Cinque progetti per cambiare la Sardegna: Formazione e istruzione

Ecco le proposte presentate su Formazione e Istruzione oggi a Cagliari dal gruppo dei Riformatori e da Gaetano Dichiara (professore di Farmacologia Università di Cagliari, Alberto Devoto, professore di Fisica Università di Cagliari, Germana Manca, professoressa della George Mason University di Washington.

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Noi non ci rassegniamo a vedere la nostra terra sprofondare sempre di più!

 

Cinque progetti per cambiare la Sardegna

 

 

Il capitale umano, la risorsa più importante
di cui la Sardegna dispone

 

 

CAGLIARI 29/08/2013. La Sardegna sembra essere entrata ormai da molti anni in un vicolo cieco dal quale non riesce a uscire. Il nostro tessuto sociale si sta dissolvendo. Le industrie chiudono una dietro l’altra, l’edilizia è ferma, il turismo è in difficoltà, le possibilità di lavoro diminuiscono. I nostri giovani vanno via, attratti da quei Paesi che offrono opportunità. I dati pubblicati nei giorni scorsi, che vedono la nostra Isola agli ultimi posti in Europa (addirittura più indietro delle regioni dell’est europeo) nella classifica delle regioni più competitive delineano in modo molto preciso la situazione. Avvitata su se stessa, la classe dirigente, in particolare quella politica, continua a glissare sui problemi e a non andare oltre il quotidiano, perdendo tempo in sterili polemiche, senza fare quelle scelte forti che il momento richiede.

Da queste considerazioni nasce la scelta dei Riformatori di mettere in campo cinque grandi idee, cinque progetti per far fare alla Sardegna una drastica inversione di rotta che la porti dalla strada della desertificazione economica a quella dello sviluppo e del lavoro.

Non sono soluzioni miracolistiche. Esse scontentano alcuni: quelli che pensano di poter presidiare la propria nicchia elettorale o di potere a scapito dell’interesse generale.

 

Legge anti burocrazia: 30 giorni per la pubblica amministrazione per esprimere i pareri, decorsi i quali scatta il silenzio assenso.

Sanità: investimento di un miliardo per costruire sei nuovi ospedali di alto livello, in grado di dare alla Sardegna un’assistenza sanitaria di eccellenza e di avviare cantieri nel giro di pochissimo tempo.

 

Oggi presentiamo la terza proposta:

Investire sul capitale umano, la risorsa più importante di cui la Sardegna dispone.

 

Il nodo è quello della formazione dei giovani: vogliamo mettere in campo un piano organico, che nel giro di 5/10 anni possa portare il sistema formativo della Sardegna ad essere uno dei più competitivi in Europa.

Il piano si articola in quattro azioni:

 

Formazione professionale e istruzione scolastica di qualità per tutti[1].

 

-Piena realizzazione del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione sino al diciottesimo anno d’età e comunque fino all’acquisizione di una qualifica professionale e all’adempimento dell’obbligo di istruzione per almeno 10 anni. Introdurre strumenti di valutazione del sistema educativo della Sardegna, prevedendo l’istituzione della Conferenza regionale annuale sull’istruzione quale sede di confronto e verifica sulle condizioni strutturali e funzionali della scuola sarda e di elaborazione di proposte per il suo miglioramento.

 

-Riconoscimento dell’autonomia e pari dignità dei diversi percorsi del sistema della formazione professionale, inserendo l’apprendistato per l’espletamento dell’obbligo di istruzione, i percorsi di alternanza scuola-lavoro, la formazione continua e permanente e la formazione abilitante.

 

-Introduzione di un programma di incentivazione per i docenti delle scuole medie inferiori e superiori, con il riconoscimento di benefici – anche economici- per i docenti delle 1000 classi ,opportunamente suddivise per categorie e localizzazione, che ottengono i risultati migliori ai test INVALSI o agli altri test proposti dalle istituzioni europee.

 

-Realizzazione di un sistema di orientamento scolastico e professionale come azione di stimolo e di guida dello sviluppo della persona e volto a favorire nel soggetto in formazione la conoscenza delle proprie capacità e delle proprie attitudini.

 

-Istituzione del Centro regionale di eccellenza didattica (CRED), col compito di raccogliere, selezionare e conservare il patrimonio documentale relativo alle elaborazioni teoriche e alle buone pratiche didattiche, valutative e autovalutative prodotte dalle istituzioni scolastiche della Sardegna.

 

 

Si al bilinguismo: ma italiano-inglese[2]. Apriamo al mondo la Sardegna e alla Sardegna il mondo.

