Roberto Frongia: “Il partito che vorrei”

Roberto FrongiaVi racconto una storia. C’era una volta un giovane candidato, correva l’anno 1989. Un sabato mattina, il giorno precedente le elezioni, un iscritto al movimento giovanile della democrazia cristiana riceve una telefonata: Ciao, Ti chiamo per ringraziarti. Aspetta a dirlo, risponde il secondo, vediamo cosa succede. No, per me ciò che hai fatto è importante a prescindere dal risultato. In tutti i casi incontriamoci la prossima settimana. Ti aspetto. Il giovane candidato viene eletto consigliere regionale e, come promesso, i due si incontrano. Complimenti, dice il sostenitore militante, non ho mai sentito parlare di un candidato che esprime riconoscenza il giorno prima, solitamente non ti ringraziano proprio. La risposta è semplice, quasi banale: siamo diversi. E’ proprio così, eravamo diversi. Da quel momento nasce una storia entusiasmante, germoglia un movimento che travolge e cambia la storia d’Italia. I referendum elettorali, l’elezione diretta del sindaco, frutti di una rivoluzione che nasce in Sardegna e che assume i volti di Mario Segni e Massimo Fantola. Una rivoluzione che verrà interrotta da una nomenclatura mai completamente sconfitta, come racconterà il Professore qualche tempo dopo. Viene alla luce il partito dei Riformatori Sardi, erede di quella storia e di quel patrimonio di idealità e innovazione. E oggi? Dopo cinque anni di oblio politico e ubriacatura di potere? Continua ad esistere un nucleo forte, determinato e diverso. Distante dalle poltrone, lontano dalle clientele. Il Partito che vorrei? Vorrei un gruppo di persone determinate, decise e capaci di proseguire quella storia fatta di creatività, di capacità di cambiamento. Un partito in grado di far riscoprire la vera passione civica, il rispetto delle istituzioni e del buon governo della cosa pubblica. Vorrei un luogo dove si possa svolgere un esercizio effettivo delle libertà; uno spazio ove trovare una reale consapevolezza dell’identità, come valore e ideale per costruire un nuova prospettiva da porre al servizio di una profonda opera di rigenerazione della società regionale. Un partito capace di interpretare, dunque, il senso di comunità ed il forte sentimento autonomista che lega l’insieme dei Sardi. Un partito che abbia ben presente la condizione di insularità e perifericità della Sardegna, cioè del punto di partenza per la costruzione di una forte e decisiva negoziazione con lo Stato e le Istituzioni Europee per la valorizzazione e l’accrescimento dell’autonomia regionale e della specialità. Un partito capace di progettare realmente uno sviluppo imperniato sulle grandi opportunità offerte dall’ambiente, dal turismo, dalla cultura. Un partito costruito sulla competenza, in grado di trasformare la burocrazia sarda e valorizzare le nuove generazioni.

Questo è il partito che vorrei.

Sta a noi scrivere i capitoli che ancora mancano, affinché quella storia non resti la storia del castello incantato e della principessa perennemente schiava dell’incanto.

Roberto Frongia

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