Referendum, i sardi iniziano a perdere la pazienza

A un mese di distanza dal voto sui referendum del 6 maggio, si sono riuniti a Cagliari gli “Stati Generali” di SARDEGNA SI CAMBIA per valutare le iniziative più urgenti per il rispetto del voto dei sardi.

La campagna elettorale è ormai finita, non si tratta più di convincere qualche indeciso, i sardi hanno scelto e tutti sanno benissimo cosa hanno scelto.

Nessuno può far finta di non avere visto o di non avere sentito: mezzo milione di sardi hanno parlato in modo chiaro, ora bisogna fare  in fretta, “senza se e senza ma”, ciò che i sardi hanno deciso.

Province: meno 153.

I primi cinque referendum hanno trovato una risposta nell’attività consiliare: abolite le Province, mancano 153 giorni al termine fissato dallo stesso Consiglio Regionale per la nuova legge che riordina le autonomie locali, spogliando la Regione e trasferendo ai Comuni ogni possibile compito di gestione.

Mezzo milione di sardi ha iniziato il conto alla rovescia, giorno per giorno, e non farà sconti nel ricordare al Consiglio Regionale i suoi obblighi di legislatore.

Da 80 a 50 consiglieri, con stipendi “normali”.

I consiglieri regionali sono oggi senza stipendio. Non è ciò che ha chiesto mezzo milione di sardi.

Il referendum chiedeva che i consiglieri regionali non godessero di privilegi intollerabili ai cittadini a cui viene chiesto ogni giorno un nuovo sacrificio.

Sino a un mese fa, i giornali titolavano che i consiglieri regionali sardi erano i più pagati di Italia.

Bene, facciamo in modo che diventino i più sobri d’Italia e che la Sardegna possa anche per questo andare orgogliosa dei propri rappresentanti politici.

E ricordiamo che i sardi si sono espressi in  modo inequivocabile anche sul numero dei consiglieri regionali: 50 sono più che sufficienti perché l’istituzione funzioni come deve! Faremo tutto ciò che serve perché il Parlamento decida il numero dei consiglieri, conoscendo bene l’opinione in proposito dei sardi!

Tagliamo Female viagra i tentacoli della piovra politica!

Le Province abrogate hanno sempre sostenuto di non essere l’unico tentacolo della piovra della politica, né di essere l’unica fonte di cattiva spesa di denaro pubblico.

Hanno ragione

da vendere:  i sardi chiedono di potare i rami secchi dei consigli di amministrazione degli enti regionali, spesso usati come stipendifici per il sottobosco della politica. Invitiamo tutte le forze politiche che si indignano per le “nomine” della Regione, ma anche per quelle analoghe dei Comuni e delle Province, ad abbandonare ogni ipocrisia e portare in Consiglio le loro proposte per tagliare sul serio la rete diffusa del potere pervasivo della politica

Primarie e Costituente.

Chiediamo al Presidente della Prima Commissione e a tutto il Consiglio Regionale di iniziare immediatamente la discussione sulle proposte di legge per rendere obbligatorie le elezioni primarie e per riscrivere lo Statuto Sardo attraverso l’Assemblea Costituente.

La palla passa al Consiglio Regionale: se non riesce a fare le riforme, cosa ci sta a fare?

Tutti i referendari sono consapevoli che il 6 MAGGIO è stato soltanto l’inizio.

Più di mezzo milione di sardi ha ancora una volta avuto fiducia nella politica e ha usato la scheda elettorale per indicare con chiarezza la strada da percorrere.

La fiducia però non dura a lungo: bisogna fare in fretta, senza tentennamenti, né furbizie!

Il Consiglio Regionale dia subito le risposte che i sardi hanno chiesto!

Se i consiglieri regionali non si sentono capaci, non facciano perdere tempo ai sardi: il loro lavoro ha un senso soltanto se riescono a fare le riforme richieste dai cittadini!

Intanto, il Movimento Referendario Sardegna SI Cambia ha scritto ai capogruppo dei partiti che hanno già presentato una propria proposta di legge in Consiglio Regionale, UDC, Riformatori e Psd’Az, chiedendo loro di incontrarsi immediatamente per la redazione di un testo condiviso sull’elezione dell’Assemblea Costituente, che possa essere subito discusso in Prima Commissione, per arrivare quanto prima all’approvazione dell’Aula.

Più di mezzo milione di sardi, con i referendum del 6 maggio, ci chiedono di fare in fretta: la definizione delle regole interne della nostra comunità e dei rapporti con l’Italia e l’Europa diventa lo snodo centrale dello sviluppo futuro della Sardegna.

Nell’attuale, generale quadro di carenza di risorse economiche, i diritti di cittadinanza dei sardi dipendono più che mai dalla forza e dalla determinazione con cui l’intera Sardegna saprà rappresentare la propria unicità ed individualità.

Per la politica non è più tempo di chiacchiere, bisogna agire e agire subito!

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2 commenti su “Referendum, i sardi iniziano a perdere la pazienza”

  1. Daniele

    In pratica finora è stato deciso solo il destino delle province, ma il resto dei temi non è stato ancora affrontato dal Consiglio, giusto?

  2. Paolo

    Un utile memorandum: bisognerebbe darlo ai nostri consiglieri. La Sardegna non ha tempo da perdere!

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