Roberto Lai: “La Sardegna vive una fase epocale”

La Sardegna vive una fase della sua storia che non è esagerato definire epocale.
Alla crisi economica che attanaglia il Paese, in Sardegna si aggiunge il devastante fallimento di un sistema industriale decotto, imposto all’isola sin dai primi anni sessanta e tenuto in piedi per decenni in modo artificiale, ossia con lo sperpero di un fiume di denaro pubblico che non è valso a risollevare le sorti di quel sistema industriale.
Occorre ripensare quindi un modello di sviluppo, capace di suscitare crescita e occupazione.
Credo che nessuno abbia ricette preconfezionate in tasca, ma abbiamo maturato un convincimento: solo la nostra cultura e le nostre mani ci possono salvare: le cose che sappiamo fare bene, le cose che hanno accompagnato la nostra esistenza, i preziosi saperi tramandati dai nostri padri, quel vasto patrimonio di intelligenze produttive del comparto enogastronomico.
E poi la nostra cultura millenaria, il nostro patrimonio storico e d’arte che con l’ambiente possono davvero costituire un valore aggiunto per la Sardegna e per i sardi.
Qualcuno aveva definito la Sardegna come un “Continente”, giustamente, per le sue specificità, la sua originale e unica conservazione di un formidabile patrimonio identitario, la Sardegna può vincere la sfida cruenta della globalizzazione.
La buona politica è fondamentale per assumere queste nuove consapevolezze.
Occorre una discontinuità netta con il passato, a iniziare dall’utilizzo dei soldi pubblici.
Crediamo debba tramontare, in un tempo di vacche magre, l’era della spesa folle, degli incentivi a pioggia dati a quei “prenditori” di denaro pubblico, che tutto erano tranne che imprenditori (molto significativo il disastroso Contratto d’area di Ottana, dove sono misteriosamente “spariti” circa 120 milioni di euro).
Percorriamo, come altre aree europee hanno fatto con successo, sentieri innovativi, smentendo coloro che sostengono che con la cultura identitaria “non si mangia”.
L’ex assessore al Turismo Luigi Crisponi ama ripetere una verità assoluta: Noi sardi viviamo sopra un enorme potenzialità che è costituita dal nostro ambiente, dal nostro artigianato artistico, dalle maestrie e dalle abilità.
Si tratta di dare la giusta valorizzazione a questa ricchezza inespressa.
La politica e la pubblica amministrazione devono concorrere con le imprese a questa straordinaria operazione. In conclusione, appare scontato porsi una domanda: è possibile che la cultura identitaria del nostro popolo possa diventare un serio volano di economia e di sviluppo possibile? Noi crediamo di sì.
Pensiamo che il nostro patrimonio artistico culturale sia una miniera da cui attingere per migliorare lo stato economico, sociale e di valori della nostra comunità.
Senza cultura identitaria si perde la possibilità di poter scegliere consapevolmente, di poter insegnare ai nostri figli il valore di ciò che hanno, di raccontare la storia da cui proveniamo, di sensibilizzare le persone nell’aiuto verso il prossimo.
Anche attraverso la cultura è quindi possibile andare verso una rinnovata economia sociale di mercato, verso un nuovo welfare che ponga al centro la persona nella concretezza delle sue relazioni familiari e sociali, nella sua appartenenza di genere e di generazione.
Riteniamo indispensabile che un partito Riformatore, sperimenti questi nuovo percorsi come , come ha fatto fino ad ora e che si renda protagonista in Consiglio regionale di una nuova stagione di qualificato dibattito politico su questi temi, per sconfiggere quel partito trasversale della conservazione, di cui abbiamo sperimentato, nel corso della scorsa legislatura regionale, la forza e la potenza.

Roberto Lai

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