 

Noi Riformatori siamo ormai da anni impegnati su questo fronte col progetto Sardegna Speaks English, un grande progetto di speranza che può davvero cambiare la faccia della Sardegna, dotandola di una “infrastruttura culturale” in grado di farla comunicare con il mondo, favorendo la crescita complessiva dell’intera Isola.

Internet, il turismo, l’impresa, la cultura, il commercio, il progresso scientifico, la ricerca viaggiano ormai attraverso la lingua di comunicazione del mondo. La Sardegna dev’ essere in grado di vedere più lontano di altri, realizzando una prospettiva di sviluppo esplosiva. Su questo progetto oltre 10.000 sardi si erano espressi sottoscrivendo il progetto e ottenendo un primo fondamentale risultato con l’approvazione nella scorsa legislatura di un’apposita legge.

L’obiettivo strategico di medio periodo è quello dell’introduzione nel contesto sociale della nostra Regione delle conoscenze della lingua inglese necessarie a comunicare con rapidità e semplicità con il resto del mondo, anche attraverso lo strumento informatico. Non rappresenta una nuova sudditanza culturale ma, al contrario, l’individuazione ferma e decisa dello strumento indispensabile per aprire ai sardi la porta del mondo, fornendo loro la possibilità di usare la lingua universale della comunicazione.

Vogliamo bene ai giovani sardi, non vogliamo che dimentichino le tradizioni dei loro padri e dei loro nonni, ma non vogliamo neppure che restino esclusi dal mondo di domani (come sono attualmente) per difendere , nel nome di una visione arcaica e falsamente felice, una Sardegna che non esiste più. E che, quando esisteva, era una Sardegna di povertà e di sacrifici indicibili per la nostra gente.

La lingua inglese è diventata nel tempo la lingua di comunicazione tra i non anglofoni e rappresenta dunque la seconda opzione della maggior parte dei cittadini del mondo che non siano di madre lingua inglese. L’inglese è la lingua di scambio della scienza, della diplomazia, del commercio, dell’industria, del turismo, di Internet. Paradossalmente l’inglese non è più esclusiva proprietà dei Paesi di cultura anglosassone, ma è un veicolo di comunicazione al servizio del mondo.

I sardi devono appropriarsi velocemente di una competenza di comunicazione utile ad accelerare attraverso gli scambi ogni prospettiva di sviluppo sociale ed economico della nostra terra. L’obiettivo è dare ai sardi una indispensabile chance in più, necessaria per annullare velocemente i gap e i ritardi di sviluppo che ancora oggi sconta la nostra Isola.

La strada è quella del coinvolgimento dell’intera popolazione sarda nelle dinamiche dell’apprendimento linguistico dell’inglese, attraverso l’introduzione di logiche di premialità che, dal mondo dell’infanzia e della scolarità, sino a quello delle attività istituzionali, economiche e culturali spingano i sardi ad accelerare noti percorsi, peraltro parzialmente già in essere, di acquisizione dello strumento linguistico.

 

 

Un fast track per trasformare la burocrazia[3].

 

Salvo eccezioni lodevoli la dirigenza pubblica in Sardegna è di livello insoddisfacente come dimostra ad abundantiam il funzionamento farraginoso, a dir poco, delle amministrazioni pubbliche, in primis quella della Regione.

La nostra proposta mira a dare inizio ad una profonda mutazione della nostra classe di funzionari e dirigenti pubblici, destinata a cambiare il futuro della nostra Isola per i nostri figli e i nostri nipoti. Con tre principali direttrici di marcia: selezione, formazione e modifica di valori etici e culturali.

 

Selezione. Per accedere ai posti di funzionario e di dirigente debba essere seguito un percorso preciso. I posti di funzionario e dirigente sono circa 1.500 nella pianta organica dell’Amministrazione regionale e degli enti regionali, cui sono da aggiungere quelli dei comuni e del servizio sanitario regionale.

Secondo la nostra proposta si potrà accedere, in via obbligatoria per Regione ed enti regionali e su base volontaria per gli altri settori, solo al termine di un iter di studi, di specializzazioni e di tirocinio pratico molto dettagliato e destinato a formare funzionari pubblici di altissimo livello. La selezione dovrà essere condotta nell’ambito delle più recenti normative in materia di formazione e valutazione scolastica, sulla base dell’European qualification framework (EQF), adottato dal Parlamento europeo il 23 aprile del 2008.

