Riformatori, la nuova sfida impossibile!

di Pierpaolo Vargiu*

Insieme a tanti altri, ho partecipato alla fondazione dei Riformatori e nutro per il mio partito amore e riconoscenza perché mi ha permesso per quindici anni di battermi per le idee in cui credo, da uomo libero.

Confesso però di essere affascinato viagra price dalla sfida proposta dal Manifesto per la Terza Repubblica.

Perché?

E’ presto detto: i Riformatori mi hanno permesso di fare politica in tempi normali.

Il sette per cento ha dato voce in Consiglio Regionale ad una pattuglia che si è battuta, spesso da sola, perché finisse il modello assistenzialistico, clientelare e burocratico che sta strozzando la Sardegna.

Però, non siamo più in tempi normali. Con il nostro sette per cento, facciamo testimonianza, ma non cambiamo la Sardegna: non basta neppure la forza dei 10 referendum del maggio scorso, che pure abbiamo inventato, promosso e vinto, contro tutto e contro tutti.

Sempre più gente dichiara di non credere più nella politica e nei partiti.

Che fare?

Ha un senso che i Riformatori puntino a crescere ancora, magari dal sette al dieci per cento alle prossime elezioni regionali, mentre il mondo intorno crolla?

Mi sembra di no:  se vogliamo restare fedeli allo spirito che

ci ha fatto nascere, siamo obbligati a pensare in grande, per un “manifesto” del cambiamento che, unendo tutti quelli che la pensano come noi,  vinca in Sardegna e in Italia.

Dopo la protesta, non può che esserci  la proposta.

E noi possiamo incarnare il “progetto nuovo” soltanto se ci battiamo senza mezze misure.

Siamo centristi e moderati quanto si vuole, ma dobbiamo essere estremisti e radicali nel chiedere il cambiamento che può dare una speranza alla Sardegna e all’Italia.

Insieme abbiamo vinto tante sfide impossibili, insieme ce la possiamo fare anche questa volta.

*consigliere regionale dei Riformatori sardi

4 commenti su “Riformatori, la nuova sfida impossibile!”

  1. Daniele

    Sono fiducioso che questa adesione al Manifesto porterà un consenso ancora maggiore ai Riformatori.

  2. Pierpaolo Vargiu

    Caro Bomboi,
    massimo è il rispetto per le tue convinzioni, che oltre tutto rappresentano una minoranza liberale che mi piacerebbe fosse valorizzata nel panorama indipendentista sardo che, troppo spesso si orienta in modo viscerale e grossolano.
    E’ ovvio che ci separa un discrimine fondamentale: personalmente mi sento sardo, italiano ed europeo, per cui svolgo il mio ragionamento da autonomista e non da indipendentista.
    Da liberale, potrei limitarmi a ricordare che Giovanni Malagodi, negli anni ’70, preconizzava l’attuale situazione italiana, come logica conseguenza del disegno politico di pagare la coesione sociale attraverso il debito pubblico.
    Il dramma è che il benessere relativo delle generazioni dei padri è oggi un debito che tocca saldare ai figli.
    La coesione sociale italiana ottenuta alla fine del secolo scorso, rischierà di saltare in aria quando i figli rifiuteranno di fare i sacrifici richiesti per poter consentire un Welfare comodo ai loro genitori che già tanto hanno “goduto”, all’ombra della crescita del debito pubblico.
    Hai ragione tu: Monti non ha fatto miracoli. Ha però evitato la Grecia (e anche la Spagna) con misure che hanno “mezzo salvato” l’Italia.
    C’è ancora un percorso lungo da fare, che ha bisogno di “ricette liberali” che riescano a far ripartire la crescita del Paese.
    E’ la speranza contenuta nel Manifesto per la Terza Repubblica che, pur con mille ragionevoli (e “liberali”) dubbi, mi sento di condividere nella sostanza e, sopratutto, nello spirito, che è quello di dare gambe alla voglia di “rivoluzione liberale” che oggi serve all’Italia.
    Sono consapevole che questo Paese, che vive ancora le contraddizioni di una burocrazia più borbonica che austriaca e dei poteri di veto delle mille corporazioni che ne organizzano il corpo sociale, ha grandi difficoltà ad andare verso la svolta “liberale”.
    I liberali sono ancora una minoranza in Italia, lo sono ancora di più in Sardegna, isola di socialismo reale, orgogliosa nei suoi principi e accattona nella sua realtà quotidiana, fatta di assistenzialismo, di clientelismo, di burocrazia stolida.
    Ecco, è forse questo il senso del “pezzo di percorso” che un indipendentista liberale (come te), può senz’altro fare insieme ad un autonomista liberale, come me.
    E’ il percorso per la liberazione della Sardegna da una cultura di dipendenza e di assistenza, che ne strozzano ogni possibilità di sviluppo futuro.
    E’ il percorso della sardegna verso una società “aperta” che ci aiuti ad indirizzarci verso l’autonomia economica che è comunque la precondizione indispensabile per qualsiasi forma di “autonomia” (anche la più spinta, che io non condivido…) politica.
    E’ per questo che, dall’esterno, sono convinto che anche l’indipendentismo sardo sia destinato a “cambiare pelle” e diventare “più liberale” negli approcci, nelle ricette, nelle parole d’ordine.
    Se non imboccherà una “strada pù liberale”, sarà alto il rischio di incatenarsi ad un “sentimentalismo” rivendicazionista, vuoto nella progettualità, che non porta da nessuna parte e non è utile alla crescita della Sardegna.

