Tuvixeddu: io la penso così

di Francesco Accardo

Di Tuvixeddu si è parlato tanto, si è discusso e si è polemizzato ancora di più. Ma non è mai stato detto niente di vero o, ancora peggio, niente di sensato.
La disinformazione e la disonestà hanno fatto da padroni e, a distanza di più di 20 anni dal primo progetto di riqualificazione della zona, ci troviamo ad avere un’area recintata, un intero colle tagliato dallo scoppio delle mine, una necropoli violata dai tombaroli e un groviglio insolubile di cause in cui hanno guadagnato solamente gli avvocati.

Il colle di Tuvixeddu è un elemento fondamentale nella geomorfologia e nella storia della città di Cagliari. Necropoli punica, cava e necropoli romana, rifugio dei profughi di Santa Igia, rifugio nei bombardamenti del 1943, cava fino al 1977. Abbandonata da allora poiché tutte le amministrazioni pubbliche susseguitesi nel tempo hanno sempre espresso la volontà di riqualificare la zona, ma nessuna vi è mai riuscita.

Il primo piano, in accordo con il Piano Regolatore Generale e il Piano Urbanistico Comunale, era del 1988 ed ha subito modifiche per più di 10 anni.
Le diverse parti in causa, amministrazioni pubbliche e privati, cercavano di mediare per arrivare a una soluzione condivisa e vantaggiosa per la città. Infatti nel 2000, dopo 12 anni di mediazioni, battaglie tra le parti e continue modifiche, si è arrivati all’accordo di programma tra Coimpresa, Comune di Cagliari, RAS, e un gruppo di privati in minoranza.
L’accordo di programma è esemplificativo della forza di un partenariato pubblico-privato. Il privato infatti si sarebbe caricato di una serie di oneri tecnici e finanziari di cui nessuno però parla.
Tra gli oneri erano previsti non solo la cessione gratuita delle aree per la realizzazione del parco archeologico e del parco urbano, ma anche il recupero delle casupole occupate e della villa Mulas, la costruzione di un campus universitario (in una zona in cui ha ragion d’essere), la realizzazione del museo e degli uffici del parco, nonché la realizzazione di una fondamentale arteria di collegamento tra via Cadello e via San Paolo. Tutto a spese del privato.
Senza dimenticare i soldi messi a disposizione per l’indagine archeologica condotta dal 2004 al 2007 da Donatella Salvi. E proprio di lei è fondamentale parlare. Donatella Salvi è l’esempio vivente del lavoratore di cui l’Italia ha bisogno: appassionata, preparata, precisa e meticolosa. È la massima esperta vivente di Tuvixeddu e la prima sostenitrice di una tutela totale della viagra 100mg price necropoli. E risulta scandalosamente indagata per aver rispettato non solo la prassi, ma anche la legge italiana in materia di archeologia: dopo aver scavato, studiato e catalogato TUTTE le tombe ipogeiche presenti, ha dato il via libera per la costruzione di alcune strutture di contenimento TOTALMENTE REVERSIBILI (le cosiddette “fioriere”) che hanno parzialmente ricoperto 26 di queste tombe.
Questa è la follia di un sistema corrotto dalle ideologie e in balìa dell’opinione pubblica totalmente inconsapevole.

Il progetto è stato curato nei minimi dettagli dagli architetti Masoero e De Carlo, forse i due paesaggisti più importanti del panorama italiano, e la linea d’indirizzo principale era il rispetto dei luoghi e della storia: non solo non era previsto un solo centimetro cubo di cemento sulla necropoli, ma addirittura l’edificazione di nuove costruzioni non doveva essere neanche percepita dalla parte della necropoli. Si sarebbe dovuto infatti costruire solamente nel lato di via Is Maglias, in una zona classificata sterile da soprintendenze e Ministero dei Beni Culturali, nel pieno rispetto degli skyline esistenti.
Per questo progetto, nonostante le critiche di ambientalisti e detrattori di Coimpresa (che negli anni hanno fatto leva sul sentimento di attaccamento al colle dei cittadini cagliaritani), la Soprintendenza Archeologica e i tecnici chiamati a visionarlo hanno espresso univocamente parere favorevole.
Addirittura il TAR e il Consiglio di Stato hanno sempre dato ragione al privato.

È necessario dunque ritornare sui propri passi e permettere a Coimpresa di concludere i lavori. L’attuale giunta comunale sta infatti violando l’accordo di programma, effettuando lavori sulla necropoli bloccando però quelli di Coimpresa.

Questo corrisponde a una recessione dall’accordo di programma che in termini monetari equivale a circa 70 milioni di euro da pagare proprio a Coimpresa.
È inutile che si proponga uno scambio, concedendo aree in zone differenti della città dove poter costruire. Bisogna fare i conti con quello che era e rimane un progetto di riqualificazione serio, presentato da un imprenditore serio, che un’amministrazione seria dovrebbe sviluppare lasciando da parte le polemiche sterili e le ideologie di chi non è stato mai capace di mettere il naso fuori di casa per vedere con i propri occhi la proposta progettuale ardita e ambiziosa, ma bloccata dall’ignoranza.

