I referendum e la paura di cambiare

di Giacomo Fantola*

Il giorno dopo il referendum, con la vittoria schiacciante dei SI, tutta l’Italia ha finalmente guardato alla Sardegna come modello da seguire perché abbiamo scatenato un terremoto che sta facendo traballare tutta la politica sarda. Ma, mentre tutti i TG, le radio e i giornali nazionali non parlano d’altro se non di questa strepitosa svolta, la politica locale ha iniziato a gettare fango su questa iniziativa nella speranza che il fango si solidifichi e ristabilizzi le poltrone del potere.

Quello che i politici vogliono farci credere è che il movimento “Sardegna SI Cambia” e i referendum non sono altro che un mascheramento politico del gruppo dei Riformatori, di Cappellacci, di Soru, di Silvio Lai e in generale di quanti hanno sostenuto questa causa (sfidando i partiti di appartenenza) solo per delegittimare l’esito inappellabile del popolo sardo. L’accusa che utilizzano è che a causa (a causa!!!) dei referendum la politica sarda rischierebbe un blocco dovuto ad un vuoto normativo che impedirebbe il corretto svolgimento dei lavori della massima assemblea sarda. Sapete perché? Perché con l’approvazione del referendum abrogativo n°8 abbiamo cancellato la norma che regola gli “stipendi” dei consiglieri regionali e che i consiglieri regionali per una legge nazionale non possono svolgere le loro mansioni se non retribuiti. Prima di fare qualsiasi commento in meri

to è bene puntualizzare che dal 7 maggio, data in cui i Referendum sono stati dichiarati validi e attuabili, devono passare almeno 20 giorni (tra Roma e Sardegna) affinché vengano recepiti. Detto in altro modo l’assemblea regionale è ancora strapagata per almeno 20 giorni. Che lavori e colmi questo vuoto normativo! Tuttavia questa scusa oltre che essere assurda, ha dell’incredibile. Come fa un consigliere regionale che ha avuto per 3 anni uno stipendio minimo pari all’80% di un parlamentare (al quale va aggiunta una cospicua somma per indennità, rimborsi, incarichi supplementari) e che rimarrebbe senza stipendio per meno di 2 settimane a parlare di impossibilità di lavoro quando i lavoratori di ALCOA, EURALLUMINA, KELLER sono da mesi e mesi senza stipendio? Ai sardi del fatto che i consiglieri regionali rimarrebbero due settimane senza stipendio non gliene frega nulla!

C’è anche chi sostiene che il gruppo “Sardegna SI Cambia” debba trovare una soluzione a tutti questi problemi perché è questo gruppo che li ha creati. Noi sosteniamo che “Sardegna Si Cambia” non possa sostituirsi al Consiglio regionale, noi sosteniamo che “Sardegna Si Cambia” non possa emanare leggi. Noi possiamo (e lo stiamo facendo!) dare consigli e idee e continueremo a farlo e possiamo e dobbiamo vigilare sull’operato del Consiglio Regionale affinché la volontà del popolo sardo non venga tradita da questi politici assetati di potere. D’altra parte per fare le leggi è già pagato il consiglio regionale mica il movimento. Abbiamo già fatto una volta il lavoro per conto loro, mica vorranno che li lasciamo davvero (e per sempre) senza stipendio?

*Sardegna SI generic viagra united states Cambia

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4 commenti su “I referendum e la paura di cambiare”

  1. Gianluigi

    Il Movimento Referendario ha dimostrato che quando gli obiettivi sono concreti è possibile realizzarli anche partendo dal basso, con il supporto convinto di tanti cittadini!

  2. Carla

    C’era da aspettarselo che ci avrebbero ostacolato con tutte le forze, e continuano a farlo anche ora che i referendum sono passati… anzi, ora più di prima. Ma ormai sono in tanti ad aver capito da che parte sta la vera politica del cambiamento.

  3. Piero

    Lasciamo pure che gettino fango su questo risultato, gli ritornerà tutto addosso!

  4. Nino

    Giusto, ad ognuno il suo compito: spetta ai consiglieri trovare una soluzione a questo problema, e Sardegna Si Cambia vigilerà affinché la volontà espressa dai cittadini sia rispettata.

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