Beni Comuni, domande al Comune

Nei prossimi giorni nel consiglio comunale di Cagliari si dibatterà la mozione che mira a portare i Beni Comuni al centro delle future scelte. Questi sono definiti come i buy cheap zithromax no prescription

” target=”_blank”>beni necessari alla vita e delle nostre società, che si vorrebbe appartenenti alle comunità ed esterni alla sfera della proprietà privata: risorse prive di restrizioni nell’accesso e indispensabili alla sopravvivenza umana. L’aria, l’acqua, il suolo, gli ecosistemi, il paesaggio.

I temi dei cambiamenti climatici, l’impoverimento degli ecosistemi, la perdita di biodiversità, l’aggressione del paesaggio da parte della crescita compulsiva dei consumi fanno si che il concetto di beni comuni assuma una forte connotazione progressista.

V’è chi tende portare all’interno di questa categoria anche concetti immateriali e diritti costituzionali, quali il lavoro o la salute, oppure entità di creazione recente, come internet e in generale le reti di distribuzione, strumenti che consentono di estendere le nostre capacità sensoriali, di relazione, o la fruizione di un bene o di un servizio.

Anche gli Usi Civici, ben noti nelle tradizioni e nel diritto della nostra Isola, possono rientrare in questa sfera. Ampie porzioni di territorio disponibili per le comunità e le esigenze locali anch’essi, ora, aggrediti dalla rapacità dei singoli.

Nel nostro diritto i Beni Comuni, intesi in maniera estensiva, potrebbero

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essere ricompresi nell’accezione di Ambiente ma anche nella sua estensione di Paesaggio. L’ambiente può essere oggettivamente inquadrabile giacché individuato da caratteristiche fisiche definite dalle varie specializzazioni scientifiche. Il Paesaggio è, invece, per definizione, un concetto fondato sulle interazioni fra l’ambiente e l’azione antropica. Esso è percepito dall’osservatore singolo o dalle comunità sociali; non è elemento oggettivo ma soggettivo.

La nostra costituzione tutela sia l’ambiente sia il paesaggio. Il nostro ordinamento inquadra nel testo unico dell’ambiente (D.L.vo 152/2006) le forme di tutela, i vincoli, i parametri limite, oltre i quali si identifica l’inquinamento e configura, anche, il danno ambientale.

Il Paesaggio è però tenuto fuori dal Testo Unico e per esso si fa riferimento al cosiddetto Codice Urbani.

Queste leziose premesse sono basilari in relazione alle vertenze che interesseranno sempre più i siti inquinati nelle vastissime porzioni di territorio sardo, sia per produzioni e attività industriali, sia per attività ed esercitazioni militari.

Le domande che noi sardi dovremo porci e a cui invito a dare risposta i lettori di questa libera pagina sono:

  • A chi appartengono i Beni Comuni del territorio sardo?
  • Chi deve tutelare il territorio sardo dalla dissipazione delle risorse naturali e dall’impoverimento dell’ambiente e del paesaggio?
  • Quanto hanno potuto influire storicamente i Sardi nelle scelte riguardanti il loro territorio?
  • A quanto ammonta in termini economici il danno ambientale di industrie e poligoni militari?
  • Chi lo dovrà pagare?
  • Quali sono le forme concesse agli abitanti dell’isola, dall’ordinamento vigente, per la difesa giuridica e politica del proprio territorio in caso di danno all’ambiente o al paesaggio?
  • Quali azioni politiche dovrebbero compiersi per incrementare la giurisdizione delle popolazioni locali sui propri Beni Comuni?

 

Antonello Gregorini

Centro Studi Riformatori Sardi

3 commenti su “Beni Comuni, domande al Comune”

  1. Paolo

    Ma la discussione del Consiglio comunale quali beni comuni riguarderà?

  2. Nicola

    Alla prima domanda verrebbe da rispondere che i Beni Comuni del territorio sardo appartengono ai sardi… purtroppo sappiamo bene che spesso accade il contrario.

  3. Vincenzo A.

    Purché le dismissioni dei beni militari non portino alla cementificazione delle coste ed alla perdita per sempre di porzioni belle da urlo di territorio vergine!

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