggi faticano a sopravvivere. L’applicazione ai fabbricati rurali ad uso strumentale dell’IMU, specie in Sicilia e in Sardegna, produrrà effetti nefasti. Se il provvedimento non verrà modificato, assisteremo ad un processo di dismissione del settore agricolo, soprattutto nelle aree svantaggiate. Le difficoltà economiche delle casse pubbliche non si risolvono gravando di tasse chi già soffre una crisi senza precedenti”.
Già appare iniquo il meccanismo di applicazione. I Comuni sono stati classificati in tre diverse tipologie. La prima, fuori esenzione, comprende i territori che non superano i 280 metri di altitudine (in Sardegna 142 su 377); la seconda fascia, con qualche sconto, è tra i 281 e 600 metri e comprende 19 comuni; la terza, esclusa dal pagamento, è oltre i 600 metri. “Col paradosso – spiega il presidente dell’ANCI Pier Sandro Scano – che l’IMU agricola è stata applicata in Comuni piccoli, poveri e di collina, mentre si salvano quelli considerati montani e turistici”, anche se hanno un tratto costiero. Avremo così paesi confinanti nei quali viene così generata una concorrenza sleale tra i possessori di terreni agricoli: terreni di identica coltura siti in paesi contigui, ma nei quali vige un diverso regime di applicazione dell’IMU, avranno un valore differenziato. Purtroppo, ancora una volta, l’agricoltura si trova a pagare la necessità del governo Renzi di fare cassa e l’Isola contribuirà con 5,5 milioni di Euro. L’IMU agricola è una stangata insopportabile per l’agricoltura già penalizzata dai costi crescenti, dall’aggravio dei trasporti, dall’importazione sleale dei prodotti dall’estero, dalle accise sul carburante agricolo e dalla riduzione delle assegnazioni, dalle minori produzioni per varie fitopatie, dalle continue avversità atmosferiche degli ultimi tre anni, dalla situazione pesante che vivono le aziende zootecniche, dalle carenze infrastrutturali e alla contrazione del credito”.
Il massimo dell’assurdo e della beffa viene comunque raggiunto a Portoscuso dove ancora vige il divieto, emesso dall’amministrazione comunale in seguito ai risultati delle indagini condotte dall’Asl e dall’Istituto Zooprofilattico, di commercializzare la frutta e gli ortaggi coltivati in loco a causa dell’eccessivo inquinamento. Gli agricoltori vengono tuttavia chiamati a versare l’imposta municipale unica per terreni con produttività zero per via degli elevati livelli di metalli pesanti riscontrati, ma considerati buoni per il pagamento delle imposte.

 

Luigi Vincis – Imprenditore agricolo
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