Manuela Collu: “Le periferie di Cagliari: priorità della politica comunale”

Credo che oggi più che mai, l’Amministrazione comunale di Cagliari non può più ignorare le aree periferiche della città, deve farsi necessariamente carico dei loro problemi e delle legittime aspettative dei residenti che non possono più essere rimandate.
Occorre approfondire e risolvere le necessità di queste aree urbane, ascoltando i Cagliaritani le cui istanze per troppo tempo sono state disattese e ignorate a fronte della situazione attuale. Di questi quartieri si parla sempre in periodo di campagna elettorale, strumentalizzando situazioni drammatiche mai risolte.
A nessuno è sfuggito come il dato più evidente delle ultime elezioni regionali sia stato quello dell’astensione. Quasi la metà degli elettori di Cagliari ha disertato le urne. Bisogna quindi saper cogliere questo messaggio: per una parte significativa dei cagliaritani la politica viene percepita come qualcosa di distante dai loro problemi reali. Fare memoria di questo è un passo imprescindibile per la classe politica attuale e futura.
Considero fondamentale l’analisi delle caratteristiche specifiche dei luoghi e dei soggetti che determinano gli scenari di degrado urbano e disagio sociale dei quartieri periferici della città.
C’è una grave carenza di servizi di vario genere, in particolar modo di servizi pubblici, trasporti, viabilità e infrastrutture. La sporcizia, l’isolamento, le strade e i marciapiedi disastrati, piazze e giardini mai realizzati, gli edifici di edilizia residenziale pubblica bisognosi di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria e la scarsità di attività commerciali, sono solo alcuni aspetti del crescente degrado e abbandono che affliggono le periferie e alcuni quartieri della nostra città: come Sant’Elia, Sant’Avendrace, Is Mirrionis, San Michele, Mulinu Becciu, Santa Teresa e Pirri. A tali problemi si aggiungono poi la piaga dell’emarginazione, della disoccupazione e della droga. Le periferie urbane, in particolare quelle costituite da insediamenti di edilizia popolare sono i luoghi più dimenticati ove si concentrano maggiormente l’incuria ambientale, il disagio economico – sociale e i conflitti culturali.
È possibile individuare alcuni indicatori attraverso cui esaminare tali realtà. Questi indicatori possono essere classificati secondo due assi portanti: il degrado urbanistico/architettonico ed il degrado sociale.
Il degrado urbanistico/architettonico deve tenere in considerazione la localizzazione dell’insediamento rispetto al centro, il sistema dei servizi pubblici, la struttura, la qualità e la sicurezza degli edifici, la manutenzione delle aree cortilizie, delle aree verdi, dell’ arredo e decoro urbano.
A sua volta il degrado sociale si caratterizza essenzialmente per la presenza di un livello elevato di soggetti esclusi dai processi produttivi (disoccupati, inoccupati, cassaintegrati, lavoratori in nero, ecc.). Si aggiungano inoltre altri fattori quali: la presenza di fenomeni di criminalità, un’accentuata dispersione scolastica e la crescita di nuovi soggetti vulnerabili, quali famiglie a basso reddito, quasi sempre rappresentate da donne, anziani con redditi molto bassi. In queste zone della città si avverte fortemente, la mancanza di servizi socio-assistenziali, educativi, sportivi, culturali e di luoghi di socializzazione come i centri di aggregazione per i giovani e gli anziani, spesso costretti ad incontrarsi per le strade e nelle piazze.
Sono situazioni tristi e desolanti che lasciano presagire un peggioramento della situazione, considerando gli attuali e sempre più frequenti fatti di cronaca che vedono coinvolti i più giovani: è evidente che abbiamo bisogno di interventi immediati!
La chiave per il rilancio delle aree urbane periferiche risiede proprio nel superamento della contrapposizione centro/periferia, mettendo in campo politiche sociali, culturali e urbane, capaci di eliminare le discriminazioni e le barriere invisibili tra centro e periferia. Fino ad oggi le amministrazioni che si sono succedute hanno affrontato le problematiche dei nostri quartieri senza avere la capacità progettuale di una visione d’insieme.
Personalmente, ritengo che sia estremamente opportuno e urgente adottare politiche che riequilibrino la distribuzione dei servizi, assicurando equità di trattamento rispetto al centro-città, per ricostruire il tessuto sociale in questi quartieri e ridare così dignità a tutti i residenti. Sono sempre più convinta che una buon politica ed un governo efficiente, deve mettere al centro le persone, dotandosi di una programmazione di interventi e servizi che riqualifichino le periferie in senso ambientale e sociale, capace di coordinare le azioni dell’amministrazione comunale con quelle degli operatori privati e delle forze sociali.
Allo stesso tempo queste realtà, con il proprio carattere, con i propri tratti identitari, riescono più facilmente a ritrovare i tratti salienti delle comunità a dimensione umana. I vari comitati spontanei di quartiere, le associazioni, gli esempi di solidarietà e di volontariato diffuso, sono tutti strumenti eccezionali, che se adeguatamente supportati dall’amministrazione centrale, possono divenire leva di sviluppo sostenibile per superare le difficoltà dei quartieri periferici. Sono cittadini che vivono in prima persona specifiche problematiche e che scelgono di attivarsi per stimolare la macchina politico-amministrativa a trovare soluzioni maggiormente efficaci e condivise. Le istituzioni politiche non possono che trarre vantaggio ed essere rafforzate da questi strumenti di partecipazione e di cittadinanza attiva. L’obiettivo comune deve essere quello di garantire una migliore qualità della vita nei quartieri in crisi, per le fasce sociali deboli, ma anche per tutta la città di Cagliari nel suo insieme.

Manuela Collu
Consigliera della Municipalità di Pirri
Membro della Commissione Pari Opportunità del Comune di Cagliari

Contattaci

Riformatori sardi
Coordinamento regionale
sede: Via Sant'Ignazio,30 - 09123 - Cagliari
telefono: 070 301131
Direzione Operativa: 070 6014279
email: info@riformatori.it