 

Formazione. Al termine della selezione, tra i candidati che raggiungono e superano il quarto livello previsto dall’EQF, i migliori classificati saranno ammessi al programma di formazione, che prevederà il corso di laurea magistrale nelle discipline necessarie alla P.A. regionale, seguita da un master in istituti selezionati e approvati dalla Regione. Al termine degli studi teorici è previsto un periodo di tirocinio pratico pluriennale presso istituzioni pubbliche e private o centri di ricerca e di studio di altissimo livello e anch’essi selezionati e approvati dalla Regione, dedicando una particolare attenzione alle istituzioni comunitarie, presso le quali dovrà svolgersi una parte, di almeno sei mesi di durata, del tirocinio di un adeguato numero di futuri funzionari e dirigenti. Alla fine di questa fase di esperienza pratica i partecipanti al programma saranno inquadrati, a seconda dell’esito del concorso post-laurea, direttamente nei ruoli delle amministrazioni pubbliche per i quali i posti erano stati determinati dieci anni prima.

 

Valori. Un’Agenzia regionale per il servizio pubblico (ARSP) avrà il compito di governare il programma di selezione e formazione, instillando in ognuno dei partecipanti l’orgoglio di approdare ad un posto di lavoro prestigioso e sicuro, dove potranno avere la rara chance di essere utili agli altri e alla loro terra, creando insomma in questi giovani il livello etico richiesto dalle funzioni che saranno chiamati a svolgere. L’Agenzia dovrà cioè far crescere i futuri dirigenti e funzionari facendo loro comprendere che la collettività sta investendo importanti risorse su di loro ma che da loro si aspetta molto, che sono loro i pilastri su cui si baserà il futuro e il progresso della Sardegna di domani.

 

 

           Le nuove Università: professionisti, sardi e non, di altissimo livello.

 

Una delle terapie che proponiamo per guarire la “malattia sarda” è quella di favorire lo sviluppo di “capitale sociale” , andando aldilà di quello che è stato negli ultimi decenni il ruolo dello Stato e della “nuova politica regionale” che ha evidentemente sottovalutato la necessità e l’opportunità di interventi  a favore dell’istruzione nelle aree meno sviluppate del paese.

Nei paesi sviluppati la percentuale di laureati sul totale della popolazione si assesta intorno al 30 % con punte fino ad oltre il 45, mentre in Italia vantiamo, si fa per dire, una quota del 12 % di laureati e in Sardegna addirittura del 9,9. Inoltre le statistiche di Almalaurea dimostrano che il placement degli studenti sardi dopo la laurea è molto più basso rispetto alle Università più prestigiose del paese; anche considerando che la Sardegna non è la Lombardia, non è tuttavia negabile che l’appeal dei laureati in Sardegna sia, nel mercato del lavoro regionale, nazionale ed internazionale, piuttosto scarso.

La Sardegna deve perciò saper investire con lungimiranza per creare avamposti nei settori più strategici dell’innovazione e in quelli a più alto valore aggiunto e nell’intelligenza dei suoi giovani. Soprattutto dobbiamo agire per evitare da un lato che i nostri giovani migliori vadano a studiare alla Bocconi o istituzioni equivalenti e non facciano più ritorno nell’isola, impoverendola drammaticamente degli ingegni più promettenti, e dall’altro che buona parte dei nostri possibili talenti, quelli – per intenderci – provenienti da famiglie di condizioni socio-economiche disagiate, siano privati della possibilità di frequentare anche loro le scuole migliori del paese.

La nostra proposta di legge vuole mettere le basi per l’istituzione nella nostra isola di due Università di grande livello scientifico, accademico e professionale, che siano al contempo importanti sedi di ricerca e di insegnamento di valore internazionale e occasioni per spingere la crescita culturale della nostra collettività.

Si tratterà da un lato di una scuola con le caratteristiche di un vero e proprio Istituto di Tecnologia con due principali filoni di studio e di ricerca: Scienze Informatiche e Scienze Ambientali e dall’altro di una sorta di Bocconi sarda, con un’impronta tipicamente economica e di management. Le due Università dovranno avere dimensioni limitate sotto il profilo quantitativo, non più di 2-3000 studenti ciascuna, con standard scientifici e accademici pari alle grandi scuole universitarie americane o nordeuropee, un corpo docente con un ottimale rapporto studenti/docenti ma soprattutto un adeguato numero di docenti provenienti da fuori Sardegna e che vengano a vivere stabilmente nell’isola.

