Interrogazione n. 8/A: sulle iniziative che si intendono adottare in merito all’impugnativa da parte del Governo presso la Corte costituzionale della legge regionale n. 7 del 21 gennaio 2014.

 

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

INTERROGAZIONE n. 8/A

INTERROGAZIONE DEDONI – COSSA – CRISPONI, con richiesta di risposta scritta, sulle iniziative che si intendono adottare in merito all’impugnativa da parte del Governo presso la Corte costituzionale della legge regionale n. 7 del 21 gennaio 2014.

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I sottoscritti,

considerato che, in data 21 gennaio 2014, il Consiglio regionale della Sardegna, all’unanimità dei consiglieri presenti, ha approvato il comma 1 dell’articolo 1 della legge regionale n. 7 del 2014, che quantizza le maggiori entrate del bilancio regionale sardo discendenti dal nuovo testo dell’articolo 8 dello Statuto regionale sardo, così come modificato dal comma 834 dell’articolo 1 della legge n. 296 del 2007, che ha recepito l’intesa intercorsa in materia tra la Presidenza del Consiglio e la Presidente della Regione;

atteso che, a seguito della suddetta modifica, il nuovo articolo 8 dello Statuto recita quanto segue :”Le entrate della Regione sono costituite:
a) dai sette decimi del gettito delle imposte sul reddito delle persone fisiche e sul reddito delle persone giuridiche riscosse nel territorio della Regione;
b) dai nove decimi del gettito delle imposte sul bollo, di registro, ipotecarie, sul consumo dell’energia elettrica e delle tasse sulle concessioni governative percette nel territorio della Regione;
c) dai cinque decimi delle imposte sulle successioni e donazioni riscosse nel territorio della regione;
d) dai nove decimi dell’imposta di fabbricazione su tutti i prodotti che ne siano gravati, percetta nel territorio della Regione;
e) dai nove decimi della quota fiscale dell’imposta erariale di consumo relativa ai prodotti dei monopoli dei tabacchi consumati nella Regione;
f) dai nove decimi del gettito dell’imposta sul valore aggiunto generata sul territorio regionale da determinare sulla base dei consumi regionali delle famiglie rilevati annualmente dall’ISTAT;
g) dai canoni per le concessioni idroelettriche;
h) da imposte e tasse sul turismo e da altri tributi propri che la regione ha facoltà di istituire con legge in armonia con i principi del sistema tributario dello Stato;
i) dai redditi derivanti dal proprio patrimonio e dal proprio demanio;
l) da contributi straordinari dello Stato per particolari piani di opere pubbliche e di trasformazione fondiaria;
m) dai sette decimi di tutte le entrate erariali, dirette o indirette, comunque denominate, ad eccezione di quelle di spettanza di altri enti pubblici.
Nelle entrate spettanti alla regione sono comprese anche quelle che, sebbene relative a fattispecie tributarie maturate nell’ambito regionale, affluiscono, in attuazione di disposizioni legislative o per esigenze amministrative, ad uffici finanziari situati fuori del territorio della Regione”;

considerato che la nuova norma di riscrittura dell’articolo 8 dello Statuto regionale sardo ha contestualmente legato ai maggiori proventi derivanti dalle nuove compartecipazioni l’imputazione al bilancio regionale della spesa sanitaria, delle spese relative al trasporto pubblico locale e alle misure di continuità territoriale (commi 836 e 837 dell’articolo 1 della legge n. 296 del 2006)

considerato altresì che la Corte costituzionale, con sentenza n. 95 del 2013, si è già espressa sulla materia delle entrate della Regione nei seguenti termini: “Senza dimenticare l’inerzia statale che troppo a lungo ha fatto permanere uno stato di incertezza che determina conseguenze negative sulle finanze regionali, alle quali occorre tempestivamente porre rimedio, trasferendo, senza ulteriore indugio, le risorse determinate a norma dello statuto”;