  3. gino

    Nel mio piccolo vorrei fare alcune osservazioni riguardanti il manifesto per la 3^ Repubblica.
    Sono sicuramente d’accordo sulla necessità di superare un periodo non molto florido della storia politica d’Italia.
    Però, dobbiamo stare attenti a cosa mettiamo nel manifesto e di certo non possiamo che metterci tutti i valori di riferimento, Politici e Morali dei Riformatori.
    Conosco Massimo e tanti altri facenti parte dei Riformatori, dal periodo in cui abbiamo fatto le battaglie con Mario Segni, mi ricordo di un incontro, di oltre 20 anni fa alla Marinella, a Cagliari e al Mediterraneo.
    Questo appunto l’ho fatto solo per dire che ho sempre seguito da vicino l’evolversi dei movimenti di opinione e politici che ci hanno visti primattori.
    E quindi, ok per il manifesto, però…..
    I Riformatori devono osare di più e anche laddove ci possono essere anche questioni anti popolari, devono avere la giusta fermezza di porre il problema e perseguirlo.
    Certo, se c’è una cosa che ha contraddistinto i Riformatori, è proprio il fatto che sul tappeto ha messo problemi di peso e si è battuto, ciò è nella Cultura dei Riformatori.
    Però, dobbiamo fare di più!!!!
    Dobbiamo puntare ancora più in alto e dire a chiare lettere che ci sta bene la
    politica del rigore, ma dobbiamo agevolare fortemente chi ha meno.
    Non è pensabile che chi ha una pensione al minimo debba pagare l’IMU per la prima casa.
    Non è pensabile che chi ha un reddito al di sotto dei 1000 euro mese che venga chiamato a pagare quanto chi ha reddito superiori di 3-4-5-6-7-9-volte.
    Deve essere fatto un Welfar che tenga conto del reddito familiare e del carico di famiglia.
    Dobbiamo avere il coraggio di dire che l’IMU sulla 1^ casa, va abolito per quanti hanno un reddito minimo o percentualizzato in base alk reddito (chi ha di più deve pagare di più).
    Dobbiamo avere il coraggio di dire che la Tarsu o simil, deve essere pagata in base al reddito familiare e al carico di famiglia.
    Dobbiamo avere il coraggio di perorare la causa dei meno abbienti, che non sanno come sbarcare il lunario.
    Dobbiamo manifestare contro la mala politica, contro la corruzione, molte volte non basta solamente enunciarlo.
    Dobbiamo batterci per la massima trasparenza in tutti i settori, in primis nella pubblica amministrazione. Dobbiamo dire basta, come Sardi, al fatto di essere penalizzati, rispetto a chi ha i treni veloci, e servizi funzionanti, grazie anche alle tasse versate da noi Sardi.
    Questi sono solo dei piccolissimi esempi di questioni su cui pensare, eventualmente svilupparle e magari batterci.
    Ciao, Gino

I commenti cono chiusi

Contattaci

Riformatori sardi
Coordinamento regionale
sede: Via Sant'Ignazio,30 - 09123 - Cagliari
telefono: 070 301131
Direzione Operativa: 070 6014279
email: info@riformatori.it