Under 40, largo ai giovani

Largo ai giovani nella politica. E’ nato ufficialmente Under 40,il  movimento politico generazionale, che accomuna quelle persone nate negli anni 70 e 80 che hanno vissuto in pieno il declino del loro Paese.  Ed è nato con una grande manifestazione al Ceasar’s Hotel di Cagliari, dove si sono ritrovati i trentenni e quarantenni (ma anche diversi over 40 ma giovani di testa) per far partore questa nuova grande  avventura. Che parte dai Rifornatori sardi ma si estende senza limiti a chiunque voglia aderirvi. Nessuno steccato ideologico ma solo voglia di cambiare la Sardegna.

Under 40Ragazzi, giovani adulti nati in un’Italia ricca ed evoluta, che si son trovati adulti

in un’Italia impoverita e arretrata. Ragazzi cresciuti nella speranza di poter confermare le posizioni sociali e le aspettative dei propri genitori e ritrovatisi nella difficoltà a raggiungere condizioni minime di serenità.

Questa generazione ha vissuto le prime esperienze politiche attive nel passaggio tra la prima e la seconda repubblica, un momento che aveva destato grandi attese di cambiamento.
Oggi che quelle attese sono state inequivocabilmente deluse, questi ragazzi continuano a chiedere un cambiamento: nella politica, nel lavoro, nella scuola e nell’Università.
Cambiamento nel modo di pensare, mettendo fine ai privilegi che hanno creato solo debito pubblico e disoccupazione.
Un cambiamento che significa rispetto delle regole, ricambio a tutti i livelli, pulizia nelle liste e nel modo di comportarsi, vivere per la politica e non di politica. Un cambiamento soprattutto di idee, che premia il merito e non il censo o le amicizie, che consente a tutti di partire alle pari e che al tempo stesso non lascia indietro nessuno.
Quello che viviamo è davvero un momento rivoluzionario, la rivoluzione del cambiamento e da questa rivoluzione noi non possiamo restare fuori.
Merito o colpa di questa crisi, siamo ora nel bel mezzo di un periodo di rivoluzione sociale, economica e politica che possiamo e dobbiamo guidare.
Insomma, è l’ora dei grandi cambiamenti.
Ma come può esserci cambiamento in un’Italia dove (dati Eurispes) 8 potenti su 10 sono ultracinquantenni?
Ecco perché è arrivato il momento. Il nostro momento.
Il momento della proposta e dell’azione.
Cambiare significa partecipare.
Cambiare significa essere protagonisti.
Cambiare significa avere diritti ma anche doveri.
È un diritto il lavoro, certo. Ma è anche un dovere fare in modo che chi il lavoro non ce l’ha, abbia la speranza di averlo, di poterlo trovare e di tenerselo se ne ha le capacità.
È un diritto la pensione, certo. Ma è un dovere per la classe dirigente fare in modo che a quella

pensione ci arrivino i giovani di oggi che non la potranno mai avere se anziché lavorare a 25-30 anni lavoreranno magari saltuariamente a 40-45 anni.

È un diritto cambiare, anzi un dovere. Perché è un diritto poter vivere anziché sopravvivere, poter costruire una Sardegna e un’Italia migliore per noi, per i nostri figli e per i figli dei nostri figli.
Il cambiamento è questo. E il momento è questo.
Non più di di 10 anni in politica
Il limite di mandato è non solo giusto ma doveroso. Non si può interpretare la politica come una professione e un lavoro ma deve tornare a esse un servizio alla collettività. Una volta terminato il mandato si deve tornare alla propria professione e al proprio lavoro. Non si deve vivere di politica ma per la politica.
Liste pulite
Chi si candida non deve avere condanne, in particolare per reati gravi e contro la pubblica amministrazione. Siamo tutti garantisti ma non è possibile accettare che occupino posti di potere uomini e donne che non rispettano le leggi, non dando così per primi il buon esempio. E, tra l’altro, chi ha avuto condanne, non può in alcun modo affrontare con serenità il mandato popolare.
Democrazia partecipata
Con i nuovi media è possibile far partecipare più attivamente i cittadini al processo democratico. Proponiamo che enti locali e la Regione si dotino di un sistema informatico che consenta ai singoli cittadini di fare proposte, di intervenire nel processo di formazione delle norme e di esprimere il proprio gradimento sui provvedimenti da adottare.
Primarie a tutti i livelli
Le Primarie sono un grande strumento di democrazia diretta. È giusto che la classe politica sia selezionata dalla base, anche nella formazione delle liste. Questo consentirà ancora di più di avvicinare gli elettori agli eletti, con un vero e proprio patto tra cittadini e politica.
Inglese per tutti
Chi non conosce una lingua straniera ormai è un analfabeta. Con la globalizzazione, i mercati che si ampliano al resto del mondo chi non conosce bene almeno l’Inglese è destinato a rimanere ai margini del mondo del lavoro. Ecco perché proponiamo un grande piano di scolarizzazione e alfabetizzazione dell’inglese per tutti i sardi. Parallelamente, la Regione dovrà integrare i programmi scolastici, in accordo con le autonomie scolastiche, affinché venga potenziato l’insegnamento delle lingue straniere sin dalla scuola dell’infanzia.
STOP BUROCRAZIA, AVANTI CHI HA IL MERITO
La troppa burocrazia ostacola il lavoro. Le regole devono essere sempre rispettate ma bisogna evitare che la burocrazia blocchi lo sviluppo. Noi siamo per lo snellimento delle procedure, per evitare che le pastoie burocratiche blocchino chi ha idee e progetti. Il merito deve essere sempre premiato e chi merita deve essere messo nelle condizioni di poter andare avanti. Anzi, deve essere agevolato.
Under 40 di testa
Under 40 non lo si è solo nella carta di identità ma nella testa. Under 40 è un nuovo modo di fare politica, che fa partire tutti alla pari, senza distinzione di censo o parentele, premia il merito. Una politica non fatta da professionisti della parole, ma da persone che vogliono mettersi al servizio della collettività per cambiare davvero.

2 commenti su “Under 40, largo ai giovani”

  1. Paolo

    Tante idee interessanti che dovrebbero essere condivise anche dagli over 40…

  2. Federico

    L’Italia è l’unico paese in cui un quarantenne viene reputato giovane, e deve fare ancora esperienza… se poi vuol fare politica è ancora peggio!

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