Michele Cossa: “Legge sull’edilizia: quando l’esercizio dell’autonomia fa vergognare”

Michele-CossaLa legge sull’edilizia si propone l’obiettivo di “semplificare” una serie di disposizioni.
Alleluja! La semplificazione oggi è un imperativo categorico: l’economia langue non solo a causa della recessione ma anche dell’asfissia burocratica. La maggior causa di sofferenza del settore edilizio non risiede nella difficoltà di accesso al credito. Si trova invece in una congerie di norme sovrapposte e incrostate nel tempo, che danno vita a un groviglio di competenze comunali, regionali, statali ed europee (di tipo urbanistico, paesaggistico, ambientale, tributario, previdenziale, sanitario e della sicurezza sul lavoro).
Una situazione insostenibile. Chi vuole realizzare una costruzione o anche fare una semplice ristrutturazione sa che sta andando incontro ad un’avventura su cui regna incontrastata l’incertezza: sull’an, sul quando, sul quomodo.
Ecco perchè leggere nel titolo di una legge la magica parola “semplificazione” fa gioire il cuore.
La gioia però dura poco. Proseguendo nella lettura ci si rende conto che la vera natura del provvedimento è diametralmente opposta.
Non potendo qui esaminare la cosa nel dettaglio mi limiterò a citare l’art. 9, rubricato beffardamente “Interventi di edilizia libera”. Dopo aver elencato una serie di lavori di portata così minimale da poter essere eseguiti senza necessità di titolo abilitativo, recita al comma 3: “L’avvio dei lavori per l’esecuzione degli interventi di cui ai commi precedenti è condizionato all’ottenimento di tutti gli atti di assenso, comunque denominati, necessari per l’intervento edilizio, da acquisire, ove costituito, per il tramite dello sportello unico per l’edilizia”. Che in italiano significa: per quel tipo di opere non ti serve il permesso di costruire ma ti occorre comunque l’autorizzazione dello sportello unico. Questa sarebbe una logica di “semplificazione”?
Non basta. Nè tra le opere di “edilizia libera” nè tra quelle soggette a SCIA sono menzionate le opere interne (con buona pace dell’idea secondo la quale si dovrebbe essere “padroni in casa propria”): rientrano tra le opere di manutenzione ordinaria? Probabilmente si. Ma perchè non dirlo espressamente e prevenire lungaggini e dubbi interpretativi? Tutto questo mentre il Governo Renzi ci bombarda quotidianamente con spot televisivi in cui propaganda la semplicità con cui si possono fare certi interventi grazie allo “Sblocca Italia”.
Qui da noi invece va in scena il “Blocca Sardegna”. Anzichè sfruttare i poteri speciali della Regione per portare il sistema pubblico sardo su una frontiera più avanzata rispetto a quello nazionale, ci si mette su posizioni di retroguardia. Mentre il mondo attorno a noi va avanti speditamente sulla strada della modernizzazione e della facilitazione dei rapporti tra cittadino e Pubblica amministrazione, qui da noi si fa di tutto per esasperarne gli aspetti più deteriori, incuranti delle ricadute devastanti sulla vita della gente, sull’economia e sulla creazione di un terreno propizio alla corruzione.
Se la specialità della Sardegna serve a questo, meglio farne a meno.

 

Michele Cossa

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