Regionali, i Riformatori accelerano sul programma: riforme, turismo, partecipazione femminile, sanità i nostri punti più importanti. Sono la piattaforma per la nostra alleanza di governo

CAGLIARI 23/12/2013. I Riformatori hanno predisposto la loro piattaforma programmatica di governo. Al centro i punti da inserire nel programma della futura alleanza. Punti che riguardano la riforma della Regione e degli enti locali, la sanità, un nuovo modello di sviluppo con al centro il turismo, la partecipazione femminile alla vita politica e amministrativa della Regione. Eccoli nel dettaglio.

AREA : Sistema formativo e capitale sociale

Situazione

Il primo problema da affrontare è la carenza di “capitale sociale” inteso nel senso della mancanza di livelli culturali, scientifici e professionali adeguati ad un paese moderno.

Secondo noi si tratta della carenza più grave della nostra regione anche perché è un classico “cane che si morde la coda” : la mancanza di una classe dirigente qualificata continua a generare in automatico classe dirigente di basso livello e così via.

Questa carenza, sia per qualità che per quantità, alle esigenze dell’isola è comprovata , oltre che dall’esperienza empirica anche dallo scarsissimo numero di sardi che hanno successo in qualsiasi campo nonché dalla infrequente presenza dei nostri concittadini in qualsiasi genere di classifica nazionale o internazionale.

E’ evidente che, se si esclude la soluzione di una inferiorità genetica dei nostri giovani, la spiegazione non può essere che quella di una grave e radicata patologia del nostro sistema formativo.

Gli studenti sardi presentano praticamente in tutte le discipline i più bassi risultati d’Italia alle prove INVALSI.

Soluzioni

Riteniamo che si debba agire sul sistema scolastico nella misura in cui ciò è consentito alla Regione non con aggiunte supplementari di risorse ad un sistema che evidentemente non funziona ma con scelte innovative ed anche di contrasto alle lobbies esistenti.

Una soluzione per le scuole medie potrebbe essere quella di incentivare, anche economicamente, le scuole o le classi con i risultati migliori agli INVALSI mentre per il livello universitario si deve pensare a favorire nuovi insediamenti universitari di qualità ( anche stranieri) oppure a creare scuole professionali di altissimo livello ( ad esempio una scuola per dirigenti della PA in collaborazione con istituzioni di livello ) o ancora all’istituzione presso i poli universitari esistenti di collegi speciali nei quali raccogliere gli studenti più meritevoli ( tipo il S.Anna di Pisa).

 

Area : Pubblica Amministrazione

Situazione

E’ sotto gli occhi di tutti come la situazione della pubblica amministrazione, sia della Regione che delle altre istituzioni locali, necessiti di interventi urgenti ed incisivi.

Salvo eccezioni lodevoli la dirigenza pubblica in Sardegna è di livello insoddisfacente come dimostra il funzionamento farraginoso, a dir poco, della pubblica amministrazione e le lamentele dei comuni cittadini, ma anche quelle di coloro, come i politici, che vivono più dentro il palazzo, sono la testimonianza evidente di un disagio profondo, espresso civilmente, ma diffuso.

Inefficienze, lungaggini burocratiche, sprechi e ritardi che si ripercuotono sullo sviluppo di terre che di sviluppo avrebbero un bisogno assoluto ed urgente, riducendo la competitività delle imprese, che in Sardegna già pagano un obolo pesantissimo all’insularità.

Per le nostre pubbliche amministrazioni esiste inoltre un’altra acclarata area di insoddisfazione del cittadino comune, quella rappresentata dalla pervasività delle logiche clientelari che diventano intollerabili quando, come nella nostra realtà, arrivano letteralmente a governare il rapporto tra la pubblica amministrazione e il cittadino.

