Piano Sulcis, coordinamento alla Regione

“Il piano del Sulcis deve essere coordinato e attuato non dalla Provincia ma dalla Regione in collegamento stretto con i Comuni”. Lo sottolinea il coordinatore regionale dei Riformatori sardi, Michele Cossa.

piano sulcis “La firma del decreto attuativo delle zone di esenzione e fiscale nei 23 Comuni del Sulcis Iglesiente – prosegue Cossa – rappresenta un importante svolta per il territorio e per l’intera Sardegna. Ecco perché

serve che siano Comuni e Regione ad attuare il piano. Dare alla Provincia, come chiede qualcuno, la delega all’attuazione del piano significherebbe fare un cattivo servizio alla collettività. La Provincia è stata soppressa dai referendum e dunque adesso il potere di coordinamento è tutto nelle mani della Regione che, ovviamente, dovrà fare tutto in pieno accordo con i Comuni, i veri depositari degli interessi dei propri amministrati”.

 Il decreto, ricorda Cossa, avrà un impatto molto forte sulle 7000 piccole e piccolissime imprese, dando fiato a nuove iniziative promosse da donne, imprese sociali, e tanto altro ancora”.

8 commenti su “Piano Sulcis, coordinamento alla Regione”

  1. Marcella Mastinu

    La zona franca non è tutto….comunque guai ad affidare il coordinamento alla Provincia

  2. giorgio

    Caro Michele
    credo che un problema su cui riflettere sia l’assenza di un quadro di programma ben definito, senza il quale si rischia la disperdere le scarse risorse disponibili e causare ulteriori danni a un territorio che non ne ha certo bisogno. Che mi risulti la Provincia possiede già un “Piano Sulcis”, ma intanto tra una decina di giorni scadranno i termini previsti dal cosiddetto “Bando Sulcis” per la “presentazione di idee”; bando che non si capisce bene a cosa serva e se si sovrapporrà o integrerà il documento provinciale. Mi domando inoltre cosa potrà succedere nel momento in cui la Provincia del Sulcis Iglesiente avrà smesso di funzionare. Presumo che il soggetto che erediterà le sue funzioni, sia esso la Provincia di Cagliari in attesa della sua soppressione, o la Regione o un’unione di Comuni, difficilmente adotterà il “Piano Sulcis”, ma probabilmente ne formulerà un altro. La mia lunga esperienza in ambito regionale mi fa propendere per la seconda ipotesi, anche perché ho avuto modo di costatare che la continuità amministrativa non trova spazio nel dna della pubblica amministrazione. Da ciò consegue che tra piani e bandi raccontati a parole e la loro realizzazione secondo uno schema di programma chiaro e ampiamente condiviso, si frappone un abisso. In queste condizioni, per quanto i benefici fiscali rappresentino un’ottima opportunità e un notevole attrattore d’investimenti, dubito che si presenteranno operatori seri, disposti a scommettere sul Sulcis Iglesiente, in assenza di un qualsiasi concreto quadro strategico di riferimento e soprattutto con la spada di Damocle di una burocrazia sempre pronta a strozzare l’impresa.
    In questa situazione, che immagino comporterà una dilatazione dei tempi inammissibile per un territorio in stato comatoso, continuo a sostenere (e scusami se sono monocorde), che nell’attesa della concretizzazione dei buoni propositi previsti nei piani e nei bandi, una boccata d’ossigeno possa provenire proprio dal turismo, mettendo inizialmente a sistema ciò che oggi il Sulcis Iglesiente è già in grado di offrire, magari avviando le integrazioni strutturali più urgenti ed intervenendo invece su alcuni investimenti immateriali, come ad esempio l’interlocuzione con i vettori, la formulazione ampiamente concordata di pacchetti di viaggio low cost, la formazione e la promozione.
    Ho già avuto modo di esprimere il mio parere sui segmenti turistici che rispondono maggiormente alle peculiarità del territorio, ma vorrei aggiungere che l’esigenza primaria è quella di ribaltare il concetto di sviluppo turistico, perché non è pensabile che si realizzino opere o più in generale interventi finalizzati ad attrarre ipotetici viaggiatori, mentre occorre partire dal mercato, verificare puntualmente i canoni richiesti dai target turistici che si vogliono coinvolgere, e quindi strutturare il territorio in maniera mirata, come se si trattasse di un abito su misura.
    Ti risparmio ulteriori considerazioni sull’esigenza di enfatizzare l’identità e l’unicità della destinazione Sulcis Iglesiente come “terra dei metalli”, vera chiave di volta di uno sviluppo turistico integrato, perché tu sai bene quali siano le mie idee al proposito.
    Per concludere, spero proprio che non si faccia l’errore di banalizzare le straordinarie opportunità offerte dal Sulcis Iglesiente, magari intestardendosi a piantare patate su un terreno che sovrasta una miniera d’oro tutta da scoprire.

  3. Marco

    Sono assolutamente d’accordo con quello che ha scritto Giorgio sul modo di destinare le risorse al Sulcis Iglesiente. Per quanto riguarda l’ente che dovrà realizzare il Piano Sulcis, sarebbe assurdo se fosse la Provincia, già abolita dai referendum.

  4. Marco Busonera

    Perfettamente d’accordo ,deve essere la regione a coordinare il piano Sulcis,non capisco perchè dovrebbe essere la provincia,quando è stato promosso un referendum,proprio per sopprimere quest’ultima

  5. Francesco Boi

    Ma perchè dopo il referendum,ancora si parla di provincia???Ha perfettamente ragione l’Onorevole Cossa,il piano del Sulcis deve essere coordinato da Regione e Comuni.

  6. giorgio

    Non vorrei essere frainteso, non sto assolutamente dicendo che a gestire il Piano Sulcis debbano essere le Province, la cui abolizione è stata decretata dalla volontà popolare tramite un referendum a cui io stesso ho partecipato assiduamente. Sono invece preoccupato di come avverrà la gestione dello stesso Piano nella fase transitoria di trapasso di personale e competenze dalle disciolte Province alla Regione e ai vari Enti Locali interessati. Si può razionalmente credere che ciò avverrà in tempi congrui e comunque conformi all’esigenza di celerità imposta dall’attuale situazione recessiva dell’economia e in particolare dell’occupazione? Io ho i miei dubbi e non vorrei che la parola “piano” richiamasse sintomaticamente tempi biblici nell’attuazione di programmi che oggi più che mai richiedono una sollecita realizzazione.

  7. Rita Agus

    Che regione e comuni si decidano a mettersi d’accordo!!!

  8. francesco cominotti

    Dopo i referendum,non si deve più parlare di province,ma sono d’accordo con i riformatori che devono essere regione e comune a coordinarsi

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