Ivo Carboni: “Buona politica vuol dire creare lavoro”

Carboni Ivo (1)Ivo Carboni, classe ‘51, nato a Orune ma da quarant’anni residente a Nuoro. Ingegnere. Molto nato e apprezzato, tra i pochissimi politici in Italia a essere sempre stato confermato nelle amministrazioni locali in cui si è candidato. Candidato per i Riformatori sardi nel collegio di Nuoro.

Una situazione non facile quella sarda. Perché la gente è così disaffezionata?
L’Italia e ancor più la Sardegna, all’interno della terribile crisi mondiale che attanaglia tutte le economie, cerca con estrema difficoltà soluzioni che permettano una via d’uscita. Nella nostra terra gli indicatori economici dei vari comparti sono in larga parte negativi. La pastorizia e l’agricoltura sono in difficoltà, l’apparato industriale è obsoleto e in larga parte in dismissione. Nella Provincia di Nuoro questi fattori negativi uniti anche alla crisi nel settore terziario, pubblico e privato, dipingono un quadro sempre più drammatico riguardante la tenuta sociale. Questa è una crisi che si inserisce anche nella mancanza di rappresentanza e di credibilità dei partiti che hanno perso la loro originaria funzione agli occhi dei cittadini. Questa situazione spinge verso un conseguente emergere di atteggiamenti e proposte di antipolitica improduttive e perdenti.

Qual è la soluzione?
Se queste forme di ribellione non sono la terapia adatta risulta urgente per le forze politiche e noi in primis impegnarci a far sì che la politica smetta di costituire il lavoro privilegiato di schiere di uomini e donne che vivono di politica e non per la politica invadendo settori che non gli appartengono. Costoro sempre meno sono tollerati dai cittadini. Occorre che chi amministra la cosa pubblica ripensi il suo ruolo, il suo rapporto con i cittadini, le aspettative che essi pongono ed abbia chiare le risposte per uscire dalla difficoltà e puntare ad un futuro migliore.

Facile a dirsi, ma pochi lo fanno, non pensa?
Bisogna praticare la buona politica. Auspico per la Sardegna e in particolare il Nuorese che lo smantellamento dell’apparato industriale sia accompagnato da misure di salvaguardia della forza lavoro, la riconversione dei disoccupati e avviare un robusto piano di formazione per i giovani con nuove misure nuove su apprendistato nel ciclo produttivo. Sfruttare in modo produttivo l’enorme patrimonio culturale materiale e immateriale. Potenziare e razionalizzare il sistema scolastico ad ogni livello intervenendo sulle strutture, sulla didattica,sulla dispersione , sulle difficoltà di apprendimento per qualificare e rendere competitivo il sistema dell’istruzione di ogni ordine e grado. Portare l’Università ad un livello nazionale e non solo, abolendo burocratizzazioni e diseconomie che costituiscono più un inutile centro di potere che uno strumento per lo sviluppo del territorio. Occorre altresì agevolare le giovani intelligenze che si misurano con l’impresa rendendo sempre più possibile l’accesso al credito e eliminando le inutili tagliole burocratiche, creando le basi per il rientro di chi si è visto costretto a cercare altrove il proprio futuro. Occorre aver chiaro che la Sardegna e ancor più le zone interne devono liberarsi di quegli elementi che uniti costituiscono un blocco allo sviluppo e al corretto utilizzo dell’ambiente. Soffriamo, infatti, di una forte dipendenza energetica da fonti fossili e di un vecchio apparato industriale a cui si unisce un utilizzo del territorio improduttivo e poco sostenibile. Le realtà urbane usufruiscono di energie che costituiscono un costo elevato per la collettività. A questo proposito è urgente un grande piano di riqualificazione energetica dei centri urbani a iniziare dalle strutture pubbliche. Occorre impegnarsi nella difesa e valorizzazione del territorio non solo per la salvaguardia ambientale ma come elemento strategico per la sua tipicità e unicità, elemento questo che consente di essere competitivi nelle produzioni di qualità e presenti sul mercato globale.

Perché si candida con i Riformatori sardi?
I Riformatori si presentano come forza politica responsabile e di progresso , per rilanciare un obiettivo ambizioso, dare speranza ad una società che in questo momento trova rifugio nel pessimismo. L’impegno dei Riformatori è verso una società che esca dal bisogno e colga le opportunità di sviluppo che la nostra terra offre.

Quali sono le priorità?
Un aspetto fondamentale, già avviato ma che deve trovare soluzione in sede nazionale ed Europea, è quello della insularità e delle diseconomie che comporta. Il fattore trasporti è un macigno che deve essere eliminato per consentire l’inizio del cammino dello sviluppo possibile.

Sinergia con l’Ue?
L’azione del Consiglio Regionale deve andare di pari passo con il rapporto con lo Stato e con l’Unione Europea se vogliamo che la Sardegna sia centro economico di produzioni di qualità . Spetta a noi sardi proteggerla, tutelarla, preservarla e decidere che tipo di sviluppo sostenibile desideriamo nel turismo e nell’economia di nicchia. Ritengo, comunque, che occorra essere ottimisti, lavorare per il bene dei Sardi, mettere a disposizione le proprie capacità e la passione che ci anima. Le nuove generazioni chiedono di avere condizioni per creare lavoro e fare impresa non vogliono assistenza e cassa integrazione e su questo deve scommettere la politica per creare una società nuova che si fondi sul lavoro e non l’assistenzialismo.

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