Casta bocciata, adesso Si cambia davvero

Finalmente la telenovela, come l’ha chiamata il Movimento referendario, è finita e ora i sardi possono davvero voltare pagina. Il tribunale di Cagliari ha respinto il ricorso, il secondo dopo quello al Tar, contro i referendum  per l’abolizione delle Province.

Insomma, i referendum anti casta fanno così paura che la casta, pur di evitarli, continua a sprecare denaro pubblico. Ma a tutto questo i sardi hanno ora la possibilità di dire basta. E lo possono fare domenica 6 maggio facendo una croce su 10 sì, tanti quanti sono i quesiti referendari.

E sarà solo l’inizio. Il via a un’onda lunga per fare della politica non un luogo per pochi ma un posto dove i sardi possano riconoscersi. Dicendo no agli sprechi, alle rendite di posizione

Il Movimento referendario è categorico: “La Telenovela degli avvocati delle Province contro i referendum è finita. Anche l’ultimo Tribunale interpellato gli ha dato torto: domenica 6 maggio si votano i referendum per la loro abolizione e la parcella degli avvocati (pagata con i nostri soldi) sarà l’ultimo spreco di denaro della casta delle Province”.

Insomma, prosegue il Movimento referendario, “è arrivato il momento di dire basta. Adesso la parola tocca ai sardi e soltanto ai sardi. Domenica 6 maggio potranno urlare quello che pensano con una valanga di sì ai referendum e per la vecchia politica questa volta sarà difficile fare finta di niente”.

Il guaio, spiega sempre il Movimento referendario, è che “la vecchia politica tenta di sparare l'ultima cartuccia in difesa dei suoi centri di potere e il Consiglio Regionale è convocato per venerdì 4 maggio per discutere una legge sulle Province. E' incredibile: dopo essere rimasto fermo per anni, il “Palazzo” tenta di organizzare a 48 ore dal voto, ed a campagna referendaria praticamente conclusa, una sceneggiata ai danni dei sardi e dei referendum.

Ma i tempi sono cambiati anche se il Palazzo forse non se ne è accorto: non è più tempo di gioco delle tre carte alle spalle dei sardi!

Anche i Riformatori, con il coordinatore regional

e, Michele Cossa, salutano con soddisfazione la decisione del tribunale. “Ora i sardi – dice Cossa – possono davvero decidere il loro futuro votando dieci sì ai referendum anti casta. Le Province hanno speso i soldi dei contribuenti in avvocati per evitare di essere sottoposti al giudizio popolare. Oggi hanno avuto la seconda batosta e domenica saranno cancellate dai Sardi. Ora più che mai è necessario rimboccarsi le maniche al fianco del Movimento referendario per riuscire, domenica, a raggiungere il quorum per tutti i quesiti referendari. Oggi i sardi hanno davvero il futuro nelle loro mani”.

Le reazioni fioccano. “Esprimiamo soddisfazione per l'accoglimento della tesi difensiva da noi proposta nell'interesse del Comitato referendario e in definitiva da tutta la comunità sarda che ora potrà pronunciarsi su tutti i quesiti”. Così gli avvocati Efisio Arbau (esponente politico nuorese tra i promotori del referendum), Sebastian Cocco, Massimo Fenza e Ferdinando Pinna – legali dei promotori dei referendum – hanno commentato la decisione del Tribunale di Cagliari di rigettare il ricorso d'urgenza presentato dall'Unione delle Province Sarde. “Il giudice Spanu – aggiungono i legali – ha respinto il ricorso sulla carenza principale del provvedimento urgente, ovvero l'infondatezza dei motivi giuridici posti a fondamenta della loro pretesa. In sintesi – concludono – non ha ritenuto condivisibile la tesi circa il contrasto tra i quesiti abrogativi delle nuove Province e lo Statuto sardo”.

Infine appello di Articolo 21 per garantire una corretta informazione sui referendum anticasta in programma in Sardegna il 6 maggio. “Domenica prossima – sottolineano Giuseppe Giulietti e Stefano Corradini, portavoce e direttore dell'associazione – gli elettori sardi saranno chiamati ad esprimersi su dieci quesiti referendari su materie, dalle Province ai tagli dei privilegi, che hanno una valenza nazionale. Ma a parte alcune eccezioni in sede locale sono nascosti da una cortina di silenzio”. “Articolo 21 – precisano i due rappresentanti – non sponsorizza i singoli quesiti ma si augura che le Autorità di garanzia e di controllo nazionali e regionali vogliano far sì che questi referendum non siano cancellati per oscuramento politico, istituzionale e soprattutto mediatico. Ciascuno voti come gli pare ma che almeno i cittadini siano informati sull'esistenza dei referendum”

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5 commenti su “Casta bocciata, adesso Si cambia davvero”

  1. Stefano

    Le hanno tentate tutte, ma non ce l’hanno fatta a fermare la nostra voglia di cambiamento. Hanno solo offerto uno spettacolo vergognoso.

  2. Roberto

    E non è finita, oggi l’UPS ha presentato un ennesimo reclamo al tribunale, sempre con gli avvocati pagati con i soldi di tutti noi! Sono senza parole…

  3. Riccardo

    E anche l’ultimo ricorso dell’Ups è stato bocciato… i giudici stanno dando ragione al Movimento Referendario su tutta la linea! Questa è la dimostrazione di quanto fossero inconsistenti le loro richieste…

  4. Sara

    E non rischiamo neppure il temuto “voto lumaca”! Riporto la precisazione della presidenza della Regione: “Sulle operazioni le norme sono chiare. Si applica, infatti, il penultimo comma della legge regionale 20 del 1957 che così recita: “nel caso che il referendum debba svolgersi in relazione a più atti o questioni differenti, all’elettore vengono consegnate tante schede di colore diverso quante sono le richieste di referendum che risultano ammesse”. L’ultimo comma – che ha probabilmente indotto qualcuno in errore – si riferisce però alla sola ipotesi in cui i referendum si riferiscano a due atti o questioni differenti”.

    In sostanza, secondo la Giunta, poiché 4 quesiti abrogativi su 5 riguardano la medesima questione – l’abolizione delle quattro nuove province – le schede potranno essere consegnate contemporaneamente agli elettori e così si eviteranno le temute lentezze.

  5. andrea boi

    L’esito referendario ha portato il sole, il vostro vento di novità ha spazzato via le più dure resistenze e ambizioni personali di tanti politici che nulla hanno a che fare con i veri bisogni dei sardi. Speriamo che arrivi il maestrale e dia la giusta velocità a questo percorso inarrestabile di grande cambiamento.

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