Basta piangerci addosso

di Franco Meloni*

In questo paese e, ancor di più, in questa regione non possiamo più aprire un giornale o guardare in tivu un notiziario senza metterci a piangere per i disastri che ci stanno capitando addosso.

Condizioni di vita scadenti e in progressivo peggioramento, fabbriche che chiudono una dopo l’altra, lavoro che non si trova, soprattutto giovani disoccupati, gli ospedali scadenti, le scuole di basso livello e chi più ne ha più ne metta.

in tal senso si esprimono del resto i media ; dovunque ci giriamo siamo sommersi da un profluvio di interviste, editoriali e commenti sul progressivo decadimento della nostra vita sociale ed economica, oramai è dato per assodato che qui si vive male, non lo si discute nemmeno più, è un disastro e basta.

Di fronte a questo si tende a rinchiudersi in se stessi , nei propri gruppi familiari allargati, oserei dire nei propri egoismi, quasi che ci si rifiuti a priori di avere fede negli altri.

Sembra che si sia rotto qualsiasi sorta di legame che ci teneva insieme e che ora sia in atto una sorta di polverizzazione della nostra società, che ognuno di noi cerchi di andare per la sua strada disinteressandosi degli altri, sembra che questo diffuso malcontento per la società che noi stessi abbiamo costruito, per le sue regole, per le sue ingiustizie, per le sue diseguaglianze ne stia provocando in tempi accelerati il disfacimento.

Qualche tempo fa un importante prelato parlò di paese “attonito e disorientato”, di gente che “fatalmente si ritira in se stessa, cade lo slancio partecipativo e tutto diventa pesante e contorto”.

E’ invece io ho la sensazione che ci stiamo avvitando in un percorso pseudo depressivo senza che ce ne sia davvero le fondamenta, anzi !

L’analisi dei dati dimostra non dico il contrario ma almeno fornisce un quadro più rasserenante, e, per esempio, la disoccupazione giovanile tanto sbandierata è in realtà su tassi quasi ragionevoli.

Lo sbandierato e terribile 33 % di giovani italiani tra i 16 e i 24 anni che non trovano lavoro si riferisce solo alla popolazione di quella fascia d’età che il lavoro lo cerca, vale a dire il 25 % per cento del totale e non  a tutti.

La maggior parte dei giovani è in quel periodo attivamente impegnato nel proprio percorso scolastico e non può certamente definirsi “disoccupato” : la vera disoccupazione è quindi di uno su 13, non di uno su tre.

Questo è ovviamente un dato nazionale e certo la situazione sarda è più grave, tuttavia lo è meno di quello che si dice.

Caso

mai il problema della disoccupazione sarda è legato alla scarsa qualificazione della nostra gioventù, poco scolarizzata e  con tassi di laureati troppo bassi, per giunta in una regione le cui Università non sono tra le più valide del paese.

Ampliando il discorso ad altri settori le indagine statistiche condotte dall’ISTAT  sulla “la soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita nel 2010” dimostra che quando viene chiesto un parere ai cittadini la situazione non è poi vissuta in maniera così drammatica come si dice di solito.

Le ultime indagini disponibili, basate su interviste a ben 19.000 famiglie, con domande che non suggerivano in alcun modo una risposta preconfezionata danno risultati in contro tendenza rispetto all’umore medio, inteso in senso di umore dei media.

Alla domanda “Attualmente, quanto si ritiene soddisfatto della sua vita nel complesso?” il voto medio è di 7,2 su una scala da 0 a 10, e mi sembra che sia abbastanza chiaro.

A domande più specifiche le risposte sono sempre molto positive, il 90 %  è soddisfatto dei rapporti familiari e l’83 % dei rapporti di amicizia; in barba alla malasanità l’80 % degli italiani è soddisfatto delle sue condizioni di salute e persino quelli contenti del proprio lavoro sfiorano il 75 % !

Che conclusioni possiamo trarre da tutto questo? A me pare che il fattore che emerge con forza è che il paese che i media e gli intellettuali ci descrivono tutti i giorni non esiste.

Non esiste un popolo depresso e triste, non esiste un popolo che non ha fiducia nel futuro, non esiste un popolo che vive male le sue giornate.

Esiste invece un popolo capace di accontentarsi, sufficientemente soddisfatto di quello che ha, che gode dell’affetto e della vicinanza di amici e parenti, capace di riconoscere le piccole gioie di tutti i giorni, dei figli che crescono e vanno in scuole non perfette ma dignitose, di ospedali che funzionano in maniera civile pur senza essere cliniche svizzere, di un lavoro fatto bene.

Esiste un popolo con ambizioni, progetti e anche sogni, con la voglia di partecipare e di godere delle cose fatte insieme, dal tifo per una partita di calcio alle associazioni volontaristiche, che si impegna in politica o nel sociale,  insomma esiste un popolo completamente diverso da come ce lo descrivono.

La crisi esiste, ed è purtroppo pure molto grave, tuttavia la qualità della nostra vita è accettabile e la gente la ritiene tale pure assumendosi, con una buona dose di pazienza e di sopportazione, il peso delle indubbie difficoltà.

Ecco, se tutti fossimo più sereni nel valutare la situazione, se tutti fossimo un poco più ottimisti nel vedere il futuro, forse potremmo dare un contributo maggiore a superare le difficoltà e la crisi.

* consigliere regionale Riformatori sardi

zp8497586rq
zp8497586rq

4 commenti su “Basta piangerci addosso”

  1. Sara

    Ma infatti, l’italiano medio non ha bisogno di chissà cosa per essere soddisfatto della propria vita… e spesso le cose più semplici sono le più belle!

  2. GEPY Canetto

    Come non essere d’accordo su quanto affermato dal Dott Meloni, ottima riflessione

  3. Stefano

    Le statistiche spesso ingannano, perché ognuno le interpreta come gli fa comodo… in ogni caso una ventata di ottimismo ci voleva proprio!

  4. Luigi

    Purtroppo le notizie positive vengono trascurate dai media, che rendono note solo le tragedie.

I commenti cono chiusi

Contattaci

Riformatori sardi
Coordinamento regionale
sede: Via Sant'Ignazio,30 - 09123 - Cagliari
telefono: 070 301131
Direzione Operativa: 070 6014279
email: info@riformatori.it