Vinicio Casu: “La razionalizzazione della spesa”

Tra le molteplici criticità che il governo dovrà affrontare in materia di sprechi della Pubblica Amministrazione (leggi spending review e Commissario Carlo Cottarelli) c’è quella riguardante la razionalizzazione e la centralizzazione delle gare d’appalto. Trattasi, questo, di argomento alquanto delicato e complesso che va ad incidere direttamente sulla organizzazione di circa 130 mila stazioni appaltanti attualmente operative su tutto il territorio nazionale, ovvero su circa 130 mila uffici pubblici che, in non pochi casi, espletano parallelamente identiche procedure per l’acquisto di identici beni e servizi.
La concreta attuazione di questo intervento di modifica organizzativa, a mio avviso, andrebbe finalmente a migliorare ed a rafforzare l’attività istituzionale svolta dalla P.A., per almeno due ragioni, la prima è senz’altro rivolta al maggior risparmio complessivo e la seconda all’innalzamento dell’offerta qualitativa del servizio pubblico affinché l’azione amministrativa si svolga secondo le regole della buona amministrazione, e che la stessa si attenga ai criteri di economicità, rapidità, efficacia e di efficienza, interpretando al meglio il principio del “buon andamento e di imparzialità” espresso dall’art.97 della Costituzione.
Prendiamo il caso delle gare d’appalto svolte in un settore fondamentale quale è quello della Sanità, dove gli effetti della mancata razionalizzazione e centralizzazione delle stesse ha comportato e a tutt’oggi comporta complessivamente, un incremento della spesa che il più delle volte non corrisponde (anche se la logica delle gare lo prevedrebbe) ad un innalzamento qualitativo del servizio offerto dalle singole aziende sanitarie.
Fino ad oggi, la frammentazione, a livello nazionale (e conseguentemente a livello regionale), delle molteplici procedure d’acquisto riguardanti identici beni e servizi (stessi farmaci, stessa tecnologia, identica tipologia di protesica, identici vaccini, identici reagenti etc.), hanno comportato oltreché una mancata razionalizzazione della spesa ed il citato incremento della stessa, anche uno spreco in termini prettamente organizzativi e gestionali che limitano e talvolta pregiudicano l’efficienza ed efficacia richiesta all’azione amministrativa svolta dalla P.A. (ad es. un maggior numero di dipendenti pubblici dedicati al disbrigo di identici procedimenti di acquisto, un maggior numero di procedimenti amministrativi richiesti, una maggiore spesa per assolvere agli obblighi sulla pubblicità e trasparenza rivolta agli operatori economici interessati, poca omogeneità nello svolgimento di identici procedimenti, un mancato coordinamento tra stazioni appaltanti, un mancato controllo delle reali e giustificate esigenze delle singole strutture ospedaliere ed extra ospedaliere, un mancato controllo sulla reale convenienza e opportunità nell’acquisto di un determinato bene e/o prodotto e, non ultimo, spesso un mancato controllo sulla reale rispondenza qualità ed adeguatezza di quanto acquistato).
Prendiamo anche il caso delle conseguenze positive e pratiche che potrebbero scaturire da tale intervento, su quella che attualmente è l’organizzazione di spesa degli altri enti locali (comuni, unione dei comuni, città metropolitane).
Alla pari delle Aziende Sanitarie, anche per gli altri enti, una tale modificazione e centralizzazione delle gare d’appalto a livello macro, comporterebbe benefici enormi al bilancio dello stato e delle singole regioni. Attraverso una adeguata razionalizzazione degli enti locali e delle procedure d’acquisto, si potrebbe realizzare ad esempio un’adeguata progettazione della viabilità regionale (unica gara d’appalto senza vincoli di competenza territoriale) anziché, come purtroppo accade ancora oggi, frammentare le gare d’appalto per la realizzazione di singoli segmenti di strada a cura delle molteplici e inutili amministrazioni (vedi province), le quali progettano ed espletano le diverse procedure in assenza di una utile preventiva cooperazione. Risultato: un maggior costo per le casse dello stato ed una scarsa qualità delle forniture.
Identica metodologia si potrebbe (anzi di dovrebbe) attuare nei confronti della ristrutturazione degli edifici scolastici, i quali, alla pari della viabilità, sono stati trascurati e sottoposti ad interventi tampone, da parte dei “soliti noti”, senza un adeguato studio e una opportuna progettazione a livello macro che avrebbe permesso, nell’arco degli anni, la realizzazione di una corretta attività di manutenzione ordinaria con benefici, a lungo periodo, sia delle strutture che delle casse dello stato.
Con riferimento alle attività di competenza storica degli Enti Locali, la centralizzazione delle procedure di affidamento delle forniture e dei lavori, garantirebbe notevoli risparmi (e una conseguentemente possibile riduzione delle tasse nei confronti del singolo cittadino) grazie, anche in questo caso, ad una adeguata fase di progettazione ed aggiudicazione di specifiche, non frammentate e ben progettate gare d’appalto destinate all’espletamento dei servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani, di specifiche e ben progettate gare d’appalto per l’aggiudicazione dei servizi di pulizia degli immobili ed uffici pubblici, dei servizi dedicati all’assistenza socio sanitaria degli anziani, dei servizi di sorveglianza dell’arredo urbano e di quelli riguardanti la protezione dell’ambiente e territorio.
I risultati sarebbero senz’altro rivoluzionari e positivi, sia in termini quantitativi di risparmio sia in termini qualitativi in ordine alla efficienza ed efficacia dell’attività istituzionale svolta dalla P.A.
Un risultato indiretto ma importantissimo che si otterrebbe da una organizzazione basata sulla mancata frammentazione e con la conseguente centralizzazione delle procedure d’acquisto, è anche quello legato alla prevenzione dei fatti corruttivi. “….Quando i singoli fatti corruttivi emergono, ciò sembra dovuto per lo più al mal funzionamento dello scambio corrotto, cioè se saltano le regole dell’accordo criminoso aumenta la possibilità che qualcuno denunci….”.
Un minor numero di procedimenti di gare d’appalto, permetterebbe agli organi competenti (vedi AVCP, ANAC etc.) di vigilare maggiormente sulle procedure a rischio e contestualmente procedere, con maggiore tempestività ed impatto nel prevenire le anomalie.
In merito a queste problematiche, noi riformatori ci siamo più volte pronunciati, anche quando con largo successo e ampia partecipazione popolare il referendum ha sancito la eliminazione delle inutili province e conseguentemente la eliminazione di tutti quelli sprechi che hanno prodotto esclusivamente consenso elettorale e progressioni di carriera ai soliti “burosauri” che fraintendendo il significato di buon andamento della Pubblica Amministrazione spesso scordano, a vari livelli, che tale principio è rivolto alla realizzazione dell’interesse pubblico.

Vinicio Casu
Coordinatore Territoriale Medio Campidano

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