La complessità voluta delle procedure, le interpretazioni più burocratiche delle norme sempre in sfavore del cittadino, l’incapacità o peggio la scelta deliberata di molti funzionari e dirigenti di scansare i rischi generano inoltre l’humus culturale necessario per l’innestarsi dei gravissimi fenomeni di corruzione e di concussione di cui le cronache giudiziarie del Paese sono piene.

Soluzioni

Bisogna pensare a una maggiore selezione meritocratica nella scelta dei nostri prossimi funzionari e dirigenti, ma soprattutto bisogna riformare in profondità la L.R. 31 del 1998, ripensando ruoli e responsabilità, premi e punizioni.

Riteniamo urgente una nuova Legge 31, con introduzione di meccanismi di premialità per i funzionari bravi, con attribuzione però di responsabilità precise e facilmente verificabili nel rispetto del principio che il “potere” deve per forza prevedere un puntuale controllo democratico della politica in rappresentanza dei cittadini.

Pensiamo inoltre , e lo riteniamo praticamente irrinunciabile, ad un intervento importante e incisivo sui percorsi di selezione e formazione dei dipendenti della Regione ed in particolare dei dirigenti, sulla falsariga della nostra proposta di legge cosiddetta “fast track”.

 

Area : Turismo e destagionalizzazione

Situazione

All’inizio della presente legislatura il turismo rappresentava circa l’otto per cento del PIL regionale e il programma elettorale della coalizione di centro-destra prevedeva di portarlo al 12 % nell’arco dei cinque anni. In realtà , com’è noto, a causa della gravissima crisi economica scatenatasi dal 2008 e non ancora esauritasi, vi è stato invece una sensibile diminuzione degli arrivi e delle presenze per cui non si è registrato purtroppo alcun aumento del fatturato turistico, anzi esso non è diminuito in percentuale solo per la corrispondente riduzione del PIL complessivo dell’isola.

Certamente bisogna considerare che un grande impatto sulla riduzione dei flussi turistici( non solo in Sardegna) è stato legato alla durissima crisi economica ma non possiamo neanche nasconderci che, fino a pochi mesi fa, si è aggravato il problema rappresentato dal costo dei trasporti e che non vi è stata da parte della Regione un’azione politica coerente e duratura in materia di turismo.

Nulla è stato fatto per favorire la destagionalizzazione, a parte qualche misura per cercare di allungare la durata dei rapporti di lavoro stagionali, ma la stessa legge sul turismo golfistico, potenzialmente in grado di favorire afflussi importanti di turisti fuori delle stagioni classiche del turismo balneare, è stata lasciata cadere alle prime difficoltà senza che vi fosse una reale volontà di implementarla.

Soluzioni

Il problema è da affrontare insieme a quello dei trasporti, che ne è parte rilevantissima, e che paiono – almeno in questa prima fase- nettamente migliorati sia per il trasporto aereo con la nuova continuità territoriale sia per quelli marittimi, grazie ad un atteggiamento della nuova Tirrenia che sembra decisamente più aperto e positivo verso le esigenze della Sardegna.

Certamente bisogna riprendere l’idea di una grande campagna pubblicitaria volta a rinnovare e diffondere l’immagine dell’isola come paradiso delle vacanze non solo balneari ma con un impronta anche sportiva, culturale, storica ed enogastronomica.

Consideriamo I soldi spesi per questo scopo soldi spesi bene, non sprecati e quindi chiediamo , che sia affidata a Sardegna Promozione o direttamente alla Giunta, una grande campagna pluriennale volta a promuovere l’offerta turistica, enogastronomica, religiosa e naturalistica della nostra isola.

Naturalmente occorre lavorare anche sulla modifica dell’offerta turistica endogena e a questo fine certamente la legge sul turismo golfistico è da riprendere e rendere applicabile al più presto; sarà inoltre necessario pensare a interventi incisivi sul lato della portualità turistica così come ripensare il sistema organizzativo del turismo regionale per governare al meglio l’offerta come un tutto unico sia pure differenziato nei diversi territori.