13 commenti su “Tuvixeddu: io la penso così”

  1. Valerio

    Abbiamo la necropoli punica più grande d’Europa e non riusciamo a valorizzarla…

  2. Antonello Gregorini

    Caro Francesco,
    è importante che ci sia ancora qualcuno, come te, che ancora abbia voglia di entrare nel merito di questa triste vicenda. Non si può consentire che negli annali della città quella che è stata una sconfitta della politica, del buon senso e della buona impresa, passi invece come una vittoria per l’affrancamente dei beni comuni. Confondere le vecchie cave di via Is Maglias e Tuvumannu con la necropoli di Tuvixeddu è stata un’operazione di falsificazione della realtà paesaggistica di cui, continuo a pensare, a distanza di 6 anni dai fatti della Mongiu e di Soru, qualcuno pagherà i conti. Questo qualcuno purtroppo non sarà un singolo reo ma la comunità cagliaritana e sarda solidale, purtroppo, nei pasticci di pochi.

  3. Andrea Nurcis

    Ma guardate che i giornali la gente li legge e conosce bene quali sono state le sentenze del Tar e del Consiglio di stato nei confronti della Coimpresa. E’ recente anche la sentenza del Tar sulla questione dei vincoli minerari nel cosidetto catino che ha respinto il ricorso della società Nuove Iniziative Coimpresa. Cercate di dare le informazioni corrette per favore. La gente legge i giornali e conosce bene anche la vicenda delle famose fioriere che ricoprivano ben 26 tombe. da La Nuova Sardegna, 15 maggio 2012:(…)i muraglioni sono stati collocati deliberatamente sulle sepolture, in alcuni casi – ha riferito l’investigatore – le tracce delle tombe sono apparse chiarissime agli operatori del cantiere e non sono state scavate. Stupefacente la documentazione fotografica, del tutto inedita, che Madeddu ha prodotto in tribunale e che nei prossimi giorni sarà distribuita anche alla difesa: illustra i lavori di demolizione, in corso in questi giorni, dei cosiddetti monoliti di cemento, i contrafforti delle muraglie, la cui costruzione è stata contestata dal pm perché difforme dal progetto esecutivo approvato. Si vedono grossi frammenti di calcestruzzo e di cemento, pietre di grandi dimensioni, come se a finire sotto la benna del bulldozer fosse stato un fortino militare.(…)

  4. giorgio

    Condivido pienamente le considerazioni di Francesco ed anzi, in merito alla vicenda Tuvixeddu ho avuto modo di esprimere la mia opinione in diverse occasioni.
    Opinione che riporto sinteticamente di seguito, riproponendo quanto ho scritto tempo fa, se non vado errando, proprio sul profilo FB del Movimento Referendario:
    Tuvixeddu è stato il colle sacro del periodo punico, che si dipingeva del rosso del tramonto e guardava verso una laguna ricca di storie e di misteri. Poi di fronte al colle si è cominciato a costruire e non solo le nuove torri, ma tutto ciò che ovviamente deturpa la sacralità dello scenario com’era in origine, compreso il fabbricato della Auchan, i cui parcheggi sono stati realizzati sopra l’antico porto di “Cannisone” e comprese le brutte costruzioni che lo circondano. Per altro verso, la necropoli costituisce sicuramente un capitolo della lunga storia dell’isola, ma è anche simbolo di una civiltà importata dai colonizzatori e non di una cultura autoctona.
    Ed è questo uno dei motivi per cui i cagliaritani non hanno mai amato ed anzi hanno da sempre esorcizzato questo luogo, di cui ora sembra non possano fare più a meno.
    A mio giudizio le opzioni perché susciti realmente interesse sono due: la prima, irrealizzabile è quella di demolire tutto ciò che gli sta davanti ed intorno, ricostruendo la scenografia originale; la seconda inserirlo in un contesto urbano in modo che ne rappresenti l’elemento qualificante e possa essere realmente fruibile, come avviene in città come Roma, dove le memorie archeologiche sono integrate nella città.

  5. No-Tuv

    confermo: sui vincoli il TAR ha sempre dato ragione a Coimpresa, compresa la sentenza del Consiglio di Stato dello scorso anno. La storia delle tombe è poi talmente ridicola che non avrebbe senso neanche parlarne. 26 tombe di oltre 1200. Inoltre si tratta di tombe di nessun pregio, scavate, catalogate e ricoperte da strutture reversibili in cui non è presente cemento, perché sono fatte di pietre.
    Lo confermo essendoci stato più volte. Ma basterebbe andare a parlare con i diretti interessati anziché continuare a leggere giornali che riportano notizie scorrette.

  6. Francesco Accardo

    Condivido: Cagliari ha sempre snobbato questo posto e ora sembra non possa farne a meno. Io spero che si arrivi a una soluzione vantaggiosa per la collettività, ma ritengo che per i prossimi 20 anni non si farà niente.

