Programma Sanità

Il SISTEMA SANITARIO ITALIANO E’ AL COLLASSO.
SE VOGLIAMO SALVARE LA SANITA’ SARDA, CENTRODESTRA E CENTROSINISTRA LA SMETTANO DI CONSIDERARLA TERRENO D’OCCUPAZIONE PER LA POLITICA E DICANO ENTRAMBI COSA PENSANO DELLE PROPOSTE DEI RIFORMATORI PER EVITARE IL DISASTRO!

L’indagine conoscitiva sulla sostenibilita’ del sistema sanitario italiano, condotta congiuntamente dalle commissioni Bilancio e Sanita’ della Camera, non e’ ancora terminata.
Gia’ oggi pero’, sono stati sentiti decine dei principali attori del sistema: dai sindacati medici, alle societa’ scientifiche, dagli ordini professionali, ai rappresentanti della sanita’ privata, dal mondo dell’industria, alle associazioni dei pazienti.
Senza aver dunque la pretesa di anticipare i risultati dell’indagine, e’ pero’ sicuramente possibile iniziare a fare alcune valutazioni.

Dal 2007 ad oggi, la ricchezza complessiva dell’Italia (il PIL) scende ogni anno.
Per contro, l’invecchiamento della popolazione e le nuove tecnologie sanitarie, comportano un incremento tendenziale della spesa sanitaria intorno al 2%.
Sino al 2010, lo Stato ha comunque tentato di sostenere l’aumento della spesa sanitaria.
Nel 2011 e nel 2012, lo Stato ha alzato bandiera bianca e, per la prima volta, il Fondo Sanitario Nazionale, invece di crescere, si e’ ridotto. La previsione per il 2013 non si discosta di molto dai tagli passati.
Quale e’ stato l’effetto della riduzione del Fondo Sanitario Nazionale?
In assenza di modifiche strutturali della spesa, e’ facile immaginare la conseguenza, sottolineata in modo costante da tutti gli interlocutori ascoltati sinora dalle due Commissioni.
Non c’e’ scampo: MENO SOLDI, uguale MENO SERVIZI e MENO DIRITTI DI SALUTE PER I CITTADINI!
In altre parole, la drammatica crisi economica del Paese sta mettendo a repentaglio l’universalita’ e l’equita’ del sistema sanitario nazionale.
Questo vale in modo evidente nelle Regioni “canaglia”, sottoposte a piano di rientro.
In tali Regioni, tutte commissariate, lo Stato ha autorizzato la contrazione di 14 miliardi di mutui a lunga scadenza per pagare i deficit, ma il SOLE 24 avanza il sospetto che il debito reale ammonti al triplo!

Ma la perdita di qualita’ nei servizi sanitari resi al cittadino non si ferma alla Regioni “canaglia”: preoccupanti segnali di sofferenza del sistema arrivano ormai anche dalle Regioni “virtuose” del Centro-Nord!

La “regionalizzazione” della sanita’ rischia dunque di aver prodotto 21 diversi sistemi di assistenza, che disperdono risorse, senza garantire qualità’. Una situazione ancora piu’ drammatica in vista dell’imminente apertura all’Europa della “libera circolazione per le cure mediche”.

In questa situazione, lo Stato rischia di non riuscire piu’ a garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) in aree sempre piu’ vaste del Paese, al punto che, da piu’ parti, si solleva la richiesta di una “controriforma” del Titolo V della Costituzione, che riporti la Sanita’ tra le materie di diretta e integrale competenza dello Stato.

Ma anche a non voler prendere in esame questa ipotesi, e’ indubbio che lo Stato, se non vuol rassegnarsi al rischio del collasso del sistema, sia costretto a riaccentrare il controllo dei costi. In questa direzione vanno tutti i modelli di controllo (dal “bersaglio” dell’Istituto S.Anna, ai vari metodi di benchmarking), sostanzialmente basati sull’utilizzo dei cosidetti “costi standard”.

Il sistema dei “costi standard”, una volta individuato il costo di ciascuna prestazione sanitaria nelle Regioni piu’ virtuose, obbligherebbe tutte le altre Regioni a tarare il costo dei propri servizi su tali parametri di riferimento.

COSA SIGNIFICHEREBBE QUESTO PER LA SARDEGNA?

Un autentico disastro.
Gia’ oggi, il Sistema Sanitario Sardo, secondo le stime dello Stato, dovrebbe costare circa 2850 milioni di euro/anno per garantire i LEA.
Ne costa invece 300-350 milioni in piu’.
La Sardegna non e’ formalmente tra le Regioni canaglia, esclusivamente perche’, ogni anno, ripiana il proprio disavanzo sanitario, togliendo i soldi ad altre attivita’ di competenza regionale.