 

Area : Riforme Istituzionali

Situazione

E’ certamente innegabile che i 65 anni passati dall’approvazione dello Statuto ne abbiano segnato un inevitabile percorso di invecchiamento e che di conseguenza l’Istituzione Regione appaia oggi superata in molti suoi aspetti.

Aldilà delle difficoltà momentanee legate alla crisi economica che rende difficili i rapporti tra categorie e anche tra singoli ed esaspera gli animi con istinti populistici, è evidente che va ripensato il ruolo della Regione sia verso l’esterno ( Italia ed Europa) sia verso il sistema degli enti locali territoriali.

La Regione non funziona e non risponde più né tempestivamente né compiutamente alla richiesta di governo che sale dal basso, è diventata un organo più burocratico che politico, più attenta a dare risposte di breve profilo che non a risolvere strutturalmente i problemi

Soluzioni

La nostra ricetta è nota, un ‘Assemblea Costituente eletta direttamente dal popolo che riscriva lo Statuto e lo sottoponga al Parlamento per approvarlo o respingerlo, comunque senza modifiche.

Associare a questo una nuova riforma della legge elettorale mantenendo il sistema presidenziale e introducendo sistemi per eleggere rappresentanti di zone più ampie dell’isola, meno legati a specifici parti di territorio; introduzione delle primarie obbligatorie per il Presidente e per i Sindaci dei comuni superiori ai 10.000 abitanti, eventualmente anche per i Consiglieri Regionali; riforma della giunta ( competenze e deleghe) in senso più moderno e più adeguato ai cambiamenti verificatosi in Sardegna dal 1977 a oggi.

 

Area : Partecipazione femminile

Situazione

La situazione della partecipazione femminile al mondo del lavoro e a quello delle istituzioni è sotto gli occhi di tutti e non merita grandi commenti, basti ricordare che abbiamo una partecipazione femminile al lavoro vicina al 45 % contro una maschile di poco inferiore al 64%.

Aldilà della Costituzione che stabilisce nella sostanza la parità dei sessi, con ciò chiedendo di fatto ai legislatori, ai vari livelli, l’adozione di misure normative che “favoriscano le pari opportunità tra uomini e donne”, bisogna fare della questione una delle grandi battaglie per la modernizzazione dell’isola, non foss’altro che per una questione di pura convenienza.

Non siamo nelle condizioni di rinunciare ad una quota così elevata delle nostre risorse di capitale umano, di intelligenza e di sensibilità come quella che siamo vivendo adesso.

Ci sono studi economici numerosi e incontrovertibili che dimostrano come le società in cui la partecipazione femminile è maggiore sono più ricche, equilibrate, armoniose e produttive ma si tratta soprattutto di un problema di giustizia basilare per la nostra convivenza, nel senso che una società ingiusta, come quella che discrimina le donne, corrode e corrompe l’etica dei comportamenti individuali e collettivi.

Soluzioni

Noi riteniamo indispensabili provvedimenti legislativi di tipo “affirmative action” che stabiliscano da subito delle quote obbligatoriamente riservate alle donne nei luoghi di lavoro, nella Regione e negli enti regionali, nella sanità e nelle istituzioni.

Per essere chiari, deve valere nella politica ( doppia preferenza di genere) , negli enti regionali o partecipati maggioritariamente dalla Regione, e anche nella sanità, dove bisogna prevedere che nelle terne di governo ci sia obbligatoriamente almeno una donna.

Quote significative all’inizio e poi progressivamente decrescenti a mano a mano che si creano , nei vari settori, dei “role model” che possano fungere da ispirazione alle giovani donne nella fasi della loro crescita in modo tale che il ruolo e la partecipazione delle donne si assestino al livello fisiologico di circa il 50%.

