Sardegna, una Zona molto Franca

La Zona franca o Zona economica libera o Free Zone è un territorio definito e delimitato posto al di fuori della linea doganale dello Stato nel quale è localizzata. All’interno della Zona franca e secondo le sue particolari caratteristiche sono assenti o ridotte le tariffe doganali, applicati incentivi fiscali e deregolamentazioni contrattuali e contributive, al fine di favorire imprese industriali, commerciali e di servizi, che facilitino lo sviluppo locale, a volte immettendo le merci prodotte al consumo per aumentare il livello di benessere delle popolazioni interessate ed incentivare il turismo.
Solitamente l’istituzione di una Zona Franca deriva dal riconoscimento, in un dato territorio, di limiti strutturali, di ritardi nello sviluppo economico complessivo e della necessità di rendere competitivo e concorrenziale un sistema produttivo in forte crisi. In Europa e negli Stati Uniti sono presenti numerose zone franche, in queste aree sono aumentati gli afflussi di capitela da tutti il mondo e l’introduzione di innovazione tecnologica e know-how che ha reso questi territori più forti e competitivi. Si pensi ad esempio ad Amburgo in Germania, alla crescita irlandese, al Lussemburgo, tutte regioni dove le zone franche sono state attuate favorendone la crescita del territorio.

La Sardegna, all’articolo 12 dello Statuto, prevede l’istituzione di punti Franchi. E’ una conferma  della secolare aspirazione al federalismo dei sardi ed una storica indicazione delle possibili strade per una maggiore e più completa Autonomia speciale che caratterizzi una inevitabile riforma federalista dello Stato ed un rafforzamento dei legami europei.
Fino alla metà degli anni ’90, quando si decise di chiedere e si ottenne l’emanazione delle norme di attuazione dell’art.12, rimase tutto sulla carta. E’ il decreto 75 del 1998 ad istituire le Zone franche nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme ed Arbatax. La forza e l’opportunità di tale decreto riguarda l’ampliamento delle zone franche portuali alle aree industriali ad essi funzionalmente collegate e collegabili.
Nel 2001, con DPCM, fu autorizzato l’esercizio di qualsiasi attività di natura industriale, commerciale o di prestazione di servizi all’interno delle zone franche. Ad oggi però tutto è fermo. La Sardegna non ha provveduto a rendere attive le Zone Franche che permetterebbero l’attrazione di capitali ma anche, presumibilmente, un mutamento strutturale dell’economia e del sistema produttivo sardo.
E’ stato recentemente pubblicato, dal periodico tedesco Der Spiegel, il Piano proposto dalla cancelliera Merkel che prevede, fra i sei punti, anche l’istituzione di Zone Franche-Zone Economiche speciali con forti defiscalizzazioni per gli stati europei in particolare crisi, quindi anche per l’Italia. La proposta verrà presentata a fine giugno al Consiglio Europeo di Bruxelles.
Qualora approvato si presenterà un’occasione straordinaria per la Sardegna che, unica nella Repubblica italiana assieme alla Val d’Aosta, prevede nel suo Statuto speciale le zone a fiscalità di vantaggio e gode delle norme d’attuazione dell’art. 6 dello Statuto che hanno istituito le zone franche a Cagliari, Porto Torres, Olbia, Portovesme, Arbatax, Oristano.
Nelle ultime settimane sono stati numerosi i Consigli comunali che hanno votato una mozione per chiederne la realizzazione, invitando dunque la Giunta regionale ad accelerare sulla delimitazione e definizione delle caratteristiche.
Sarebbe anche il caso che la Giunta regionale, di fronte ad un interesse preciso della Sardegna ed alle nuove “aperture europee”, pretenda l’apertura di un tavolo col Governo per discutere della Zona Franca sarda, in relazione agli impegni europei che dovranno essere presi per escludere, come è possibile, che persino sulla Zona franca la nostra isola venga considerata Regione di serie B e che si possano veder realizzate Zone franche nella penisola e in Sicilia, con l’isola esclusa ed umiliata, in violazione del suo Statuto speciale.

