Matteo Taccori: “L’ultimo metrò per rilanciare un paese”

La questione dei trasporti in Sardegna è annosa e complicata. L’inadeguatezza della rete viaria sarda è sotto gli occhi di tutti e quella ferroviaria non è da meno. Sui pochissimi binari presenti camminano ( non possiamo certo dire sfrecciano ma nemmeno corrono) datate locomotive che a malapena trasportano i pochi impavidi passeggeri che ancora usufruiscono, probabilmente per assenza di alternative, di questi antiquati trasporti.
L’impatto che queste situazioni hanno sul traffico dei passeggeri e ancor più delle merci è ovviamente catastrofico.

Ma nonostante le premesse negative in questi giorni abbiamo potuto registrare nel cagliaritano un portentoso balzo verso il futuro. Finalmente la cosiddetta “metropolitana leggera” compie la sua corsa per intero, coprendo la tratta tra Piazza Repubblica, a Cagliari, e la Cittadella Universitaria di Monserrato. Un ingente profusione di risorse si è spesa per attrezzare un servizio che di metropolitana ha poco e ricorda piuttosto i vecchi tram con i quali condivide tra l’altro gli storici binari; pochi chilometri di rete tranviaria ma che a noi provinciali sembrano una meravigliosa conquista.

Sia chiaro, l’opera è oggettivamente utile e va senz’altro a migliorare la vita di tutte quelle persone che ogni giorno per studio o per lavoro si recano dal capoluogo alla cittadella e viceversa.
Ma con un po’ di sano campanilismo penso purtroppo ai vantaggi che perde un paese come il mio, Sestu, per poche centinaia di metri.

Sestu come alcuni altri paesi nell’hinterland cagliaritano, nella sua storia ha perso tanti treni, fisici e metaforici. La metropolitana si fermerà a pochissimi chilometri dalle porte dell’abitato, appena quanti bastano a tagliarci ancora una volta fuori da una qualche speranza di progresso e ripresa economica. Continueremo a rinunciare agli affitti e a tutto l’indotto economico generato dagli studenti e dai lavoratori della cittadella di Monserrato e di Cagliari perché purtroppo non siamo in grado di offrire trasporti efficienti. Il sistema è ancora del tutto affidato ai soli bus dell’ARST che, mi duole dirlo, ma hanno ancora percorrenze da corriere d’altri tempi; Radi ma presenti durante il giorno, del tutto assenti dopo le ore 21. Un infermiere che faccia un turno serale è quindi praticamente impossibilitato o comunque fortemente impedito ad abitare a Sestu se non automunito. Le navette che sono state provvisoriamente istituite sono temporanee e rappresentano un vago palliativo per questa situazione.

Gli abitanti dell’hinterland cagliaritano attendono con ansia che qualcosa si muova nell’Area Vasta per ridare un po’ di ossigeno ai propri mercati asfittici, chiusi in se stessi anche e soprattutto perché tagliati fuori nei trasporti. Non c’è dubbio che la collaborazione dei centri urbani della cintura cagliaritana sia l’elemento di svolta economica e sociale per quest’ area.
Per lavorare in vista di questi risultati bisogna però avere istituzioni aperte al dialogo e ferme nella tutela dell’interesse dei propri cittadini. Situazione purtroppo non esistente al momento attuale nella mia cittadina.

Noi Riformatori di Sestu riponiamo per questo grande aspettative nelle prossime elezioni comunali di maggio, perché dopo anni di oblio torni a levarsi finalmente una voce istituzionale chiara e decisa che consenta al nostro paese di riconquistare l’importanza che merita. Non ci resta per ora che attendere fiduciosi e lavorare intanto per costruire un successo anche in quest’ottica.

 

Matteo Taccori – Sestu
Vicecoordinatore Cittadino Sestu

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