Noemi Migliavacca: “Il tempo è denaro”

noemi migliavaccaUn gioco molto divertente è la battaglia dei proverbi; l’avete mai fatto?
Uno dice ad esempio: “can che abbaia, non morde”, un altro risponde “gallina vecchia fa buon brodo”, un terzo “Aprile, dolce dormire”  e così via finché qualcuno non sa più che dire.
Voi vi chiederete dove voglio arrivare, cosa c’entrano i proverbi? Niente, è un gioco.
Ma i proverbi sono spesso un modo giocoso per dire delle sacrosante verità.
Il tempo è denaro: è una sacrosanta verità;  il costo che sosteniamo in Italia dovuto ai tempi lunghi della burocrazia, al tempo perso, è spropositato.
Sapete quanti articoli compongono il Codice Appalti? 257; complessivamente 182 pagine (ben 7 sono solo per l’indice!) + 22 allegati; la nuova Direttiva Appalti Europea consta di 95 articoli, 47 pagine; le linee guida per l’affidamento incarichi professionali della Banca Mondiale per gli Investimenti (European Investment Bank) sono composte da soli 22 articoli, 40 pagine.
Sapete quante autorizzazioni, nulla osta, pareri, documenti et similia occorrono per ristrutturare una casa in certi posti o per un chioschetto amovibile? (e non parliamo di nuove costruzioni!) Si può arrivare anche a 10 enti competenti sullo stesso territorio (Comune, Regione, Soprintendenza….)
E quanto tempo ci vuole in media per ottenere tutte le autorizzazioni necessarie? Anni.
Questo è il problema principale: la Burocrazia.
In Italia, per una semplice ristrutturazione interna serve quasi 1 anno di tempo per tutti i permessi e circa 5.000 euro tra oneri e bolli, mentre un appartamento in Germania è condizionato al rilascio di permessi solo per le altezze, il tetto e i muri esterni. Il regolamento edilizio tedesco è raccolto in 3 paginette, quello italiano in 3 libri. Gli abusi in Germania sono rarissimi… (puntata di “Report” del 11.10.2009; non è cambiato niente da allora).
In Italia siamo circondati da abusi ed abusivi di ogni genere; la burocrazia stronca spesso le gambe anche a chi vorrebbe seguire le regole; perché le regole sono troppe e quindi non sono applicabili.
E questo non solo nel mio campo ma in tutti i campi; per esempio, parliamo di licenze, non edilizie, ma commerciali.
Un operatore del mercato civico deve pagare una quota per il box, deve essere in regola con le norme sanitarie, deve avere un registratore di cassa, fare gli scontrini e tenere la contabilità fiscale,  provare e garantire la provenienza della merce in vendita, e così via.
Quanti furgoncini, auto e mezzi vari vediamo ai bordi delle strade, anche nell’intorno dei mercati, con qualche cassetta di frutta e verdura, il cartello (con almeno un errore grammaticale!) che vendono senza rispettare nessuna di quelle norme che ho detto?
Abbiamo fatto una grande cosa ad abolire le province, meno enti, meno adempimenti, meno burocrazia.
Ma abbiamo ancora troppe norme; il legislatore italiano si preoccupa di prevedere tutte le possibilità; certi articoli non vengono mai applicati perché si prevede una casistica infinita, inutile.
Ci vogliono meno regole, semplici, applicabili; si risparmierebbe tanto tempo e tanto denaro.

Noemi Migliavacca
Coordinatore Cittadino Cagliari

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