Zone franche urbane
La zona franca urbane è un quartiere o circoscrizione con non più di 30000 abitanti a cui il governo ha deciso di attribuire dei mezzi eccezionali per favorire la rivitalizzazione economica. La scelta delle aree è avvenuta sulla base di parametri socio economici: numero di abitanti per quartieri, numero di disoccupati e numero di persone uscite anticipatamente dal percorso formativo scolastico. Lo spirito della legge è quello di accordare un regime di esonero contributivo e fiscale alle piccole imprese che si insediano nella zona franca urbana (50 dipendenti al massimo). In cambio le aziende devono riservare il 30 % dei posti agli abitanti dei quartieri celebrex cheap canada classificati come ZFU. Tale misura se rispettata consente all'azienda di estendere il regime di esonero contributivo anche ai dipendenti con residenza in altri quartieri.
Nel 2009, a seguito dell'esperienza francese che dopo la rivolta delle Banlieue, veri ghetti urbani diffusi in tutto il quadrilatero ove vivono milioni di immigrati di prima, seconda e terza generazione, ha ampliato il suo sistema di Zone franche urbane, anche il Governo italiano ha varato una simile iniziativa legislativa.
Sono state definite 22 zone franche urbane fra le quali Cagliari, Quartu Sant’Elena ed Iglesias, alle quali sono stati assegnati rispettivamente 2.144.996,30, 2.541.986,28 e 1.914.710,97 di Euro per la loro attivazione. Si tratta di una sperimentazione che merita un impegno importante, senza dimenticare che la stessa legge è valida per regioni meridionali a Statuto ordinario e per la Sardegna a Statuto speciale.
Le città interessate alle zone franche urbane, Cagliari, Quartu Sant'Elena ed Iglesias non dovrebbero però perdere di vista la realizzazione delle zone franche industriali che direttamente influenzerebbero positivamente le loro condizioni socio economiche , quali quelle di Portovesme e di Cagliari-Macchiareddu, che potrebbero anche in sinergia con le Zone franche urbane, rispondere a più ampi obiettivi di sviluppo, occupazione ed aumento del reddito e del PIL delle Provincie di appartenenza, costituendo una delle risposte innovative alla pesantissima crisi industriale ed occupativa.
Focalizzando l’attenzione su Cagliari, sono di poche settimane fa le dichiarazioni del presidente dell'Autorità portuale, Piergiorgio Massidda, che ha affermato che l'azienda “Cagliari Free zone” vada rilanciata in tempi rapidi. Fino ad oggi rimane scandalosa e totalmente ingiustificabile l’inerzia relativa alla realizzazione della Zona Franca di Cagliari che da oltre dieci anni, pur essendo stata costituita anche la società di gestione Sardinia Free Zone, controllata da Autorità portuale e Cacip, non ha dato segni di vita. Secondo Massidda, per l'avvio di Cagliari Free Zone,  che gestirà l'area portuale su cui ci saranno previste esenzioni doganali, è necessaria la partecipazione degli imprenditori e quindi della Camera di commercio. La proposta è stata raccolta dal numero uno dell'ente camerale, Giancarlo Deidda che si è detto pronto a valutare l'ingresso.

Conclusioni
Sebbene è bene ribadire che sia necessario pretendere l’attuazione delle misure di fiscalità di vantaggio ad oggi emanate e che attendono solo di essere realizzate, risalta la necessità, riguardo alla attualizzazione ai tempi moderni dell’idea generica di zona franca, che solo con un nuovo Statuto d’Autonomia speciale si potrà raggiungere completamente l’obiettivo. Il nuovo Statuto, che il recente referendum ci dice debba essere redatto da un’Assemblea costituente, dovrebbe prevedere la Zona franca generalizzata ed interna ad un riconquistato sistema di fiscalità autonoma propria del federalismo, che ci permetta di non dover più dipendere per la sua realizzazione da decisioni esterne alla Sardegna ma dall’applicazione da parte del nuovo Parlamento dei Sardi delle sue nuove competenze esclusive, in armonia con la normativa europea e le sue deroghe previste e ulteriormente concordabili per le isole periferiche, in campo economico e fiscale.
L'attuazione delle Zone franche in tutta la Sardegna rappresenterebbe una prospettiva di sviluppo e di apertura della nostra economia ai mercati internazionali, basata sull’attrazione di capitali ed imprese esterne alla Sardegna, di opportunità per l'imprenditoria locale.
Segnerebbe una decisa emancipazione dall'assistenzialismo e dalla rapina di risorse pubbliche messe in opera da imprenditori che pur coscienti delle attuali diseconomie strutturali della Sardegna a causa anche della sua particolare insularità, intraprendono con l'unico scopo di tirare avanti fin quando durano i finanziamenti pubblici, investendone buona parte fuori dall'Isola e chiudendo i cancelli quando i finanziamenti pubblici finiscono.
Con le Zone franche in Sardegna, non gli avventurieri, ma i veri imprenditori ed anche molti sardi, potrebbero investire e rischiare il proprio con la prospettiva di un vero profitto e di sviluppo, invece di investire e delocalizzarsi in Zone franche lontane dall'Italia e in localizzazioni a volte anche molto pericolose.
Si realizzerebbe in particolare per una regione in gravissima crisi qual è la Sardegna un' opportunità per l’imprenditoria isolana e locale ed occasione per la creazione di nuovi posti di lavoro, usufruendo in piccola ma pur significativa parte delle franchigie doganali e in maggior misura di quelle contributive e soprattutto della fiscalità di vantaggio tipica delle zone franche moderne presenti in tutta Europa che hanno contribuito a risolvere con successo gravi problemi di sottosviluppo o riconversione industriale come ad esempio nel Galles ed in Irlanda.

Stefano Gregorini
per conto di  CENTRO STUDI RIFORMATORI SARDI

Fonti: Mario Carboni – Sardegna Media Time;www.sanatzione.eu

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9 commenti su “Sardegna, una Zona molto Franca”

  1. Claudia

    Se l’introduzione delle zone franche è un bene per la nostra economia, e questo credo sia fuori discussione, come mai non ne parla nessuno e non si fa niente per realizzarle?

