Giuseppe Caria: “Le difficoltà degli amministratori locali”

Giuseppe CariaMentre la grande politica nazionale e regionale continua a parlare di se stessa, anche se ad onor del vero e a beneficio della speranza in un cambiamento, lentamente sembra voler affrontare anche i problemi reali, gli amministratori locali si ritrovano a doversi cimentare tutti i giorni nel cercare di dare risposte ai propri concittadini sempre più in difficoltà finanziarie.
Il numero delle persone che si avvicinano ai servizi sociali, per avere un aiuto economico, è sempre più alto e le risorse sempre inferiori, con la logica conseguenza di non riuscire a soddisfare i bisogni minimi di alcuno.
In questi ultimi anni i comuni, soprattutto quelli che non hanno entrate proprie, a causa dei tagli scellerati ai trasferimenti statali, si sono visti costretti ad aumentare le tasse locali, come l’addizionale IRPEF o dai nomi diventati sempre più fantasiosi, tipo IUC, TARI, TASI, buoni per farci le filastrocche per i bambini ai quali però in cambio sono stati sottratti servizi essenziali come ad esempio, solo per citarne uno, la mensa scolastica.
Il governo nazionale è impegnato nella ricerca di soluzioni tese a far ripartire l’economia, attraverso i consumi, finanziando il tutto con le risorse derivanti dalla spending review, che gli amministratori locali abbiamo visto, e sentito sulla nostra pelle e dei nostri concittadini, più come una mannaia da macellaio che come un bisturi da chirurgo, con la conseguenza che i tagli lineari hanno lasciato pressoché invariati gli sprechi, la dove ci fossero, e ridotto le risorse per i servizi essenziali che i nostri concittadini si attendono viste le tasse, non proprio leggere, che sono costretti a pagare.
A tutto questo, dall’anno scorso anche per i piccoli comuni, si è aggiunta la sciagura del patto di stabilità che ha portato al blocco totale delle poche risorse a disposizione, costringendo i nostri concittadini a passare in strade sempre più dissestate, i nostri bambini a frequentare scuole sempre più disastrate e oramai pericolose, oltre che veder posto a rischio lo stesso diritto allo studio costituzionalmente sancito.
Si perché in Italia siamo bravi a difendere la Costituzione quando si tratta di intaccare i privilegi di alcuni, mentre ce ne freghiamo altamente quando dobbiamo riconoscere i diritti dei più.
Eppure alcune cose possono essere fatte per incidere in maniera più efficace sulla razionalizzazione delle spese statali, regionali e anche degli enti locali, oltre che sull’equità di trattamento di tutti i cittadini italiani, e non credo che ci sia bisogno dei suggerimenti di un sindaco di campagna, credo piuttosto che occorra che la classe politica agisca con più decisione nell’uscire dalle logiche di mantenimento dello status quo, proponendo soluzioni che abbiano il coraggio adeguato alla situazione di emergenza in cui ci troviamo.
Per essere più chiari, senza voler andare a disturbare l’annoso contrasto tra il Nord e il Sud, nella nostra regione ci sono cittadini, che hanno la sfortuna di risiedere in comuni privi di entrate proprie, quali attività economiche importanti, grandi zone industriali o parti di territorio che si affacciano sul mare, costretti a pagare addizionali IRPEF superiori al 5‰ ed altri, residenti in comuni con grosse entrate proprie che l’addizionale IRPEF non la pagano. Se poi consideriamo che i secondi, per gli stessi motivi esposti, usufruiscono anche di servizi notevolmente superiori si capisce a quale livello di iniquità sono sottoposti alcuni nostri concittadini senza che nessuno si scandalizzi del fatto che i principi di uguaglianza e di perequazione, previsti nella Costituzione, non vengano rispettati.
La spending review non può essere attuata continuando a tagliare in maniera lineare ma verificando, bilancio per bilancio, le spese che possono essere ridotte, ed eliminando gli anacronistici privilegi di alcuni, se non vogliamo che i più deboli soccombano trascinandosi dietro tutta la Nazione.

Giuseppe Caria
Sindaco di Burcei

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