I referendari a Deriu: "Insieme per la Costituente". Il presidente dell'Ups: pronto al confronto

Il Movimento Referendario ha scritto a Roberto Deriu, Presidente dell’Unione Province Sarde, chiedendogli di aprire un confronto a tutto campo sul progetto di sviluppo futuro della Sardegna, incarnato dal quesito referendario sulla Assemblea Costituente.

La campagna elettorale del 6 maggio è terminata, tutti sanno qual è stato il giudizio dei sardi sul ruolo delle Province, che ha determinato la legge di abolizione votata dal Consiglio Regionale.
Ma la cancellazione delle Province, da sola, non è la soluzione dei problemi della Sardegna.
La casa Sardegna brucia ed è necessario mettere subito in campo un progetto di innovazione e di sviluppo che serva “per ricostruire” e che possa restituire ai sardi la speranza nel futuro che oggi drammaticamente manca.
L’ Assemblea Costituente, approvata da oltre il 97% di quei 525.000 sardi che hanno votato i referendum del 6 maggio è l’azione politica condivisibile, a disposizione di tutta quella parte della società sarda che sceglie schierarsi dalla parte del cambiamento, perché ha capito che con la conservazione della quotidianità, non si va più da nessuna parte.
La Costituente rappresenta dunque la vera “frontiera” del cambiamento.
Per la Sardegna è l’ultima occasione, senza appello e senza sconti:  è per questo che i referendari sentono la necessità di confrontarsi nuovamente, senza pregiudizi,  anche con coloro da cui pure sono stati divisi in modo netto durante la campagna elettorale referendaria sulle Province.
Qui sotto la lettera integrale:
Caro Presidente,
Nel corso della campagna elettorale per i referendum del 6 maggio, l’Unione delle Province Sarde da te presieduta è stata senz’altro l’avversario politico più acceso e determinato del Movimento Referendario.
Le occasioni di contrasto tra noi sul ruolo delle Province sono state numerose e spesso il tono del confronto è stato durissimo.
Devo però riconoscere che, a differenza di altre azioni sotterranee della politica, rivolte a favorire il fallimento dell’azione referendaria e il mancato raggiungimento del QUORUM, l’azione delle’UPS è sempre stata aperta e leale, nella diversità espressa e manifesta delle nostre posizioni.
Il 6 maggio è passato, i Tribunali si sono pronunciati sui ricorsi delle Province (e probabilmente lo faranno anche in seguito), ma soprattutto si sono pronunciati i sardi che, in modo inequivocabile,  hanno chiesto al loro legislatore di scrivere un nuovo assetto del nostro territorio che, rispettoso delle esigenze delle popolazioni, si fondi su un’azione di decentramento delle competenze gestionali e di riduzione della pervasività della politica.

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v>Messaggi che, insieme ai contenuti di innovazione e di recupero della centralità del cittadino, rappresentano lo spirito più profondo e complessivo del sentimento referendario.

E’ per questi

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motivi che credo sia giunto il momento di abbandonare l’incomunicabilità delle posizioni del recente passato per aprirci insieme ad un ragionamento sul progetto per il futuro che ci impone di unire tutte le risorse disponibili al cambiamento e all’innovazione di cui la Sardegna dispone.

Il Movimento Referendario individua nell’Assemblea Costituente lo strumento a disposizione di tutti i “sardi di buona volontà” per dare gambe al percorso di cambiamento oggi indispensabile per la nostra terra.
La Costituente non nasce da accordi ammuffiti che fanno riferimento a “maggioranze politiche” inadeguate a costruire risposte possibili sul terreno delle riforme, né può obbedire ad esigenze di equilibri tra i partiti, che non sarebbero comprensibili a nessuno.
Rappresenta invece la vera frontiera che può separare i “conservatori”, che non vorrebbero cambiare le attuali regole sociali e politiche, da tutti coloro che, senza distinzione di colore politico, si rendono conto che “così non si può più andare avanti”.
Se non mettiamo urgentemente in campo il “nuovo modello Sardegna”, la nostra società è destinata a procedere nel suo cammino verso la desertificazione e la classe dirigente sarda rischia presto di trovarsi nel miserrimo ruolo di “guardiano” di un vero e proprio “cimitero sociale”.
E’ per questo che, sperando di interpretare anche altre sensibilità presenti nel Movimento Referendario, ti chiedo di verificare se esistono le condizioni per iniziare ad unire forze che – sinora- sono state profondamente divise, non tanto sugli obiettivi, quanto sugli strumenti.
La campagna elettorale per i referendum è finita da un pezzo, con un risultato noto a tutti.
Si tratta ora di “guardare davanti “ e di mettere insieme tutti i pezzi della società sarda che sono disposti a spendere intelligenza e fatica per disegnare il futuro della nostra Isola.
Una classe dirigente intelligente sa benissimo che esiste il momento del confronto e delle divisioni, anche durissime.
Ma dopo lo scontro più accanito sulle cose, nasce comunque la necessità di ricominciare il dialogo per costruire il futuro della Sardegna.
E’ sotto gli occhi di tutti: la casa brucia.
Credo che non possiamo permetterci il lusso di perdere nessuna energia, nessuna risorsa che possa essere spesa per il futuro della Sardegna.
E’ per questo che ritengo che l’occasione dell’inizio del dibattito sul ruolo della Costituente possa essere un’ottima base di partenza per mettere da parte ciò che sinora ci ha diviso e per iniziare a ragionare su ciò che può unire tutti i sardi che credono nel cambiamento.
Non aggiungo altro.
Per il movimento referendario
Pierpaolo Vargiu
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3 commenti su “I referendari a Deriu: "Insieme per la Costituente". Il presidente dell'Ups: pronto al confronto”

  1. Stefano

    Un grande segnale di responsabilità, è giusto tenere la porta aperta anche a chi fino a poco tempo fa è stato un avversario politico.

  2. Emanuele

    Sarebbe un bel gesto da parte di Deriu abbandonare la contrapposizione e partecipare al dibattito. Se ha a cuore il futuro della Sardegna lo farà.

  3. Paola

    Il presidente Deriu ha risposto all’invito?

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