Province, è arrivata l'ora

di Pierpaolo Vargiu

Dai referendum del 6 maggio 2012 è trascorso ormai più di un anno.

Changes365 giorni che non sono bastati ai partiti del Consiglio Regionale per scrivere una legge che potesse ridisegnare in modo organico gli assetti istituzionali della nostra isola, eliminando le province che i sardi avevano deciso di cancellare e ridistribuendo le loro competenze.

Eppure il Consiglio Regionale si era impegnato a scrivere la legge di riforma e si era dato anche una scadenza insuperabile: il 28 febbraio 2013.

Poi, arrivati al 28 febbraio, il Consiglio si era concesso una proroga: sino al 30 giugno 2013.

Ora si avvicina anche il 30 giugno e il Consiglio Regionale cincischia e traccheggia: per i Riformatori e per tutti i sardi un ulteriore rinvio non sarebbe tollerabile.

E’ per questo che troviamo inquietante la posizione di alcuni settori del Partito Democratico che hanno riscoperto l’utilità delle Province.

Avrebbero potuto dirlo in campagna elettorale, quando non hanno avuto il coraggio di battersi per il NO.

Ma ora la campagna elettorale per i referendum è terminata da tempo: adesso i partiti devono solo rispettare ciò che hanno già deciso gli elettori!

E devono farlo in fretta, senza prendere in giro nessuno.

I Riformatori sono consapevoli di non avere da soli i numeri per costringere questo Consiglio Regionale a fare il suo dovere, ma chi pensa di resuscitare i morti sappia che, fuori dal Palazzo, la pazienza dei sardi è terminata.

Le elezioni regionali del 2014 stanno arrivando, il fronte dei conservatori che si salda a difendere i propri privilegi e quelli degli enti inutili è destinato ad essere spazzato via.

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13 commenti su “Province, è arrivata l'ora”

  1. Danilo Secci

    I partiti dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza e capire che l’abolizione delle provincie è importantissima per la crescita della Sardegna

  2. Francesca Puddu

    Ma io che non capisco un tubo di politica capisco che l’abolizione delle province è importantissima per la sardegna e per i sardi, perchè i partiti non lo capiscono!!

  3. Giorgio Dessi

    Non c’è più tempo da perdere è gia passato troppo!!!Abbiamo firmato,abbiamo votato,abbiamo fatto sentire la nostra voce ,.il nostro volere,ora perchè non vogliono rispettare la nostra decisione da cittadini sardi

  4. Davide Angius

    Ma cosa stanno aspettando i partiti ???Di questo referendum si sono occupati totalmente i Riformatori sardi ,e per questo i cittadini sardi gli sono grati,ora chiediamo ai partiti di sbrigarsi ,non hanno dovuto lavorare per i referendum,almeno non ci mettano i bastoni tra le ruote

  5. Carlo Stagi

    l’abolizione delle province è una delle azioni che porterà alla ricrescita della sardegna,perchè i partiti non vogliono questa crescita??Perchè i partiti non vogliono ascoltare noi cittadini ,che tanto ci abbiamo creduto a questo referendum,chissà cosa hanno in mente.

  6. Luigi Angioni

    Bisogna che i partiti si diano una mossa e si muovano a prendere una decisione,perchè non possiamo continuare cosi ,noi cittadini vogliamo delle risposte,abbiamo votato per il referendum ora abbiamo bisogno di risposte serie e concrete

  7. Luca Paulis

    E passato un anno e ancora i partiti non si danno una svegliata,cosa stanno aspettano??Noi la nostra l’abbiamo detta ora tocca ai partiti darsi da fare

  8. Salvatore

    siete solo dei demagoghi

  9. Piero Murru

    Non si può più aspettare,non è più tollerabile la situazione,bisogna subito tagliare le provincie,e far rispettare il referendum per cui noi sardi abbiamo votato

  10. Marco Busonera

    Non si può e non si deve più perdere tempo

  11. Elisa Ambu

    Non c’è più tempo da perdere ,bisogna darsi una mossa e tagliare le province e con loro anche i costi della politica

  12. Claudio

    Gli elettori, a breve, si ricorderanno di chi ha lottato per le riforme, e di chi invece le ha ostacolate in tutti i modi.

  13. VINICIO CASU

    I conservatori, difensori delle province, affermando che le competenze assegnate alle stesse non potrebbero essere svolte da nessun’altro ente nel caso in cui, ci auguriamo al più presto, il consiglio regionale prenda atto della volontà popolare dichiarandone, con legge, la loro “fine” ….. sostengono una tesi priva di logica e fondamento giuridico in quanto, il principio normativo di “sussidiarietà” (previsto anche dal trattato di Maastricht nel 1992), non esclude, anzi prevede, un livello politico-amministrativo il più possibile vicino a quelle che sono le esigenze di un territorio e dei cittadini.
    Qual’é il livello politico amministrativo che affronta quotidianamente le problematiche del territorio e della gente se non quello rappresentato dai comuni?
    E’ chiaro che la nuova legge dovrà fare in modo che quest’ultimi poi, operino nella veste di unione di comuni (o macro aggregazioni di comuni), potenziando le proprie strutture anche attraverso il supporto del personale che, conseguentemente, affluirà dai cessati enti provinciali. Il tutto, affinché tutte le “nuove” competenze (derivanti dalla nuova organizzazione politica – amministrativa) vengano regolarmente ed efficacemente effettuate.
    Non ci sono dubbi che tale nuova organizzazione (vicina alla gente e composta dai sindaci del territorio, i quali rispondono direttamente ad essa) sarebbe meno dispendiosa rispetto a quella provinciale (basta pensare che i sindaci non avrebbero diritto ad altra indennità in quanto usufruiscono di quella prevista dalla legge e conseguente all’incarico istituzionale rivestito) e più legittimata e competente (i sindaci direttamente eletti conoscono le vere esigenze della gente e del territorio) di quella attuale che risulta oltreché inutile, non “efficiente ed efficace” e che è nata e sopravvive per ragioni di “bottega” di partito (abbiamo avuto modo di notare, in tutto questo tempo, che i rappresentanti dell’istituzione provincia tendono a favorire gli interessi dei centri maggiormente popolati, trascurando quelli delle piccole comunità che, tra i tanti svantaggi, hanno anche quello di possedere una “bassa densità elettorale” e conseguentemente privi di qualsiasi attrattiva in funzione di una futura salvaguardia della poltrona).
    Concludo il mio commento nel ricordare che occorre credere nella possibilità di cambiamento e lottare giorno per giorno per affermare le nostre idee costruttive.
    La funzione della politica è quella di favorire il bene comune, con trasparenza e senso di responsabilità. Noi riformatori lo abbiamo capito, facciamo in modo che la gente sia consapevole delle nostre idee e dei nostri progetti ….

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