Vincenzo Corrias: “La nuova politica nel segno del rinnovamento”

Innovazione, tecnologica certo ma anche nel modo di fare politica. Consorzi produttivi, per dare la possibilità alle imprese sarde di lottare ad armi pari con i competitor sempre più forti e agguerriti di tutti i mercati, sia interni che esteri. Sburocratizzazione, perché di troppa burocrazia si muore. Vincenzo Corrias, per anni braccio destro di Beppe Pisanu, grande esperienza nella pubblica amministrazione e nel governo della cosa pubblica, snocciola la ricetta per far uscire la Sardegna dalla crisi.

Impresa non facile, non è vero?
Impresa non facile ma assolutamente possibile. Innanzitutto è necessario riavvicinare la gente alla politica…

Lo dicono in tanti ma i cittadini sono sfiduciati…
Sono sfiduciati perché è venuto meno il rapporto diretto tra eletti ed elettori. Una mancanza di contatto con i cittadini che è ovviamente una mancanza di contatto con la realtà. A cui sopperiscono i social network e le nuove tecnologie di interazione. Ecco, noi da qui dobbiamo ripartire. La politica deve prendere di nuovo in mano la situazione, deve cioè riappropriarsi del rapporto con la gente condividendone la quotidianità. E tutto si traduce in una frase: “il dovere di fare politica”; dovere civico e dovere morale quindi, la politica, come impegno per il bene comune e non come mestiere.

Un bel programma, ma in concreto?
In buona sostanza la soluzione a tutto questo sfacelo non può che sintetizzarsi in una parola sola: RINNOVAMENTO. Rinnovamento pieno, dei volti, della classe politica, delle idee e dei progetti. Rinnovamento nel modo di approcciarsi ai problemi. Rinnovamento nel senso di rinnovare il patto con i cittadini con credibilità, onestà e giusta umiltà. Occorre un grande progetto per la Sardegna. I Riformatori lo hanno. Tanti altri no.

Lei parla di un progetto per la Sardegna, ma in soldoni da dove bisogna partire?
Non c’è da inventare, qui bisogna rimboccarsi le maniche e fare. Tanto per cominciare dall’innovazione. La Sardegna è nella condizione ideale per puntare tante carte. L’innovazione e l’infrastrutturazione tecnologica ci farà recuperare quel gap di competitività indispensabile per iniziare a progettare un futuro diverso e migliore per la nostra Sardegna. Questo fa il paio anche con un altro grosso problema: la formazione professionale. Non possiamo slegarla dal mondo produttivo, in particolare privato. I denari la Regione li deve spendere per formare i sardi nelle professioni che il mercato richiede. E per far questo è necessario una forte conoscenza e interlocuzione con il mondo del lavoro.

E il turismo?
E’ chiaro che dobbiamo ripensare a tutto il sistema. Dobbiamo andare a prenderci i mercati, dobbiamo mettere sugli aerei e sulle navi i turisti. E lo possiamo fare perché abbiano ciò che altri non hanno: la Sardegna. La Regione deve mettere a disposizione il suo apparato proprio per aiutare gli imprenditori a conquistare fette di mercato che altrimenti andranno perse. I consorzi in questo senso sono fondamentali, in tutti i settori, non solo per il turismo. L’unione fa la forza, si abbattono i costi e le nostre imprese sono più competitive. Il nemico non è in casa, ma fuori. Ecco perché le nostre imprese devono unirsi.

Tutto vero, ma la burocrazia ammazza le nostre imprese….
La burocrazia uccide tutti, non solo le imprese. La semplificazione è necessaria. Questo non significa minori controlli, ma tempi rapidi nelle risposte da parte del pubblico: il cittadino fa una richiesta e il pubblico deve dire sì o no in tempi rapidissimi, un mese o al massimo due. Le imprese, i privati non possono essere ostaggio di uno Stato, di una Regione o di un Comune che non risponde.

Contattaci

Riformatori sardi
Coordinamento regionale
sede: Via Sant'Ignazio,30 - 09123 - Cagliari
telefono: 070 301131
Direzione Operativa: 070 6014279
email: info@riformatori.it