  2. Mario Carboni

    Complimenti per l’articolo, magari sarebbe stato opportuno aggiornarlo sulla scomparsa delle zone franche urbane previste a seguito della legge finanziaria 2008 e quindi sulla cancellazione delle ZFU di Quartu S.elena, Iglesias e Cagliri-Sant’Elia.
    Correttezza avrebbe voluto che il mio nome, quale autore del testo, fosse stato almeno citato.
    Mario Carboni

  3. Antonello Gregorini

    Hai ragione. Nell’articolo inviato alla redazione erano segnate le fonti (non solo la tua), E’ giusto che per questo ci scusiamo con te.

  4. Stefano Gregorini

    Mi scuso personalmente, il suo nome era stato riportato tra le fonti, peraltro come quella principale. Non è stato però riportato.

  5. Marco

    Sarebbe bene almeno una volta essere uniti come popolo per chiedere come zona franca tutta la Sardegna visto che si parla dei porti da voi citati ma anche di altri non citati e di tutte quelle realtà che come collegamenti ruotano intorno ad essi.
    Quindi nessun fazzoletto di terra sarda deve restarne fuori, altrimenti si otterrà una parte sempre più povera di popolo sardo in quanto non tutti gli artigiani , commercianti , industriali ( si spera senza comignoli mortali) avranno lo spazzio materiale per l’insediamento in tali zone, e comunque tutte quelle che resteranno fuori saranno morte. E’ ora di cominciare a pensare per il bene di tutto il popolo sardo e di dare ad esso la precedenza ,tale da crearsi un futuro indipendente che troppe classi politiche dal 47 fino ad oggi non hanno e non sono riuscite a fare perche legate a doppia mandata con Roma.

  6. sandro cadinu

    Hai perfettamente ragione Marco, il tuo discorso non fa una piega, sopratutto quando dici; che nessun fazzoletto di terra Sarda deve restarne fuori…e aggiungo che dobbiamo svegliarci da questo lungo torpore. La Sardegna è al collasso…. e i nostri governanti continuano a far finta di niente. Farabutti e disonesti….

  7. maria tudisco

    attenzione, la Sardegna è già stata rovinata dalla industrializzazione di Sarroch, (l’inferno in terra), Portovesme (con i suoi fanghi rossi e anche il vino di Santadi in dubbio di inquinamento), Porto Torres, Ottana. L’esperienza degli industriali foraggiati dal sistema pubblico sardo per realizzare posti di lavoro e che ora per una crisi che è mondiale non solo riducono o chiudono l’attività, ma soprattutto non bonificano affatto quello che hanno inquinato.

    Nel frattempo abbiamo visto crescere bene gli ospedali di Cagliari e di Sassari che se da un lato l’offerta sanitaria è migliorata di molto, dall’altro è segno di un incremento di malattie, peraltro mai sottoposte ad indagini conoscitive.

    Vedere che la Sardegna si trova in queste condizioni a causa di scelte della sua classe dirigente (politica e non), mentre potrebbe essere un’isola felice (spesso si paragona alla Svizzera, ma quella realtà è molto seria) se consideriamo il rapporto tra territorio e popolazione, e la possibilità di essere autosufficiente dai punti di vista alimentare ed energetico.
    Invece abbiamo i supermercati colmi di prodotti provenienti da tutti i paesi (l’altro ier ia Olbia ho trovato limoni del Cile e l’aglio cinese è il più diffuso). Attraverso la grande distribuzione siamo diventati terreno di conquista di tutte le aziende del mondo.

    E poi lo spreco delle risorse, territori non coltivati, sole e vento è assurdo.. Invece di chiedere di restare alle aziende dell’alluminio perchè non chiedete di investire in ricerca e produzione di pannelli fotovoltaici, minieolico etc.

    Come per le centrali di eolico, temo che le zone franche invoglieranno mafie, inquinatori e speculatori ed ai sardi resteranno briciole.
    Pensateci bene, siate prudenti e ricordate l’antico detto sardo: chi viene dal mare viene per rubare. Io aggiungo che i complici sono sull’isola.

  8. Chicco

    Io vengo dal mare ho 13 dipendenti isolani e rubo così tanto che le tasse mi stanno uccidendo….zona franca subito

  9. rossano chessa

    tanti anni di studio nella fondazione e vi siete dimenticati della fonte autorevole mario carboni – studioso della zona franca, noto insieme a molti altri politici sardi attuali, di innumerovoli iniziative mirate a far conoscere i vantaggi della zona franca in sardegna che, vista la perdurante crisi economica, e’ l’unica via, se volete egoista, per uscirne? e le battaglie per la piu’ utile fiscalita’ di vantaggio? tutto inutile. questi sardi sono proprio incredibili: magari adesso cappellacci per premio stravincera’ le elezioni. che furbone di politico.

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