considerato che “L’ordinamento finanziario delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e di Bolzano è disciplinato dai rispettivi statuti e dalle norme di attuazione degli stessi. Gli statuti – che hanno forma di legge costituzionale – stabiliscono ambiti e limiti della potestà impositiva, tributaria, finanziaria e contabile di ciascuna regione, riconoscono la titolarità del demanio e del patrimonio regionali, elencano i tributi erariali il cui gettito è devoluto, interamente o in parte, alla regione, attribuiscono ad essa la potestà legislativa e amministrativa sull’ordinamento finanziario degli enti locali del rispettivo territorio”;

preso atto che:
– pur a fronte della citata modifica dello Statuto regionale sardo, concordata tra i soggetti aventi titolo, che conferisce pieno e assoluto profilo di legittimità al comma 1 dell’articolo 1 della legge regionale n. 7 del 2014, il Governo, nella persona del Presidente del Consiglio dei Ministri, ha impugnato tale norma dinanzi alla Corte costituzionale, con ricorso notificato alla Regione in data 24 marzo 2014, sostenendo, tra l’altro, che “alcune disposizioni in materia di imposte di fabbricazione violano le disposizioni di cui agli articoli 8, 54 e 56 dello Statuto speciale, ledendo altresì le competenze esclusive dello Stato in materia di ordinamento comunitario di cui all’articolo 117 della Costituzione, nonché in materia di politica estera, il sistema tributario e contabile dello Stato e dogane previsto sempre dall’articolo 117;
– in particolare: l’articolo 1, comma 1 stabilisce che, ai sensi dell’articolo 8, primo comma, lettera d) e secondo comma dello Statuto speciale per la Sardegna (approvato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3) nelle entrate spettanti alla Regione sono comprese anche le “imposte di fabbricazione su tutti i prodotti che ne siano gravati generate nel territorio dello Stato;
– il comma 1 lett. d) del menzionato articolo 8 dello Statuto speciale per la Sardegna individua le entrate regionali tra le quali sono annoverati “i nove decimi dell’imposta di fabbricazione su tutti i prodotti che ne siano gravati, percetta nel territorio della regione”;
– il successivo comma 2 dispone, poi, che “nelle entrate spettanti alla Regione sono comprese anche quelle che, sebbene relative a fattispecie tributarie maturate nell’ambito regionale, affluiscono, in attuazione di disposizioni legislative o per esigenze amministrative, a uffici finanziari situati fuori del territorio della regione;
– la norma regionale in esame così formulata presenta una duplice criticità che la rende inconciliabile sia con le disposizioni che regolano la gerarchia delle fonti, sia con il sistema impositivo in materia di accise;

atteso che l’articolo 1 della legge regionale in esame si configura come una semplice applicazione della disposizione statutaria relativa all’articolo 8, lettera d) in quanto nella norma regionale l’introduzione del termine “generate” ha l’intento di interpretare il criterio di quantificazione del gettito delle accise (gettito compartecipato dalla Regione nella misura dei nove decimi per effetto di quanto previsto dallo stesso articolo 8, primo comma, lettera d) e secondo comma, dello Statuto di autonomia) sulla base appunto del “generato” (“le imposte di fabbricazione generate nel territorio regionale anche se riscosse nel restante territorio dello Stato”);

preso atto ulteriormente che per quanto concerne la nascita dell’obbligazione tributaria e l’esigibilità delle accise, l’articolo 2 del decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504 e s.m.i. (T.U. delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulle produzioni e sui consumi) che recepisce la Direttiva comunitaria n. 2008/118/CE relativa al regime generale delle accise, dispone al comma 1 che “per i prodotti sottoposti ad accisa l’obbligazione tributaria sorge al momento della loro fabbricazione…ovvero dalla loro importazione” e, al comma 2, che “l’accisa è esigibile all’atto della immissione in consumo del prodotto nel territorio della Stato…” e che, pertanto, nel confermare che l’obbligo tributario “matura” al momento della fabbricazione e che solo l’esigibilità dell’accisa si realizza a seguito dell’estrazione dei prodotti dal deposito fiscale non esclude assolutamente che tale imposta spetti comunque alla Regione dove è avvenuta la fabbricazione;