E’ pero’ del tutto evidente che, se la Conferenza Stato Regioni decidesse di attivare il sistema di controllo basato sui costi standard, per la Sardegna non ci sarebbe piu’ scampo e le penalizzazioni economiche rischierebbero di diventare insostenibili.

E’ DUNQUE EVIDENTE CHE SULLA RIFORMA DEL SISTEMA SANITARIO SARDO NON C’E’ PIU’ NEPPURE UN ISTANTE DA PERDERE!

Se non fossero i sardi a scegliere il sistema che deve garantire la salute in Sardegna, e’ evidente che sta diventando altissimo il rischio che la scelta venga fatta altrove!
E che non venga fatta sulla base delle esigenze della popolazione e sulle peculiarita’ dei territori, ma esclusivamente sulla MANCANZA DI SOLDI!

I Riformatori hanno lanciato da anni un grido d’allarme inascoltato, giungendo a dettagliare in precise PROPOSTE DI LEGGE alcune soluzioni strutturali, molte della quali conservano intatta la loro efficacia.
Ma in SARDEGNA, cambiare la sanita’ non e’ facile.
La SANITA’ in SARDEGNA e’ la piu’ grande azienda pubblica, spesso in mano alla gestione pervasiva della politica, che finisce per rappresentare anche un enorme ammortizzatore sociale, con privilegi diffusi e pressoche’ intoccabili.
A questo punto, e’ pero’ indispensabile chiederci se, con gli attuali chiari di luna, possiamo ancora permetterci un sistema sanitario che sprechi i soldi di tutti in modo inappropriato, sottraendoli alla effettiva garanzia dei diritti di salute dei cittadini sardi.

In altre parole, CENTRODESTRA e CENTROSINISTRA devono, una volta per tutte, accettare di lasciare la SANITA’ SARDA fuori dalle contrapposizioni della politica, per trovare INSIEME le soluzioni tecniche piu’ razionali, rivolte a garantire la salute dei sardi.

LA BUONA SANITA’ NON E’ DI DESTRA, NE’ DI SINISTRA!
Non ha piu’ nessun senso il gioco delle parti a cui siamo abituati da sempre: basta con le fasce tricolori e i politici di centrodestra che aizzano i cittadini contro le buone scelte degli amministratori sanitari di centrosinistra, in difesa dell’indifendibile, in attesa di essere sostituite dalle fasce tricolori e dai politici di centrosinistra, al cambio del colore dell’amministrazione regionale!

I SARDI DEVONO AVERE IL CORAGGIO DI DISEGNARE UN SISTEMA SANITARIO A MISURA DI SARDEGNA, COMPATIBILE CON LE RISORSE DISPONIBILI!

SE NON LO FAREMMO DA SOLI, ALTRI CI IMPORRANNO SCELTE ASSAI PIU’ GROSSOLANE, FIGLIE DEI TAGLI LINEARI DA MANCANZA DI SOLDI!

Non intervenire non significherebbe dunque “rinviare le scelte”, ma vorrebbe invece dire “fare la peggiore delle scelte” e cioè aspettare che sia la carenza di risorse economiche disponibili a tagliare i servizi assistenziali, senza alcuna razionalità nelle scelte!
E’ dunque indispensabile fare in fretta alcune cose assolutamente indispensabili: Centralizzazione degli acquisti e della gestione dell’amministrazione e del personale, attivazione del FSE e completamento dell’informatizzazione del sistema, ribaltamento dell’attenzione dalle cure per acuti al versante cronici-territoriale-sociale, potenziamento dell’integrazione ospedale-territorio, attivazione di partnership con altre regioni per le patologie rare, ma soprattutto appropriatezza nell’uso delle risorse economiche.
Le ASL devono essere ricondotte ad occuparsi di temi esclusivamente sanitari ed assistenziali, eliminando qualsiasi loro vocazione clientelare, diventata ormai assolutamente insostenibile.

 
Centrodestra e Centrosinistra si impegnino a spiegare con chiarezza nel loro programma elettorale QUALE SISTEMA SANITARIO PROPONGONO PER LA SARDEGNA E DOVE PRENDERANNO I SOLDI PER FARLO FUNZIONARE!
I Riformatori intendono da subito fare la propria parte. Ecco le nostre Proposte:
1.
Piano Sanitario Regionale: presentazione al Consiglio, entro sei mesi dall’inizio della legislatura, del nuovo piano sanitario regionale basato sui seguenti cardini:

a)progressiva accentuazione del carattere preventivo e territoriale dell’assistenza, con potenziamento delle case della salute, degli ospedali di comunità, degli Hospice e della rete assistenziale alternativa alla degenza ospedaliera;
b)tendenziale riduzione di posti letto per acuti verso il tasso di 2.5 per mille entro i cinque anni della legislatura;
c) conseguente sostituzione dei posti letto per acuti con posti letto di riabilitazione, anche di lunga durata;
d)consistente incremento della rete assistenziale a bassa intensità, sia di tipo domiciliare sia di residenze sanitarie assistite;
e)tendenziale concentrazione della rete ospedaliera pubblica nelle alte specializzazioni, con potenziamento del modello hub and spoke per il sostegno dei territori periferici e nuovo assetto della rete della emergenza-urgenza;
f)trasformazione dei piccoli ospedali in strutture a bassa intensità assistenziale e rafforzamento della risposta sanitaria decentrata con servizi specialistici e riabilitativi a carattere territoriale;
f) progressiva riqualificazione della spesa sanitaria, con riduzione reale di quella ospedaliera per acuti a favore di quella riabilitativa, domiciliare ed a bassa intensità assistenziale;

2.
Attivazione della Agenzia Regionale per la Sanità.
La Legge Regionale 10/2006 ha istituito la Agenzia Regionale per la Sanità, affidandole compiti di regia nel miglioramento della qualità dell’assistenza e di controllo sull’appropriatezza complessiva delle prestazioni erogate. L’Agenzia lavorerebbe in sintonia con l’Assessorato Regionale alla Sanità, supportandone tecnicamente l’azione. Ad oggi, a sette anni di distanza dalla sua istituzione, l’Agenzia non esiste ancora, privando il sistema di n supporto fondamentale per la qualità della sua crescita.
3.
Legge di Riforma: Una legge di riforma del sistema sanitario regionale che modifichi radicalmente la situazione attuale con l’introduzione dei seguenti punti :

a)accentramento di tutte le competenze amministrative in capo ad un agenzia regionale, lasciando le Aziende sanitarie prive di apparato amministrativo, gare uniche per tutti i materiali sanitari e non, magazzini e logistica centralizzata, gestione unificata del personale, una sola centrale per l’emissione dei mandati di pagamento e la gestione dei bilanci
b)semplificazione del sistema, abolizione di vincoli, controlli e pratiche burocratiche, sia nei confronti del cittadino che delle stesse aziende sanitarie con restituzione alle stesse dell’autonomia prevista dalla legislazione vigente;

c) rendere obbligatoria la trasparenza dei dati clinici e dei risultati delle pratiche assistenziali (full disclosure), garantendo la privacy, ma rendendo possibile ai cittadini decisioni informate e ragionate, con l’introduzione di sanzioni severe nei confronti dei funzionari regionale e/o delle aziende che non si conformino alle direttive in materia;
d) Introdurre soluzioni gestionali innovative che portino ad una vera dipartimentalizzazione delle strutture ospedaliere e territoriali, con riduzione delle strutture complesse al livello minimo possibile e con la creazione di spazi di autonomia clinica per i giovani più meritevoli;
e) attivazione di forme sperimentali di assistenza sanitaria con il concorso del privato, sia attraverso compartecipazioni gestionali, che attraverso la promozione di fondi integrativi regionali;
f) fissazione di criteri estremamente selettivi per la nomina della dirigenza delle ASL.

4.
Nuovi Ospedali : Varo di un vasto programma di rinnovamento tecnologico del patrimonio ospedaliero pubblico che dovrà diminuire in quantità ma aumentare in qualità, con la spesa di un miliardo di euro nei prossimi cinque anni.
Abbiamo già a disposizione circa 200-250 milioni, al resto si può provvedere anche attraverso la stipula di un mutuo trentennale di un miliardo di euro il cui pagamento sarà finanziato ad abundantiam con i risparmi derivanti dall’accentramento degli acquisti e dalla gestione unificata del personale.
Inoltre dovranno essere adottati provvedimenti per consentire l’apertura del cosiddetto “San Raffaele” di Olbia per completare la rete ospedaliera della Gallura, se necessario rilevando la proprietà dell’attuale struttura dal fallimento dell’ex San Raffaele e procedendo poi all’affidamento della gestione tramite una gara internazionale con un budget prefissato e credibile, riservata a soggetti di grande rilievo scientifico e sanitario nazionali o internazionali.
Gli interventi principali saranno i seguenti :
a)costruzione del nuovo ospedale di Sassari, in sostituzione totale o parziale del SS Annunziata;
b)costruzione del nuovo ospedale di Cagliari che sostituisca in toto il SS.Trinità, il Marino e il Binaghi;
c)completamento dei Policlinici Universitari di Cagliari e di Sassari;
d)costruzione di un nuovo ospedale a San Gavino, in sostituzione di quello attuale;
e) costruzione del nuovo San Martino di Oristano in sostituzione di quello attuale;
d)costruzione del nuovo ospedale unico del Sulcis, in sostituzione del CTO e S.Barbara di Iglesias e del Sirai di Carbonia;

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