Michele Cossa: Riforme, lavoro e sviluppo. Così rilanceremo la Sardegna

Michele Cossa è il coordinatore regionale dei Riformatori sardi. Consigliere regionale, è stato nella legislatura che si sta concludendo vice presidente del Consiglio regionale. Incarico dal quale si è dimesso a fine novembre del 2013 come segno di protesta per l’immobilismo dell’Assemblea sarda che non si decideva a portare in Aula la legge sul riordino degli enti locali. E’ candidato nel collegio di Cagliari per il rinnovo del Consiglio regionale.

In Italia si usa annunciare le dimissioni ma non si dimette mai nessuno…
Non ci ho pensato due volte. C’è stato un referendum, i sardi hanno detto chiaramente che vogliono spazzare via il vischioso sistema di clientele e di sottopotere della vecchia politica incarnato dalle province, con le loro consulenze e le loro centomila società partecipate, ma i partiti cincischiano e traccheggiano, con una interminabile e insopportabile melassa. Così non si va da nessuna parte. Era inutile fare il Vicepresidente di un Consiglio immobile, paralizzato, incapace di fare le cose buone e urgenti che servono ai sardi e che i sardi, proprio con i Referendum, hanno unanimemente chiesto. Una specie di muro di gomma ha reso impossibile procedere, in attesa che la fine della legislatura faccia tirare un sospiro di sollievo a tutti coloro i quali in modo subdolo ma con grande tenacia sin dall’inizio si sono attivati per cercare di tradire la volontà popolare.

Ma il nuovo patto di governo con Cappellacci prevede proprio il via libera alla legge. Un passo avanti, dunque?
Decisamente. Abbiamo cancellato le Province grazie al nostro impegno e ai 525mila sardi che ci hanno dato fiducia votando i referendum. Adesso manca pochissimo: il via libera definitivo della legge di riordino degli enti locali con il trasferimento ai Comuni e alle unioni volontarie di Comuni delle competenze che erano in capo alle Province. Comunque, è innegabile il risultato storico che abbiamo raggiunto: senza i Riformatori e i referendum nessuno avrebbe mai cancellato le Province. Noi ci siamo riusciti.

I costi della politica non sono solo le Province, non crede?
Infatti, grazie alla spinta decisiva dei referendum questo Consiglio regionale ha varato una serie di provvedimento mai visti: sono state dimezzate le indennità dei consiglieri regionali, i seggi dalla prossima legislatura non saranno più ottanta ma sessanta, non esistono più i vitalizi per i consiglieri regionali e sono stati abrogati i fondi dei gruppi consiliari. Queste battaglie le abbiamo fatte noi e siamo riusciti a convincere tantissimi a stare dalla nostra parte. Non è stato facile.

La prossima legislatura sarà costituente, dicono i partiti. E il lavoro?
Le riforme per le quali stiamo combattendo sono funzionali proprio all’occupazione e allo sviluppo dell’economia. Perché in Sardegna riprenda energicamente l’occupazione non possiamo pensare di andare avanti con provvedimenti tampone: occorrono interventi drastici e strutturali. Senza riforme, senza un nuovo modello di sviluppo sarà impossibile che l’Isola torni a produrre e a creare posti di lavoro. Dobbiamo uscire da questa stagnazione perenne. E noi abbiamo le carte in regole per riuscire in questa missione: noi siamo quelli che non fanno promesse, ma dicono la verità e realizzano ciò che dicono. Noi abbiamo la coscienza a posto. E ne andiamo orgogliosi.

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