Roberto Scarpa: “Una sanità più efficiente ed umana e un’università che esca dalle retrovie accademiche”

Roberto M. Scarpa ha 59 anni, è Medico Chirurgo e Professore Ordinario di Urologia nell’Università di Torino, dove ha diretto la Clinica Urologica dal 2000 al 2013. E’ stato Professore Associato di Urologia con il Prof. Enzo Usai al SS. Trinità di Cagliari e ha lavorato come assistente con il prof. Ernst Zingg all’Università di Berna.

Perché questa candidatura?
La ragione della mia candidatura è strettamente legata all’esperienza maturata nella mia lunga carriera di professore universitario. Da sardo sono riuscito a diventare Professore Ordinario di Urologia in una delle più prestigiose università italiane, quella di Torino. Ho esercitato, prima, per un decennio come professore Associato di Urologia all’Ospedale SS. Trinità di Cagliari. Continuo a vivere qui perché ho voluto che nella mia terra crescessero i miei figli e ora i miei nipoti, ma purtroppo, nei miei settimanali rientri in Sardegna, ho potuto constatare che questa terra continua a vivere in mezzo a mille difficoltà. I sardi se ne vanno per studiare, per lavorare, e anche per potersi curare. In tutti questi anni ho ascoltato a lungo i molti sardi che venivano a curarsi nel mio ospedale a Torino e dai racconti loro e dei familiari si è formata la consapevolezza di dover fare la mia parte, portando la mia esperienza nella politica.

Come è possibile migliorare questa situazione?
E’ mio preciso intendimento dare il mio contributo perché la sanità sarda, che pure è migliorata tantissimo, possa farlo ancora di più portando, ad esempio, la sopravvivenza dei sardi malati di cancro della prostata almeno pari a quella del nord Italia: ora abbiamo un 20% di mortalità in più! Pertanto nel programma dei Riformatori Sardi c’è la proposta di nuovi ospedali per l’isola. E’ arrivato il momento di farli per ottimizzare gestione e costi a vantaggio degli utenti. Per questo bisogna dare ai sardi una sanità ancora più efficiente, con abbattimento delle liste d’attesa e del costo dei ticket.

Quale sarà il suo impegno per la sanità sarda?
L’esperienza maturata fuori, soprattutto in una delle migliori università italiane, quella di Torino, mi sprona, per quanto sarà possibile, ad impegnarmi in modo importante affinché le università sarde ritornino a livelli di eccellenza che hanno conosciuto non più tardi di venticinque anni fa. Il nostro impegno sarà quello di creare le migliori condizioni per i nostri studenti e i nostri futuri professionisti che potranno competere a livello europeo. L’istruzione, la ricerca e la cultura sono al centro del nostro programma come lo è la meritocrazia. L’alternativa è il lento e progressivo declino che ha portato alcuni studenti e professori altrove, mentre c’è bisogno di riportare in Sardegna i migliori cervelli. Abbiamo perso numerose scuole di specialità anche in aree importanti per le attuali patologie dei nostri territori. E’ dato recentissimo il taglio incredibile dei posti per medicina veterinaria a Sassari. Ma guardando i dati crudi sulla valutazione di qualità della ricerca pubblicati del Ministero dell’Università e della Ricerca, luglio 2013, vediamo tristemente l’Università di Cagliari al 27° posto su 32 grandi università e quella di Sassari al 24° su 31 medie università. E’ arrivato il momento di cambiare e avere il coraggio di sperimentare nuovi meccanismi gestionali, ma soprattutto aprire veramente l’Università alla meritocrazia e a nuove forze.

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