  7. Andrea Nurcis

    L’ultima sentenze del Consiglio di Stato si è pronunciata in favore del vincolo paesaggistico e della tutela integrale nell’applicazione del Codice del paesaggio operata dal PPR con l’inserimento dell’area Tuvixeddu-Tuvumannu. Quella recentissima del Tar relativa al cosiddetto canyon, ha respinto il ricorso di Coimpresa sul vincolo minerario posto dalla sovrintendenza rafforzando così ancora di più il sistema di tutele sul compendio dei colli Tuvixeddu-Tuvumannu. Su queste vicende non conviene più cercare di confondere le acque con questo tipo di disinformazione, perchè i fatti ormai sono ben noti e conosciuti non solo all’interno del microcosmo cagliaritano, e inoltre i documenti sono facilmente reperibili da tutti anche attraverso internet.

  8. No-Tuv

    Follie. Eterne follie di chi non ha neanche idea di cosa ci sia lì. La sentenza del Consiglio di Stato dell’anno scorso si è pronunciata in favore di Coimpresa e lo si legge a chiare lettere, salvando i diritti acquisiti con l’accordo di programma. Il vincolo minerario non fa parte degli assurdi vincoli del PPR (creati solamente per danneggiare Coimpresa in favore di altri costruttori). E inoltre tale vincolo minerario ha ragion d’essere? Praticamente si sta dicendo che è storicamente importante la cava che ha distrutto le tombe. È un controsenso. Quel canyon è uno scempio all’interno della città. Inoltre si sta vincolando la torre della calce dicendo che è un bene industriale di valore storico. Peccato che quella torre sia ancora in produzione.

  9. Andrea Nurcis

    Caro NO-Tuv io so molto bene cosa c’è li perchè ci sono nato e conosco ogni centimetro quadro di quel colle. Ma mi sfuggono le “chiare lettere” della sentenza del consiglio di stato che sarebbero a favore del progetto della coimpresa. Se queste lettere fossero così chiare oggi il signor Cualbu avrebbe già innalzato le sue villette sul colle, magari anche su qualche altra tomba come hanno fatto con i mitici muraglioni di “contenimento”…tanto ce ne sono migliaia di tombe, quindi una decina in più o in meno che differenza fa?…sono semplicemente dei buchi scavati nella roccia vecchi qualche migliaio di anni. Giustamente sarebbero stati più importanti quei muraglioni e i turisti avrebbero potuto ammirare anche degli ziqqurat postmoderni oltre che degli insignificanti buchi per terra.

  10. No-Tuv

    Allora non conosci il progetto. Perché stai continuando a dire stronzate una dietro l’altra! Quali villette sopra le tombe? Stai parlando senza avere idea del progetto! Quali muraglioni? Che c’entra Cualbu con i muraglioni? Quella è la parte del Comune. Inoltre mettere delle strutture reversibili sopra le tombe è più che lecito. Anche perché si tratta di 26 tombe di nessun pregio, di cui ce ne sono ben conservate altre 1200. I turisti adesso non potranno vedere niente perché per colpa dei trogloditi venduti come te, tutto rimarrà chiuso per altri 20 anni. Inoltre stai parlando senza conoscere niente. Sai perché Coimpresa non costruisce? Per il semplice fatto che il Comune non rilascia l’autorizzazione. Però il Comune stesso sta facendo dei lavori abusivi in una zona non di sua proprietà. Continua con il tuo fare anti-progressista. Le persone come te stanno rovinando la Sardegna lasciando marcire un tesoro così importante come Tuvixeddu.

  11. Francesco Accardo

    Sinceramente non riesco a capire quale valore possa avere un vincolo minerario lì! Da quello che ho capito si sta facendo un vincolo sull’area di cava, affermando che questa è di primario interesse per la collettività. Cioè, insomma: stiamo parlando della stessa cava che dal 1942 al 1977 ha distrutto la necropoli?

  12. Francesco Accardo

    La progettazione delle strutture di contenimento era però degli stessi progettisti di tutto il parco. Le strutture sono state fatte lì su autorizzazione della Soprintendenza ai Beni Archeologici, dopo che le tombe sono state completamente scavate e catalogate. Quelle tombe sono ancora integre. Semplicemente sopra ci sono queste strutture, che possono essere smontate in qualsiasi istante. Non vedo il problema insomma!

  13. Antonio

    Ok, ma in tutto questo cosa centrano i cittadini che abitano negli edifici tutt’intorno e che oggi non possono neanche montare una parabola od un condizionatore?????!!!!!!!
    Cosa si aspetta a ridisegnare i confini dei vincoli ed a liberare da questo blocco Migliaia di cittadini che non possono che essere …………. infuriati con questa amministrazione ???!!!!
    In parole povere: giuste o sbagliate le ragioni del Comune ..LASCIATE IN PACE CHI NON C’ENTRA NIENTE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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