 

Area : Riforme del sistema delle autonomie locali e degli enti regionali

Situazione

Noi riteniamo che vada assolutamente rispettata la volontà popolare così come scaturita in maniera inequivocabile dai referendum svoltisi il 6 maggio del 2012, cioè l’eliminazione delle province dal territorio sardo.

Sia pure con diverse percentuali di votanti, tutte e otto le province hanno votato con maggioranze “bulgare” per eliminare enti che sono evidentemente ritenuti del tutto inutili ma ciononostante il Consiglio Regionale non ha ancora provveduto a quanto di suo dovere.

Così come è assolutamente da ripensare la situazione istituzionale dei piccoli comuni poiché, pur nel quadro di una doverosa quanto diffusa rappresentatività, ragioni di funzionamento delle istituzioni e di costo delle stesse richiedono un ripensamento degli assetti vigenti attualmente nella nostra regione.

Analogo criterio deve essere adottato nei confronti degli enti regionali che sono pletorici, iperburocratici e spesso utili solo a dare alloggio a portaborse di partito : questi devono essere eliminati.

Siamo infatti fermamente convinti che il sistema di gestione e di amministrazione degli enti regionali vada rivisto e per questo abbiamo promosso una faticosa campagna referendaria, che ha portato all’approvazione di un quesito che ha dato risultai clamorosamente evidenti.

Noi riteniamo che abolire i consigli di amministrazione e rinnovare profondamente gli enti sia un fatto di buona politica che risponde alla richiesta della gente che vuole da tempo un rinnovamento nei fatti, non a chiacchiere.

Soluzioni

Diamo per scontato che prima del termine della legislatura il Consiglio all’abolizione definitiva delle provincie, vecchie e nuove, con attribuzione delle loro funzioni ai comuni singoli o associati e, per le restanti, eventuale istituzione di appositi uffici della Regione con competenza circondariale, gestiti e diretti da un dirigente nominato tramite concorso pubblico.

Riduzione degli enti regionali e, ove non sia possibile l’abolizione, ridimensionamento massiccio della loro strutture organizzative e gestionali, introduzione delle stazioni uniche appaltanti, il tutto affidato a funzionari di carriera e non a organi politici.

 

AREA : Sanità

Situazione

Noi riteniamo che la sanità sarda sia tutto sommato di discreto livello e che pertanto risponda abbastanza bene alla richiesta di salute dei cittadini, come dimostrato d’altra parte dal basso tasso di emigrazione sanitaria.

Tuttavia è evidente che ci siano settori da completare e da migliorare, che sia necessario portare a buon fine l’informatizzazione dei servizi, trovare soluzioni per costruire alcuni ospedali ex novo, trasferire l’attenzione dalle cure per acuti al versante cronici-territoriale-sociale, ma soprattutto razionalizzare l’uso delle risorse economiche.

Le ASL devono essere ricondotte ad occuparsi di temi esclusivamente sanitari ed assistenziali, cosa che ridurrebbe inoltre le possibilità clientelari.

Soluzioni

Una riforma del sistema che accentri tutte le competenze amministrative in capo ad un agenzia regionale e lasci le ASL prive di apparato amministrativo ( personale, acquisti e bilancio), la messa in cantiere di un grande programma di costruzione di nuovi 5 o 6 ospedali anche tramite la contrazione di un mutuo ( o emissione di bond o altri strumenti finanziari) con interessi da ripagare con i risparmi derivanti dall’accentramento dei servizi amministrativi.

La riforma deve prevedere inoltre soluzioni gestionali innovative che portino ad una vera dipartimentalizzazione, con progressiva riduzione delle strutture complesse al livello minimo possibile e con la creazione di spazi di autonomia clinica per i giovani più meritevoli, accompagnata dalla fissazione di criteri estremamente selettivi per la nomina della dirigenza delle ASL.

Necessario infine anche una rivalutazione del numero dei dipendenti del SSR per riportarli in linea con i parametri delle altre regioni, pur considerando la dispersione della popolazione in un territorio vasto come la nostra isola.

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