considerato che è l’imposta di fabbricazione, seppur trasformata nella sua definizione giuridica a seguito di diverse modifiche legislative, era inizialmente intesa ad assicurare una forma di “retribuzione” nei confronti del territorio che subisce i danni della fabbricazione e solo successivamente viene destinata anche per i territori che subiscono i danni del consumo degli stessi prodotti;

considerato che, se venisse confermata la posizione del Governo, la Sardegna si troverebbe a essere ristorata per i danni subiti dal consumo in maniera integrale, mentre per i danni subiti per la fabbricazione sarebbe ristorata solo per la parte che viene effettivamente anche consumata nel territorio regionale e che, di conseguenza, le altre regioni che usufruiscono delle accise a seguito dell’immissione in consumo dei diversi prodotti petroliferi nel loro territorio si troverebbero a essere ristorate anche per i danni dovuti a una fabbricazione che non è avvenuta nel loro territorio e che quindi non li ha potute in alcun modo danneggiare;

considerato, inoltre, che, come già ricordato in precedenza, la Sardegna, a fronte dell’applicazione della norma di cui trattasi, si è già caricata oneri pesantissimi come quelli relativi alla sanità e alla continuità territoriale e che non è certamente ragionevole pensare che questo carico finanziario possa essere fatto ricadere sulla Regione senza adeguate contropartite;

considerato, infine, che, in conclusione, appare chiaro che la vicenda complessiva della quantizzazione delle entrate di spettanza della Regione si inserisce nell’ambito di un quadro normativo nazionale non sempre lineare e proprio per questo suscettibile di diverse interpretazioni;

atteso che, tuttavia, tali elementi di dubbio non abbiano ragione d’essere nel caso di specie, in considerazione della chiarezza del secondo comma dell’articolo 8, che si riporta ancora una volta qui di seguito: “nelle entrate spettanti alla Regione sono comprese anche quelle che, sebbene relative a fattispecie tributarie maturate nell’ambito regionale, affluiscono, in attuazione di disposizioni legislative o per esigenze amministrative, ad uffici finanziari situati fuori del territorio della Regione”;

atteso che le deduzioni svolte finora sarebbero ampiamente sufficienti a dimostrare l’infondatezza di tutti i motivi del ricorso proposto dal Governo – nonché la loro profonda ingiustizia, in quanto ciascuno di essi omette di seguire corretti criteri di interpretazione, sia delle norme costituzionali di cui si sostiene la violazione, sia delle stesse norme statutarie che sono state espressamente adottate per dare piena e coerente attuazione a quelle norme;

considerato come insieme alle valutazioni di carattere squisitamente giuridico, vanno sicuramente tenute nel debito conto anche quelle relative al legittimo diritto di indennizzo del popolo sardo che, qualora venisse ingiustamente negato, rischia di potenziare le spinte populiste, antinazionali che agitano il tessuto dolente della società sarda;

atteso, inoltre, che alla luce di quanto suesposto il ricorso del Governo appare del tutto privo di fondamento, ancor più in quanto la decisione di impugnare l’articolo 1 della legge regionale n. 7 del 2014, per i motivi espressi in premessa, equivale all’impugnazione dello stesso articolo 8 novellato dello Statuto sardo, la cui legittimità non era mai stata messa in discussione in nessuna delle sedi istituzionali competenti;

atteso, infine, che comunque la materia è oltremodo controversa e che certamente sono possibili interpretazioni diverse e che pertanto è di vitale interesse per la Regione che la Corte costituzionale possa pronunziarsi in materia conoscendo al meglio possibile sia la posizione del Governo sia quella della Regione,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l’Assessore regionale del bilancio per sapere:
a) cosa intendono fare per opporsi alla impugnativa del Governo che, ove accolta, provocherebbe alla Regione un danno economico valutabile in oltre un miliardo di euro;
b) se intendano costituire la Regione nel giudizio promosso dal Governo;
c) se vengono confermate le opinioni espresse qualche giorno fa, o almeno così riportate dalla stampa, dall’Assessore regionale della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio, che sosteneva le ragioni del Governo invece di quelle della Regione di cui è per l’appunto Assessore.

Cagliari, 14 aprile 2014

 

 

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