Questa è dunque la soluzione che noi proponiamo per cominciare ad affrontare il problema, convinti che due poli di questo livello, da localizzare a Cagliari e a Sassari, possano essere al tempo stesso centri di ricerca e di formazione di altissimo livello e centri di rinnovamento e di stimolo per il capitale umano della nostra isola. Si pensi, giusto per fare un esempio, a quali sviluppi potrebbe avere negli scambi culturali ma anche nel cambiare l’immagine della Sardegna una scuola che operi nei settori dell’ingegneria ambientale, dello studio dei cambi climatici e dell’impatto che tali eventi potrebbero avere sui fattori dello sviluppo economico e industriale in tutto il bacino del mediterraneo. Le due nuove Università si rivolgeranno pertanto non solo ai giovani della nostra isola ma anche a quelli dei paesi che si affacciano sulle coste del Mar Mediterraneo, nell’intento di fare di Cagliari un punto di raccolta delle migliori intelligenze, non solo sarde, che dovranno occuparsi in futuro dello sviluppo di un ragionevole equilibrio tra crescita economica e protezione ambientale dei paesi suddetti.

Favorire l’afflusso di studenti e di docenti da tutto il mondo, selezionare gli studenti sardi più meritevoli, consentire anche ai giovani di famiglie di modeste condizioni economiche di frequentare università d’elite, richiederà un raffinato e severo sistema di selezione sul modello di quello usato nelle università nordeuropee o americane (International Baccalaureate oppure lo Scholastic Assessment test), e soprattutto l’uso esclusivo della lingua inglese.

Dobbiamo assolutamente aprire il mondo ai nostri giovani migliori e dobbiamo aprire la Sardegna al mondo, questo è il bilinguismo che ci chiede il futuro. Pensiamo ad una gara internazionale, riservata solo ad istituzioni di uno standing predefinito, nella quale la Regione mette a disposizione i locali, aiuti economici per la loro eventuale ristrutturazione, e un sistema di borse di studio attribuite sia per merito che per necessità economiche. Naturalmente le Università sarde, qualora lo vogliano, potranno giocare un ruolo importante anche nei nuovi istituti, da una joint venture consolidata a forme di collaborazione più leggere: siamo convinti che sarebbe una straordinaria occasione di crescita anche per le Università di Cagliari e di Sassari.

 

Il Collegio Erminio Costa

 

Proponiamo l’istituzione di un Collegio, intitolato al più illustre degli scienziati che la Sardegna abbia mai avuto, il neurofarmacologo cagliaritano Erminio Costa, che consenta ai migliori cento giovani sardi, indipendentemente dal loro stato economico o sociale, di studiare nella maniera più completa e accurata possibile.

Si tratterà di un istituto, riservato a giovani iscritti alle università sarde, che avranno vitto e alloggio offerto nel collegio ma soprattutto avranno l’assistenza dedicata di un tutor che li seguirà nel corso degli studi.

Questa proposta ha come modello il Collegio Carlo Albero di Torino o la Scuola S.Anna di Pisa: un centro di assoluta eccellenza riservato agli studenti più meritevoli, dove allevare l’élite dell’intelligenza sarda. La scelta degli studenti da ammettere dovrà essere basata su criteri oggettivi volti ad assicurare una selezione accurata e indipendente, che porti davvero ad ammettere al Collegio le migliori intelligenze della società sarda, quelle su cui vale la pena di investire maggiormente perché poi faranno il bene di tutti.

 



[1] Vedi Proposta di legge Dedoni e più, n. 260 del 1 marzo 2011, Norma in materia di istruzione e formazione professionale

[2] Vedi legge regionale n. L.R. 11-5-2006 n. 4, art. 16

[3] Vedi proposta di legge n. 135, del 17 marzo 2010, Meloni Franco e più, Norme sul reclutamento e sulla formazione dei dirigenti della pubblica amministrazione

5 commenti su “Cinque progetti per cambiare la Sardegna: Formazione e istruzione”

  1. Danilo Secci

    Sono perfettamente d’accordo con i 5 punti esposti dai riformatori sardi,spero che vadano in porto,perchè sarebbero una grande rivoluzione in meglio per noi cittadini sardi

  2. Alessio Ghiani

    Trovo che la legge antiburocrazia sia una svolta grandissima per noi cittadini sardi,dal momento che la lentezza della nostra burocrazia è un grandissimo problema.

  3. Roberto

    Sono proposte molto ambiziose ma allo stesso tempo concrete.

  4. Silvia

    Complimenti, sottoscriverei tutti i progetti, dalla prima all’ultima riga…

  5. Paolo

    Sono tutte proposte validissime che la Sardegna avrebbe dovuto adottare già da decenni, siamo in forte ritardo rispetto alle altre regioni, per non parlare dell’estero

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